Il cantiere aperto nel quale sto operando, un ponderoso manoscritto del XIX secolo di Giovita Scalvini, depositato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, allo stato attuale non consente di mettere a fuoco elementi definitivi riguardanti la datazione, la struttura e la partizione interna dei paragrafi e dei fogli. Se l’organizzazione dell’opera non si manifesta effettivamente in modo chiaro, esistono comunque delle tracce che potrebbero condurre sulla pista del romanzo epistolare. Le vicende amorose sottese, i toni appassionati della scrittura sembrano risentire dei modelli wertheriani-ortisiani, così come la presenza reale di lettere, di riferimenti a missive inviate o ricevute dall’io narrante che, in preda a sentimenti contrastanti (amore, nostalgia, delusione, passione, dolore), esplora e si interroga sulla natura dei rapporti e dei comportamenti umani. Gli sfoghi lirici di natura nostalgica e amorosa, che si vivificano nelle descrizioni paesaggistiche dai tratti romantici, ci offrono un quadro fortemente incentrato sul versante dell’io. Il lavoro di ricerca ad oggi non consente di procedere oltre con le ipotesi, tuttavia la lettura di qualche passo potrebbe dare maggior concretezza al discorso e giustificare quanto congetturato in merito al testo. Si evincerebbe in tal modo come la scrittura epistolare, se tale alla fine si dimostrasse, possa realmente diventare “strumento per eccellenza dell’indagine psicologica e sentimentale, ovvero come voce non filtrata dell’io.”

Da un manoscritto inedito di Giovita Scalvini: tracce di scrittura epistolare nella prosa sentimentale dell’io narrante.

CANDIANI, Marina
2016-01-01

Abstract

Il cantiere aperto nel quale sto operando, un ponderoso manoscritto del XIX secolo di Giovita Scalvini, depositato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, allo stato attuale non consente di mettere a fuoco elementi definitivi riguardanti la datazione, la struttura e la partizione interna dei paragrafi e dei fogli. Se l’organizzazione dell’opera non si manifesta effettivamente in modo chiaro, esistono comunque delle tracce che potrebbero condurre sulla pista del romanzo epistolare. Le vicende amorose sottese, i toni appassionati della scrittura sembrano risentire dei modelli wertheriani-ortisiani, così come la presenza reale di lettere, di riferimenti a missive inviate o ricevute dall’io narrante che, in preda a sentimenti contrastanti (amore, nostalgia, delusione, passione, dolore), esplora e si interroga sulla natura dei rapporti e dei comportamenti umani. Gli sfoghi lirici di natura nostalgica e amorosa, che si vivificano nelle descrizioni paesaggistiche dai tratti romantici, ci offrono un quadro fortemente incentrato sul versante dell’io. Il lavoro di ricerca ad oggi non consente di procedere oltre con le ipotesi, tuttavia la lettura di qualche passo potrebbe dare maggior concretezza al discorso e giustificare quanto congetturato in merito al testo. Si evincerebbe in tal modo come la scrittura epistolare, se tale alla fine si dimostrasse, possa realmente diventare “strumento per eccellenza dell’indagine psicologica e sentimentale, ovvero come voce non filtrata dell’io.”
Giovita Scalvini, inediti, letterato Ottocento
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/935926
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