Il termine ‘nepotismo’ è di recente origine, se raffrontato alla pratica cui si riferisce. Infatti, nasce intorno agli inizi del XVII secolo per indicare una pratica che ormai veniva applicata da quasi tutti i papi. Nelle attestazioni sia documentarie sia letterarie del fenomeno fino al Seicento manca, appunto, una parola che la indichi. E’ una parola curiale e papale, pregna di connotazioni negative, che solo recentemente ha esteso il suo campo d’azione a generico favoreggiamento di parenti e amici nell’assegnazione di uffici, incarichi e benefici di qualsiasi genere. Altrettanto recenti sono le speculazioni sul fenomeno nepotistico, tuttavia le ricerche circa la pratica nel Quattrocento e nel primo Cinquecento sono poche e limitate. Esistono indagini che lambiscono l’argomento per il XV secolo. Il nepotismo moderno invece è stato preso in analisi con diversi approcci (sia ideologici che cronologici) soprattutto da Wolfgang Reinhard (che assegna al nepotismo del XVI e XVII secolo due funzioni: di appoggio, Versorgungsfunktion, e di dominio, Herrschaftsfunktion). Tornando alla natura del nepotismo, e grazie appunto alla lettura di Reinhard, fu proprio in materia di appoggio, e non tanto per le esigenze spirituali, ma per la conduzione della cosa pubblica, che il papa aveva bisogno della famiglia e della familia. Talvolta, e con forme diverse di papato in papato, fu necessario il sostegno di queste due sfere relazionali, e, insieme a queste, di tutta una rete di clientela, di corregionali, di persone fidate. In cambio il papa innalzava socialmente, economicamente, politicamente la propria gente, divenendo, in automatico e anche inconsapevolmente, nepotista, per ragioni di Stato. Questo nepotismo così allargato, con la presenza di altre personalità nel gruppo di supporto, non legate da vincoli di sangue ma che comunque godevano di vicinanza al pontefice e, conseguentemente, di ampi benefici, è specchio delle forme ed espansioni familiari dei papi. E’ limitante, infatti, definire il nepotismo dei pontefici nel proprio significato etimologico, come la mera prassi di favorire i propri parenti. Ciò è palese prendendo in considerazione il primo periodo di una lunga fase che percorre i papati della fine del medioevo e della prima età moderna, che corrisponde ai pontificati di metà Quattrocento, dal 1447 al 1471 (corrispondente ai regni di Niccolò V, Callisto III, Pio II e Paolo II). Questa fase si trova all’interno di un lasso di tempo che si può immaginare come un periodo chiuso, limitato da due concili (quello di Costanza – 1414-1418 – e quello di Trento – 1545-1563 –, uno per la pace, l'esaltazione e la riforma della Chiesa, e la tranquillità del popolo cristiano, l’altro per ristrutturare profondamente la Chiesa stessa), in cui regnarono sedici pontefici di cui tredici zii, nipoti, cugini o affini di papi, anche se mai di seguito uno all’altro, e in cui le strutture parentali dei papi cambiavano fisionomia insieme allo Stato della Chiesa, stato che dal rientro del papa a Roma iniziava progressivamente a formarsi come principato moderno. Tornando al lasso di tempo preso in esame da questa tesi, questi quattro pontificati rappresentano una fase di transizione: parafrasando Ferdinand Gregorovius prima e Paolo Prodi poi, con Niccolò V il papato si trasforma in potenza italiana ed entra nella sua splendida epoca come principato secolare-ecclesiastico, ma solo da Sisto IV il pontefice può essere definito come papa-re. E transitorio risulta il nepotismo di questi quattro papi medio quattrocenteschi, perché le sue dinamiche appaiono per certi versi legate ancora a sistemi medievali, e contemporaneamente preparano ai sistemi del grande nepotismo di Sisto IV, Alessandro VI, Giulio II e Paolo III. Infatti, il nepotismo medio quattrocentesco perde la connotazione collegiale che lo caratterizzava nel XIII secolo. I singoli cardinali infatti, non riusciranno più a costruire enormi fortune per i loro congiunti. Con