Il saggio è impostato su una lettura e commento di alcuni passi de "Il mito di Sisifo” (1942) di Albert Camus, in cui Camus evidenzia la dimensione assurda del soggetto gnoseologico. In particolare si evidenziano alcune immagini nodali, per esempio quelle inerenti la difficoltà nel riconoscere se stessi allo specchio, in una fotografia e il correlativo senso dell’inumano che ne deriva. Il saggio poi mostra analogie e anticipazioni di questi schemi nel pensiero successivo e più vicino a noi, per esempio in pensatori considerati molto distanti dall’esistenzialismo camusiano, come Jacques Derrida, quando si interrogano appunto sull’identità e il riconoscimento (Derrida, ad esempio, riflette circa la sua immagine registrata su vari tipi di supporti, anche la pellicola di un documentario filmato su se stesso). Infine si analizza la circostanza - e le sue conseguenze filosofiche - che in Camus in tutto questo vi è anche un problema morale (l’assurdo morale), mentre in Derrida la cosa è molto più ambigua, conformemente a una struttura di pensiero “postmoderna” o “decostruttiva”. Nella incursione si pone la questione che non si possa del tutto escludere, in Derrida, un problema morale (nel riconoscersi).

Estraneità nell’identità. Ipotesi su Albert Camus

PELGREFFI, Igor
2013-01-01

Abstract

Il saggio è impostato su una lettura e commento di alcuni passi de "Il mito di Sisifo” (1942) di Albert Camus, in cui Camus evidenzia la dimensione assurda del soggetto gnoseologico. In particolare si evidenziano alcune immagini nodali, per esempio quelle inerenti la difficoltà nel riconoscere se stessi allo specchio, in una fotografia e il correlativo senso dell’inumano che ne deriva. Il saggio poi mostra analogie e anticipazioni di questi schemi nel pensiero successivo e più vicino a noi, per esempio in pensatori considerati molto distanti dall’esistenzialismo camusiano, come Jacques Derrida, quando si interrogano appunto sull’identità e il riconoscimento (Derrida, ad esempio, riflette circa la sua immagine registrata su vari tipi di supporti, anche la pellicola di un documentario filmato su se stesso). Infine si analizza la circostanza - e le sue conseguenze filosofiche - che in Camus in tutto questo vi è anche un problema morale (l’assurdo morale), mentre in Derrida la cosa è molto più ambigua, conformemente a una struttura di pensiero “postmoderna” o “decostruttiva”. Nella incursione si pone la questione che non si possa del tutto escludere, in Derrida, un problema morale (nel riconoscersi).
9788895451718
Identità, soggetto, scrittura, Camus, attore, assurdo, immagine
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/927133
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