Brescia, che dal 1426 al 1797 fece parte - pressoché ininterrottamente - del Dominio veneziano, è stata spesso trascurata dalla storiografia di ambito veneto, specie per ciò che concerne il suo ceto dirigente e le modalità con cui esso gestì il potere a livello locale e sovra-locale. Scopo della presente tesi di dottorato è stato quello di tentare di coprire questa lacuna, inserendo Brescia e il suo patriziato nel più ampio dibattito specialistico sul potere municipale nelle città venete e generalmente italiane durante la prima Età moderna (XV-XVI secolo). La tesi, scritta sotto la guida dei professori Alessandro Pastore, Gian Maria Varanini ed Edoardo Demo, si articola principalmente in cinque sezioni: dopo un’introduzione che illustra gli scopi e le modalità della ricerca (condotta soprattutto su fonti archivistiche e manoscritte in genere, conservate per la maggior parte negli archivi e nelle biblioteche di Brescia e di Venezia), il lavoro si apre con un primo capitolo, nel quale si è tentato di dar conto della situazione istituzionale della città lombarda e delle modalità di accesso ai consigli civici, partendo dalle norme statutarie e dalle delibere del Consiglio Generale del Comune, il massimo consesso cittadino. Nel secondo capitolo vengono da un lato messe in luce le vie utilizzate dai membri del patriziato per formarsi alla “res publica”, dall’altro le caratteristiche della conflittualità interna al ceto dirigente, allo scopo anche di vedere come sia stata percepita, soprattutto dagli umanisti e dai cronisti locali, la gestione del potere comunale. Tra le principali fonti utilizzate in merito figura il “De concordia Brixianorum” (1517), breve trattato in latino, attribuito a un mercante di lana di nome Benedetto Massimi, dietro il quale si celerebbe la figura dell’umanista Carlo Valgulio: testo unico nel suo genere, in ragione delle sue aperture “democratiche”, il “De concordia Brixianorum” rappresenta il vertice della riflessione politica sul potere locale a Brescia e viene ora indagato secondo nuove prospettive, dopo quarant’anni di silenzio da parte della storiografia veneta. Il terzo capitolo prende in esame, di converso, le scelte del patriziato cittadino in merito all’edilizia pubblica e privata, specie attraverso due figure cardine dell’architettura veneta e bresciana, Andrea Palladio e Ludovico Beretta, operatore riguardo al quale sono emerse numerose e inedite notizie documentarie. Attraverso le fonti notarili, in particolare, è stato ricostruita la biografia di Beretta, personaggio poliedrico che oltre ad aver praticato l’arte vitruviana fu anche mercante, ricco possidente e amico di Palladio. La tesi è chiusa da un’Appendice, in cui sono pubblicati 25 documenti inediti, desunti soprattutto dalle Provvisioni del Consiglio Generale di Brescia, oltre ad apparati fotografici, schede e tavole corredate da didascalie.

Brescia, an important city that was part of the Venetian Dominion from 1426 to 1797, has often been neglected by the recent historiography, especially for what concerns its ruling class and local government. The aim of this Doctoral Thesis was to fill this gap by inserting Brescia and its aristocracy in the historiographical debate on the civic government in the cities of the Venetian Mainland during the early modern (XV-XVI centuries). The Thesis, written under the tutorship of professors Alessandro Pastore, Gian Maria Varanini and Edoardo Demo, is divided into five sections: after an introduction - that explains the purpose and the method of the research, conducted primarily on archival and unpublished manuscripts (conserved in Brescia and Venice) - the work opens with a first chapter, in which it was shown the institutional situation of the lombard city and of the rules for access to civic councils, starting with the statutory provisions and decisions of the “Consiglio Generale”, the most important municipal institution. In the second chapter, from one side are highlighted the methods used by the members of the ruling class to prepare for the “res publica”, and on the other side the characteristics of the private and public conflicts of the aristocracy, analyzed especially from the point of view of the local humanists and chroniclers. Particular attention was paid to “De concordia Brixianorum” (1517), an important latin treatise on the democratic reform of local politics, probably written by the humanist Carlo Valgulio, “alter ego” of a wool merchant, named Benedetto Massimi. The third chapter examines the choices made by patriciate relatively public monuments and private buildings, especially through two famous figures of Venetian and Italian architecture, Andrea Palladio and Ludovico Beretta (the municipal architect of Brescia from 1550 to 1570). Thanks to the deeds preserved in the State Archive of Brescia, the life of Beretta has been reconstructed in detail for the first time, as well as his relations with the local aristocracy. The Thesis is closed by an Appendix, in which were transcribed 25 previously unpublished documents, along with photographic plates, tables and boards accompained by captions.