la sconfitta delle correnti conciliariste e la trasformazione dello Stato della Chiesa in principato, il governo dei papi diviene sempre più personale, e il sacro collegio si trasforma in una sorta di aristocrazia di corte. Questa trasformazione dello Stato in principato è dovuta sostanzialmente al crescente conseguimento della piena potestà papale sullo Stato, sulla Curia, sulle strutture ecclesiastiche e sulle finanze: tutto ciò si tramuta che quindi in controllo dei domini temporali, governabilità della macchina amministrativa, incasso di proventi fiscali e potenza militare. Quindi per compiere ciò è necessario un aiuto familiare. Le capacità nepotistiche dei papi consentono tanto un valido supporto per la gestione degli affari di stato quanto un vero e proprio balzo verso il principato, anche se la famiglia è di modesta ascendenza. Ma non è così in tutti e quattro i casi presi in considerazione. I pontificati da Niccolò V a Paolo II rappresentano la chiave di volta della evoluzione del fenomeno, da medievale a grande nepotismo rinascimentale. Intanto tra il 1447 e il 1471 esistono quattro diverse forme di nepotismo. Con Niccolò V abbiamo un nepotismo timido, quasi nascosto ma ben presente e strutturato; Callisto III è il papa che spudoratamente basa la politica del suo breve pontificato su istanze nepotistiche; Pio II usa astutamente il parentado per rafforzare la sua posizione e di conseguenza per trarne beneficio per i suoi, velando il tutto con la ragion di stato spiegata nei Commentari; in Paolo II il nepotismo stenta, vi è l’intenzione di accrescere i propri ma – forse – non c’è la capacità dei predecessori. Un elemento perfettamente assimilabile al nepotismo duecentesco e trecentesco e a quello pienamente rinascimentale è la distribuzione dei favori verso prima i parenti, poi verso i familiares e gli amici, così come l’utilizzo della famiglia per stringere alleanze attraverso i matrimoni. Invece, se i pontificati di Niccolò V, Callisto III, Pio II e Paolo II sono contraddistinti da un nepotismo sistematico finalizzato al controllo capillare della Curia e dello Stato in maniera molto maggiore rispetto alle fasi precedenti (e come avverrà nei papati successivi), solo nei papati Borja e Piccolomini si riscontra una vera aspirazione alla supremazia del proprio casato, sia nelle terre della Chiesa che in quelle di provenienza, cosa che sarà elemento comune nei pontificati susseguenti, da Sisto IV almeno fino ai Farnese. Le differenze coi pontificati successivi al 1471 sono molto più sostanziali in altri ambiti. Intanto dai della Rovere in poi gran parte degli uffici minori curiali vengono assegnati per venalità, motivo per cui la gestibilità e la fedeltà della Curia dipenderanno dal controllo di un capo dicastero calato dall’alto e per lo più affine al pontefice, e quindi ci saranno meno ufficiali minori di famiglia e più parenti al comando. Poi la politica papale di espansione familiare diviene assai aggressiva, anche rispetto a quella già di per sé irruente di Callisto III. Infine, e da non sottovalutare, dagli ultimi decenni del Quattrocento si assiste ad una maggiore presa di coscienza da parte dei contemporanei del fenomeno nepotistico, sia nell’ambiente interno alla Chiesa, “ufficiale”, come si è visto nel caso delle capitolazioni elettorali, che man mano avanzano verso un’approvazione della pratica, e sia in quello esterno, “collettivo”, che si evolve da semplice constatazione finalizzata alla riconoscibilità a un qualcosa che va raccontato e giudicato. Alla luce di tutti questi elementi, il nepotismo nei papati dei decenni centrali del Quattrocento riveste quindi un significato importante: infatti, non è tipicamente medievale, ma neanche ha in sé le caratteristiche di quello rinascimentale; anzi, a caratteri medievali se ne aggiungono di nuovi, che per necessità soppiantano parte dei vecchi, e che, transitoriamente, preparano così la stagione del grande nepotismo di età moderna.

