Negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, la scena linguistica mondiale era pervasa da un’ansia di novità, che in Italia si avvertiva in modo particolare . Quali erano le ragioni di questa ansia di novità? E le dottrine che venivano presentate come “nuove” lo erano realmente, oppure si trattava di una semplice riformulazione di concetti già noti da tempo? Nel lavoro, si descrive anzitutto la scena linguistica italiana tra gli anni ’60 e ’70 del Novecento, poi si parla di uno studioso statunitense, Winfred Lehmann, per mostrare come l’equivoco del “nuovo” abbia prosperato non solo in Italia, ma anche negli Stati Uniti. In particolare, ci si sofferma sull'atteggiamento "oscillante" di Lehmann e di altri studiosi nei confronti della grammatica generativa, a volte presentata come la più grande delle novità, a volte invece come qualcosa di rapidamente superato.

La moda del ‘nuovo’ nella linguistica dell’ultimo mezzo secolo: realtà ed equivoci

GRAFFI, Giorgio
2012

Abstract

Negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, la scena linguistica mondiale era pervasa da un’ansia di novità, che in Italia si avvertiva in modo particolare . Quali erano le ragioni di questa ansia di novità? E le dottrine che venivano presentate come “nuove” lo erano realmente, oppure si trattava di una semplice riformulazione di concetti già noti da tempo? Nel lavoro, si descrive anzitutto la scena linguistica italiana tra gli anni ’60 e ’70 del Novecento, poi si parla di uno studioso statunitense, Winfred Lehmann, per mostrare come l’equivoco del “nuovo” abbia prosperato non solo in Italia, ma anche negli Stati Uniti. In particolare, ci si sofferma sull'atteggiamento "oscillante" di Lehmann e di altri studiosi nei confronti della grammatica generativa, a volte presentata come la più grande delle novità, a volte invece come qualcosa di rapidamente superato.
8889837853
Linguistica italiana; Lehmann; grammatica generativa
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11562/574949
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