Quale motivo induce il letterato e patriota bresciano Giovita Scalvini, esule per motivi politici dal 1822, a realizzare uno studio sui Promessi sposi da destinare al primo numero della «Rivista Italiana» per i rifugiati all’estero? D’altronde, quale auspicio migliore si sarebbe potuto trarre, se non dal nome di Manzoni, per dar corpo a una rivista rivolta agli intellettuali esuli? Nata come idea nel 1828, durante le vivaci discussioni tra i numerosi fuorusciti, doveva trovar poi concretezza nel gennaio del 1830 tra Parigi e il Castello di Gaesbeck in Belgio, complici il forte patriottismo e la generosità dei coniugi Arconati Visconti. Ne risultavano già predisposti il Frontespizio con l’Indice del primo numero (in cui figurava il saggio di Scalvini sui Promessi sposi), ma la rivista non vide mai la luce, probabilmente a causa dei controlli sempre più severi da parte della polizia ticinese. Il saggio verrà pubblicato in seguito, nel 1831, per i tipi di Ruggia a Lugano. Scalvini aveva da subito intuito la forza intrinseca del romanzo di cui intendeva sottolineare i risvolti civili e democratici di giustizia e di uguaglianza. Sebbene infastidito da alcuni aspetti confessionali dogmatici, ne aveva però ben colto l’essenza spirituale e morale fondata sul cristianesimo evangelico volto alla libertà e alla giustizia sociale. Si profilava dunque come esempio ed auspicio di valori civili condivisi, atti a potenziare la progressione dello spirito umano in Italia e all’estero.

«I Promessi sposi» come espressione di valori civili nelle riflessioni critiche di Giovita Scalvini, letterato, patriota ed esule risorgimentale

CANDIANI, Marina
2017-01-01

Abstract

Quale motivo induce il letterato e patriota bresciano Giovita Scalvini, esule per motivi politici dal 1822, a realizzare uno studio sui Promessi sposi da destinare al primo numero della «Rivista Italiana» per i rifugiati all’estero? D’altronde, quale auspicio migliore si sarebbe potuto trarre, se non dal nome di Manzoni, per dar corpo a una rivista rivolta agli intellettuali esuli? Nata come idea nel 1828, durante le vivaci discussioni tra i numerosi fuorusciti, doveva trovar poi concretezza nel gennaio del 1830 tra Parigi e il Castello di Gaesbeck in Belgio, complici il forte patriottismo e la generosità dei coniugi Arconati Visconti. Ne risultavano già predisposti il Frontespizio con l’Indice del primo numero (in cui figurava il saggio di Scalvini sui Promessi sposi), ma la rivista non vide mai la luce, probabilmente a causa dei controlli sempre più severi da parte della polizia ticinese. Il saggio verrà pubblicato in seguito, nel 1831, per i tipi di Ruggia a Lugano. Scalvini aveva da subito intuito la forza intrinseca del romanzo di cui intendeva sottolineare i risvolti civili e democratici di giustizia e di uguaglianza. Sebbene infastidito da alcuni aspetti confessionali dogmatici, ne aveva però ben colto l’essenza spirituale e morale fondata sul cristianesimo evangelico volto alla libertà e alla giustizia sociale. Si profilava dunque come esempio ed auspicio di valori civili condivisi, atti a potenziare la progressione dello spirito umano in Italia e all’estero.
Giovita Scalvini, Manzoni, I promessi sposi
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