The term 'nepotism' has a recent origin when compared to the practice, which refers to. In fact, born around the beginning of the seventeenth century to indicate a practice that, by now, was applied by almost all the popes. In the documentary and literary statements of this phenomenon lacks a word indicating it until the seventeenth century. It’s a papal and curial word, full of negative connotations, which only recently has extended its range of action to general facilitation of family and friends in the assignment of offices, functions and benefits of any kind. As much recent are the speculations on the nepotistic phenomenon; however, the research about the practice in the fifteenth and early sixteenth century are few and limited. There are investigations that approach the topic for the fifteenth century. Modern nepotism instead, was analyzed with different approaches (both ideological and chronological), especially by Wolfgang Reinhard (which assigns to the nepotism of the sixteenth and seventeenth century two functions: support, Versorgungsfunktion, and domain, Herrschaftsfunktion). Returning to the nature of nepotism, and thanks precisely to Reinhard’s reading, it was in the matter of support, and not just for spiritual needs, for the conduct of public affairs as well, that the pope was in need of family and familia. Sometimes, and with different forms in each papacy, was necessary the support of these two relational fields, and, along with these, of a whole network of customers, fellows, trusted people. In return, the pope elevate his people socially, economically, politically, becoming automatically and even unconsciously, nepotistic, for State reasons. This widened nepotism, with the presence of other personalities in the support group, not related by blood but still enjoying nearness to the pope and, consequently, earning generous benefits, is the mirror of family forms and expansions of the popes. To define the nepotism of the popes in their etymological meaning, as the mere practice of favoring their relatives, is limiting indeed. This is obvious considering the first period of a long phase that runs through the papacies the late Middle Ages and the early modern period, which corresponds to the pontificates of mid-fifteenth century, from 1447 to 1471 (corresponding to the reign of Nicholas V, Callistus III, Pius II and Paul II). This phase is set within a time frame that can be imagined as a closed period, limited by two councils (the Constance - 1414 to 1418 - and that of Trento - 1545 to 1563 - one for peace, the exaltation and the reform of the Church, and the tranquility of the Christian people, the other deeply to restructure the Church itself), in which reigned sixteen pontiffs of which thirteen uncles, nephews, cousins or related of popes, though never consequentially, and in which the popes’ parental structures changed appearance together with the State of the Church, State which by the return of the pope in Rome gradually began to be formed as a modern Principate. Returning to the timeframe taken into consideration by this thesis, these four pontificates represent a transition phase: paraphrasing Ferdinand Gregorovius before and Paolo Prodi then, with Nicholas V the papacy becomes Italian power and enters its splendid era as secular-ecclesiastical principate, but only by Sixtus IV, the pope can be defined as a king – pope. The nepotism of these four mid-fifteenth century popes in transitory, because its dynamics appear in some ways still tied to medieval systems, and simultaneously preparing the systems of the great nepotism of Sixtus IV, Alexander VI, Julius II and Paul III. The nepotism in the middle of the XV century loses collegiate connotation that characterized it in the thirteenth century, indeed. The cardinals in fact no longer will be able to build huge fortunes for their relatives. With the defeat of the conciliarist currents and the transformation of the state of the Church in the principate, the government of the popes became ever more personal, and the Sacred College turns into a sort of court’s aristocracy. This transformation of the State in Principate is mainly due to the increasing achievement of full papal power on the State, the Curia, the church’s structures and finances: everything is transformed therefore in control of temporal domains, governance of the administrative machine, built-in income tax and military power. Thus, as to accomplish that, it’s necessary a familiar aid. The nepotistic capacity of the popes allow so a valuable support for the state’s management of affairs as a real leap into the principate, even if the family is by modest ancestry. But it is not so in all four cases considered. The pontificates from Nicholas