Istituzioni municipali, identità e spazi del patriziato nella Lombardia veneta. Il caso di Brescia tra la fine del XV e la seconda metà del XVI secolo

Valseriati, Enrico
2014-01-01

Abstract

Brescia, che dal 1426 al 1797 fece parte - pressoché ininterrottamente - del Dominio veneziano, è stata spesso trascurata dalla storiografia di ambito veneto, specie per ciò che concerne il suo ceto dirigente e le modalità con cui esso gestì il potere a livello locale e sovra-locale. Scopo della presente tesi di dottorato è stato quello di tentare di coprire questa lacuna, inserendo Brescia e il suo patriziato nel più ampio dibattito specialistico sul potere municipale nelle città venete e generalmente italiane durante la prima Età moderna (XV-XVI secolo). La tesi, scritta sotto la guida dei professori Alessandro Pastore, Gian Maria Varanini ed Edoardo Demo, si articola principalmente in cinque sezioni: dopo un’introduzione che illustra gli scopi e le modalità della ricerca (condotta soprattutto su fonti archivistiche e manoscritte in genere, conservate per la maggior parte negli archivi e nelle biblioteche di Brescia e di Venezia), il lavoro si apre con un primo capitolo, nel quale si è tentato di dar conto della situazione istituzionale della città lombarda e delle modalità di accesso ai consigli civici, partendo dalle norme statutarie e dalle delibere del Consiglio Generale del Comune, il massimo consesso cittadino. Nel secondo capitolo vengono da un lato messe in luce le vie utilizzate dai membri del patriziato per formarsi alla “res publica”, dall’altro le caratteristiche della conflittualità interna al ceto dirigente, allo scopo anche di vedere come sia stata percepita, soprattutto dagli umanisti e dai cronisti locali, la gestione del potere comunale. Tra le principali fonti utilizzate in merito figura il “De concordia Brixianorum” (1517), breve trattato in latino, attribuito a un mercante di lana di nome Benedetto Massimi, dietro il quale si celerebbe la figura dell’umanista Carlo Valgulio: testo unico nel suo genere, in ragione delle sue aperture “democratiche”, il “De concordia Brixianorum” rappresenta il vertice della riflessione politica sul potere locale a Brescia e viene ora indagato secondo nuove prospettive, dopo quarant’anni di silenzio da parte della storiografia veneta. Il terzo capitolo prende in esame, di converso, le scelte del patriziato cittadino in merito all’edilizia pubblica e privata, specie attraverso due figure cardine dell’architettura veneta e bresciana, Andrea Palladio e Ludovico Beretta, operatore riguardo al quale sono emerse numerose e inedite notizie documentarie. Attraverso le fonti notarili, in particolare, è stato ricostruita la biografia di Beretta, personaggio poliedrico che oltre ad aver praticato l’arte vitruviana fu anche mercante, ricco possidente e amico di Palladio. La tesi è chiusa da un’Appendice, in cui sono pubblicati 25 documenti inediti, desunti soprattutto dalle Provvisioni del Consiglio Generale di Brescia, oltre ad apparati fotografici, schede e tavole corredate da didascalie.
Terraferma veneta; Storia di Venezia; Storia di Brescia
Brescia, an important city that was part of the Venetian Dominion from 1426 to 1797, has often been neglected by the recent historiography, especially for what concerns its ruling class and local government. The aim of this Doctoral Thesis was to fill this gap by inserting Brescia and its aristocracy in the historiographical debate on the civic government in the cities of the Venetian Mainland during the early modern (XV-XVI centuries). The Thesis, written under the tutorship of professors Alessandro Pastore, Gian Maria Varanini and Edoardo Demo, is divided into five sections: after an introduction - that explains the purpose and the method of the research, conducted primarily on archival and unpublished manuscripts (conserved in Brescia and Venice) - the work opens with a first chapter, in which it was shown the institutional situation of the lombard city and of the rules for access to civic councils, starting with the statutory provisions and decisions of the “Consiglio Generale”, the most important municipal institution. In the second chapter, from one side are highlighted the methods used by the members of the ruling class to prepare for the “res publica”, and on the other side the characteristics of the private and public conflicts of the aristocracy, analyzed especially from the point of view of the local humanists and chroniclers. Particular attention was paid to “De concordia Brixianorum” (1517), an important latin treatise on the democratic reform of local politics, probably written by the humanist Carlo Valgulio, “alter ego” of a wool merchant, named Benedetto Massimi. The third chapter examines the choices made by patriciate relatively public monuments and private buildings, especially through two famous figures of Venetian and Italian architecture, Andrea Palladio and Ludovico Beretta (the municipal architect of Brescia from 1550 to 1570). Thanks to the deeds preserved in the State Archive of Brescia, the life of Beretta has been reconstructed in detail for the first time, as well as his relations with the local aristocracy. The Thesis is closed by an Appendix, in which were transcribed 25 previously unpublished documents, along with photographic plates, tables and boards accompained by captions.
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