V to Paul II are the key to the evolution of the phenomenon, from medieval to great renaissance nepotism. Meanwhile, between 1447 and 1471, there are four different forms of nepotism. With Nicholas V we have a shy nepotism, almost hidden but very present and structured; Callistus III is the pope who shamelessly based the policy of his short pontificate of nepotistic instances; Pius II cleverly uses the relatives to strengthen its position and thus taking advantage for his people, veiling all with the reason of state explained in the Commentaries; in Paul II the nepotism is struggling, there is the intention to increase his people but - perhaps – he has not the ability of the predecessors. A perfectly comparable element to nepotism of XIII and XIV century and that fully Renaissance is the distribution of favors to relatives first, then to the familiares and friends, as well as the use of the family to make alliances through marriage. Instead, if the pontificates of Nicholas V, Callistus III, Pius II and Paul II are characterized by a systematic nepotism aimed at widespread control of the Curia and the State in a much larger than the previous phases (and as will happen in papacies later), only in papacies Borja and Piccolomini there is a real aspiration for supremacy of his family both in the lands of the Church and in those of origin. This is a common element in the subsequent pontificates, Sixtus IV at least up to the Farnese. Differences with successive pontificates to 1471 are much more substantial in other areas. Meanwhile from Della Rovere on, most of the minor curial offices are assigned for greed, reason why the manageability and loyalty of the Curia will depend on the control of a chief-department lowered from above and mostly kindred to the pope, and then there will be less family’s minor officials and more relatives in command. Then the papal family policy becomes very aggressive, even compared to the already impetuous by itself of Callistus III. At least, and not to be underestimated, from the last decades of the fifteenth century we witness a greater awareness of the nepotistic phenomenon by the contemporary, both the indoor environment of the "official" Church, as seen in the case of election capitulations, which gradually move towards an endorsement of the practice, and both the outer, "collective", which evolves from simple observation finalizing the recognition of something that has to be told and judged. Having regard to all these elements, the nepotism in the papacy of the central decades of the fifteenth century thus plays an important meaning: it is not typically medieval, but neither has in itself the characteristics of the Renaissance. Indeed, new ones are added to medieval characters, which need to displace part of the old, and temporarily, prepare the big nepotism season of the modern age.

Il nepotismo pontificio nei decenni centrali del Quattrocento

De Blasi, Guido
2015-01-01

Abstract

Il termine ‘nepotismo’ è di recente origine, se raffrontato alla pratica cui si riferisce. Infatti, nasce intorno agli inizi del XVII secolo per indicare una pratica che ormai veniva applicata da quasi tutti i papi. Nelle attestazioni sia documentarie sia letterarie del fenomeno fino al Seicento manca, appunto, una parola che la indichi. E’ una parola curiale e papale, pregna di connotazioni negative, che solo recentemente ha esteso il suo campo d’azione a generico favoreggiamento di parenti e amici nell’assegnazione di uffici, incarichi e benefici di qualsiasi genere. Altrettanto recenti sono le speculazioni sul fenomeno nepotistico, tuttavia le ricerche circa la pratica nel Quattrocento e nel primo Cinquecento sono poche e limitate. Esistono indagini che lambiscono l’argomento per il XV secolo. Il nepotismo moderno invece è stato preso in analisi con diversi approcci (sia ideologici che cronologici) soprattutto da Wolfgang Reinhard (che assegna al nepotismo del XVI e XVII secolo due funzioni: di appoggio, Versorgungsfunktion, e di dominio, Herrschaftsfunktion). Tornando alla natura del nepotismo, e grazie appunto alla lettura di Reinhard, fu proprio in materia di appoggio, e non tanto per le esigenze spirituali, ma per la conduzione della cosa pubblica, che il papa aveva bisogno della famiglia e della familia. Talvolta, e con forme diverse di papato in papato, fu necessario il sostegno di queste due sfere relazionali, e, insieme a queste, di tutta una rete di clientela, di corregionali, di persone fidate. In cambio il papa innalzava socialmente, economicamente, politicamente la propria gente, divenendo, in automatico e anche inconsapevolmente, nepotista, per ragioni di Stato. Questo nepotismo così allargato, con la presenza di altre personalità nel gruppo di supporto, non legate da vincoli di sangue ma che comunque godevano di vicinanza al pontefice e, conseguentemente, di ampi benefici, è specchio delle forme ed espansioni familiari dei papi. E’ limitante, infatti, definire il nepotismo dei pontefici nel proprio significato etimologico, come la mera prassi di favorire i propri parenti. Ciò è palese prendendo in considerazione il primo periodo di una lunga fase che percorre i papati della fine del medioevo e della prima età moderna, che corrisponde ai pontificati di metà Quattrocento, dal 1447 al 1471 (corrispondente ai regni di Niccolò V, Callisto III, Pio II e Paolo II). Questa fase si trova all’interno di un lasso di tempo che si può immaginare come un periodo chiuso, limitato da due concili (quello di Costanza – 1414-1418 – e quello di Trento – 1545-1563 –, uno per la pace, l'esaltazione e la riforma della Chiesa, e la tranquillità del popolo cristiano, l’altro per ristrutturare profondamente la Chiesa stessa), in cui regnarono sedici pontefici di cui tredici zii, nipoti, cugini o affini di papi, anche se mai di seguito uno all’altro, e in cui le strutture parentali dei papi cambiavano fisionomia insieme allo Stato della Chiesa, stato che dal rientro del papa a Roma iniziava progressivamente a formarsi come principato moderno. Tornando al lasso di tempo preso in esame da questa tesi, questi quattro pontificati rappresentano una fase di transizione: parafrasando Ferdinand Gregorovius prima e Paolo Prodi poi, con Niccolò V il papato si trasforma in potenza italiana ed entra nella sua splendida epoca come principato secolare-ecclesiastico, ma solo da Sisto IV il pontefice può essere definito come papa-re. E transitorio risulta il nepotismo di questi quattro papi medio quattrocenteschi, perché le sue dinamiche appaiono per certi versi legate ancora a sistemi medievali, e contemporaneamente preparano ai sistemi del grande nepotismo di Sisto IV, Alessandro VI, Giulio II e Paolo III. Infatti, il nepotismo medio quattrocentesco perde la connotazione collegiale che lo caratterizzava nel XIII secolo. I singoli cardinali infatti, non riusciranno più a costruire enormi fortune per i loro congiunti. Con la sconfitta delle correnti conciliariste e la trasformazione dello Stato della Chiesa in principato, il governo dei papi diviene sempre più personale, e il sacro collegio si trasforma in una sorta di aristocrazia di corte. Questa trasformazione dello Stato in principato è dovuta sostanzialmente al crescente conseguimento della piena potestà papale sullo Stato, sulla Curia, sulle strutture ecclesiastiche e sulle finanze: tutto ciò si tramuta che quindi in controllo dei domini temporali, governabilità della macchina amministrativa, incasso di proventi fiscali e potenza militare. Quindi per compiere ciò è necessario un aiuto familiare. Le capacità nepotistiche dei papi consentono tanto un valido supporto per la gestione degli affari di stato quanto un vero e proprio balzo verso il principato, anche se la famiglia è di modesta ascendenza. Ma non è così in tutti e quattro i casi presi in considerazione. I pontificati da Niccolò V a Paolo II rappresentano la chiave di volta della evoluzione del fenomeno, da medievale a grande nepotismo rinascimentale. Intanto tra il 1447 e il 1471 esistono quattro diverse forme di nepotismo. Con Niccolò V abbiamo un nepotismo timido, quasi nascosto ma ben presente e strutturato; Callisto III è il papa che spudoratamente basa la politica del suo breve pontificato su istanze nepotistiche; Pio II usa astutamente il parentado per rafforzare la sua posizione e di conseguenza per trarne beneficio per i suoi, velando il tutto con la ragion di stato spiegata nei Commentari; in Paolo II il nepotismo stenta, vi è l’intenzione di accrescere i propri ma – forse – non c’è la capacità dei predecessori. Un elemento perfettamente assimilabile al nepotismo duecentesco e trecentesco e a quello pienamente rinascimentale è la distribuzione dei favori verso prima i parenti, poi verso i familiares e gli amici, così come l’utilizzo della famiglia per stringere alleanze attraverso i matrimoni. Invece, se i pontificati di Niccolò V, Callisto III, Pio II e Paolo II sono contraddistinti da un nepotismo sistematico finalizzato al controllo capillare della Curia e dello Stato in maniera molto maggiore rispetto alle fasi precedenti (e come avverrà nei papati successivi), solo nei papati Borja e Piccolomini si riscontra una vera aspirazione alla supremazia del proprio casato, sia nelle terre della Chiesa che in quelle di provenienza, cosa che sarà elemento comune nei pontificati susseguenti, da Sisto IV almeno fino ai Farnese. Le differenze coi pontificati successivi al 1471 sono molto più sostanziali in altri ambiti. Intanto dai della Rovere in poi gran parte degli uffici minori curiali vengono assegnati per venalità, motivo per cui la gestibilità e la fedeltà della Curia dipenderanno dal controllo di un capo dicastero calato dall’alto e per lo più affine al pontefice, e quindi ci saranno meno ufficiali minori di famiglia e più parenti al comando. Poi la politica papale di espansione familiare diviene assai aggressiva, anche rispetto a quella già di per sé irruente di Callisto III. Infine, e da non sottovalutare, dagli ultimi decenni del Quattrocento si assiste ad una maggiore presa di coscienza da parte dei contemporanei del fenomeno nepotistico, sia nell’ambiente interno alla Chiesa, “ufficiale”, come si è visto nel caso delle capitolazioni elettorali, che man mano avanzano verso un’approvazione della pratica, e sia in quello esterno, “collettivo”, che si evolve da semplice constatazione finalizzata alla riconoscibilità a un qualcosa che va raccontato e giudicato. Alla luce di tutti questi elementi, il nepotismo nei papati dei decenni centrali del Quattrocento riveste quindi un significato importante: infatti, non è tipicamente medievale, ma neanche ha in sé le caratteristiche di quello rinascimentale; anzi, a caratteri medievali se ne aggiungono di nuovi, che per necessità soppiantano parte dei vecchi, e che, transitoriamente, preparano così la stagione del grande nepotismo di età moderna.
Nepotism; History; Storia medievale; Storia della chiesa; Papato
The term 'nepotism' has a recent origin when compared to the practice, which refers to. In fact, born around the beginning of the seventeenth century to indicate a practice that, by now, was applied by almost all the popes. In the documentary and literary statements of this phenomenon lacks a word indicating it until the seventeenth century. It’s a papal and curial word, full of negative connotations, which only recently has extended its range of action to general facilitation of family and friends in the assignment of offices, functions and benefits of any kind. As much recent are the speculations on the nepotistic phenomenon; however, the research about the practice in the fifteenth and early sixteenth century are few and limited. There are investigations that approach the topic for the fifteenth century. Modern nepotism instead, was analyzed with different approaches (both ideological and chronological), especially by Wolfgang Reinhard (which assigns to the nepotism of the sixteenth and seventeenth century two functions: support, Versorgungsfunktion, and domain, Herrschaftsfunktion). Returning to the nature of nepotism, and thanks precisely to Reinhard’s reading, it was in the matter of support, and not just for spiritual needs, for the conduct of public affairs as well, that the pope was in need of family and familia. Sometimes, and with different forms in each papacy, was necessary the support of these two relational fields, and, along with these, of a whole network of customers, fellows, trusted people. In return, the pope elevate his people socially, economically, politically, becoming automatically and even unconsciously, nepotistic, for State reasons. This widened nepotism, with the presence of other personalities in the support group, not related by blood but still enjoying nearness to the pope and, consequently, earning generous benefits, is the mirror of family forms and expansions of the popes. To define the nepotism of the popes in their etymological meaning, as the mere practice of favoring their relatives, is limiting indeed. This is obvious considering the first period of a long phase that runs through the papacies the late Middle Ages and the early modern period, which corresponds to the pontificates of mid-fifteenth century, from 1447 to 1471 (corresponding to the reign of Nicholas V, Callistus III, Pius II and Paul II). This phase is set within a time frame that can be imagined as a closed period, limited by two councils (the Constance - 1414 to 1418 - and that of Trento - 1545 to 1563 - one for peace, the exaltation and the reform of the Church, and the tranquility of the Christian people, the other deeply to restructure the Church itself), in which reigned sixteen pontiffs of which thirteen uncles, nephews, cousins or related of popes, though never consequentially, and in which the popes’ parental structures changed appearance together with the State of the Church, State which by the return of the pope in Rome gradually began to be formed as a modern Principate. Returning to the timeframe taken into consideration by this thesis, these four pontificates represent a transition phase: paraphrasing Ferdinand Gregorovius before and Paolo Prodi then, with Nicholas V the papacy becomes Italian power and enters its splendid era as secular-ecclesiastical principate, but only by Sixtus IV, the pope can be defined as a king – pope. The nepotism of these four mid-fifteenth century popes in transitory, because its dynamics appear in some ways still tied to medieval systems, and simultaneously preparing the systems of the great nepotism of Sixtus IV, Alexander VI, Julius II and Paul III. The nepotism in the middle of the XV century loses collegiate connotation that characterized it in the thirteenth century, indeed. The cardinals in fact no longer will be able to build huge fortunes for their relatives. With the defeat of the conciliarist currents and the transformation of the state of the Church in the principate, the government of the popes became ever more personal, and the Sacred College turns into a sort of court’s aristocracy. This transformation of the State in Principate is mainly due to the increasing achievement of full papal power on the State, the Curia, the church’s structures and finances: everything is transformed therefore in control of temporal domains, governance of the administrative machine, built-in income tax and military power. Thus, as to accomplish that, it’s necessary a familiar aid. The nepotistic capacity of the popes allow so a valuable support for the state’s management of affairs as a real leap into the principate, even if the family is by modest ancestry. But it is not so in all four cases considered. The pontificates from Nicholas V to Paul II are the key to the evolution of the phenomenon, from medieval to great renaissance nepotism. Meanwhile, between 1447 and 1471, there are four different forms of nepotism. With Nicholas V we have a shy nepotism, almost hidden but very present and structured; Callistus III is the pope who shamelessly based the policy of his short pontificate of nepotistic instances; Pius II cleverly uses the relatives to strengthen its position and thus taking advantage for his people, veiling all with the reason of state explained in the Commentaries; in Paul II the nepotism is struggling, there is the intention to increase his people but - perhaps – he has not the ability of the predecessors. A perfectly comparable element to nepotism of XIII and XIV century and that fully Renaissance is the distribution of favors to relatives first, then to the familiares and friends, as well as the use of the family to make alliances through marriage. Instead, if the pontificates of Nicholas V, Callistus III, Pius II and Paul II are characterized by a systematic nepotism aimed at widespread control of the Curia and the State in a much larger than the previous phases (and as will happen in papacies later), only in papacies Borja and Piccolomini there is a real aspiration for supremacy of his family both in the lands of the Church and in those of origin. This is a common element in the subsequent pontificates, Sixtus IV at least up to the Farnese. Differences with successive pontificates to 1471 are much more substantial in other areas. Meanwhile from Della Rovere on, most of the minor curial offices are assigned for greed, reason why the manageability and loyalty of the Curia will depend on the control of a chief-department lowered from above and mostly kindred to the pope, and then there will be less family’s minor officials and more relatives in command. Then the papal family policy becomes very aggressive, even compared to the already impetuous by itself of Callistus III. At least, and not to be underestimated, from the last decades of the fifteenth century we witness a greater awareness of the nepotistic phenomenon by the contemporary, both the indoor environment of the "official" Church, as seen in the case of election capitulations, which gradually move towards an endorsement of the practice, and both the outer, "collective", which evolves from simple observation finalizing the recognition of something that has to be told and judged. Having regard to all these elements, the nepotism in the papacy of the central decades of the fifteenth century thus plays an important meaning: it is not typically medieval, but neither has in itself the characteristics of the Renaissance. Indeed, new ones are added to medieval characters, which need to displace part of the old, and temporarily, prepare the big nepotism season of the modern age.
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
G. De Blasi, Il nepotismo pontificio nei decenni centrali del Quattrocento. Tesi di dottorato, Verona 2014.pdf

non disponibili

Tipologia: Tesi di dottorato
Licenza: Accesso ristretto
Dimensione 3.06 MB
Formato Adobe PDF
3.06 MB Adobe PDF   Visualizza/Apri   Richiedi una copia

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/869264
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact