La dissertazione propone uno studio comparativo della produzione lirica e drammatica della seconda metà del V sec. a.C. nell’ambito della cosiddetta Nuova Musica, soprattutto in riferimento alla produzione del tragediografo che, stando alle fonti antiche, era maggiormente in contatto con tale corrente poetico-musicale, ovvero Euripide. Obiettivo è quello di individuare le interazioni e le reciproche interferenze tra generi letterari che nella prassi classificatoria moderna appaiono come distinti (come il ditirambo, il nomos e la tragedia), evidenziando in particolare come Euripide, sia dal punto di vista retorico-stilistico sia sotto il profilo della prassi esecutiva, condivida le medesime scelte dei poeti lirici d’avanguardia. Un’analisi di alcuni frammenti di genere lirico e di passi dell’ultima produzione euripidea, condotta da un punto di vista linguistico, tematico e performativo, ha permesso di evidenziare l’esistenza di rapporti di scambio e di interferenza reciproca nelle seguenti caratteristiche: 1. Il manierismo: viene data vita a una dizione artificiosa ed estremamente raffinata. Evidenti sono infatti la ricerca di effetti fonici per mezzo di figure di suono e di parola quali l’allitterazione, l’anafora e l’anadiplosi, l’uso di termini composti, di neoformazioni e di un’aggettivazione con funzione puramente ornamentale, l’impiego di metafore ardite e la presenza di espressioni oscure o enigmatiche. 2. L’ arcaismo: si riscontrano casi di ripresa intenzionale di una terminologia desunta dalla tradizione poetica precedente, con la chiara intenzione di rinnovare e anzi di rivaleggiare con il modello di volta in volta preso a riferimento, alla scoperta di nuove forme e/o di nuove connotazioni semantiche. La tendenza all’arcaismo è individuabile anche nel riferimento nel testo alle danze circolari delle Nereidi, alle coreografie di delfini e ai moti degli astri: tali immagini possono costituire un rimando, almeno dal punto di vista formale, alla danza cultuale originaria, se non più specificatamente alle movenze del coro ciclico per eccellenza, vale a dire il ditirambo. 3. Il mimetismo: oltre all’impiego di una lingua poetica che si adegua ai virtuosismi musicali, contribuiscono a creare uno spiccato mimetismo orchestico-musicale non solo la presenza di casi di autoreferenzialità e di choral projection e, quindi, di lessico coreutico-musicale, ma anche le descrizioni di suoni e di movimenti, prodotti generalmente da elementi naturali, che sembrano evocare la performance scenica. 4. Il dionisismo: il ditirambo e il dramma della seconda metà del V sec. a.C. oltre a menzionare elementi evocatori dell’immaginario dionisiaco, quale il vino o il suono dell’aulós, caratterizzano gesti o parole come esito di una frenesia e di una forza violenta tale che, pur non essendo riconducibili all’invasamento del dio e non essendo esplicitamente paragonate alla follia bacchica, sono descritte in termini che rimandano inequivocabilmente a una idea di sfrenatezza tipicamente dionisiaca. L’analisi condotta ha evidenziato che gli aspetti considerati più tipici della nuova corrente sono elementi propri anche della produzione di Euripide, che non si sarebbe limitato ad accogliere passivamente le novità introdotte dai nuovi ditirambografi ma fu egli stesso un influente sperimentatore e poeta della Nuova Musica.

The dissertation proposes a comparative study of lyric and dramatic production in the second half of the fifth century B.C. within the so-called ‘New Music’, especially in connection with the poet who, according to the ancient sources, comes into very close contact with this musical and poetic movement, that is Euripides. The intention is to point out the mutual interferences between works belonging to literary genres that are normally considered distinct (such as those of dithyramb, nomos and tragedy). An analysis of lyrical fragments and Euripidean passages from a linguistic, thematic and performative point of view highlights that later Euripidean drama and lyric poetry within the above-mentioned chronological limits have the same features: 1) Mannerism: the style is extremely ornate. The examination gives evidence of attention to sound effects through an high incidence of figures of repetition (alliteration, anaphora and anadiplosis). Common characteristics are the abundant use of neologisms and compound adjectives and the presence of elaborate periphrastic phrases and enigmatic expressions. 2) Archaism: both ‘new’ lyric poets and Euripides in his later plays employ a terminology deduced from the previous poetic tradition, which they intend to renew looking for new forms and new meanings. The tendency to archaism produces also references to choruses of Nereids, choreographic movements of dolphins and motions of stars: the emphasis on circularity may possibly be an allusion to the archetipical forms of cult dances. 3) Mimetism: in addition to a poetic language that adapts to the music, there are examples of orchestic and musical mimesis, based both on cases of self-referentiality and on description of natural sounds and movements. These images are able to evoke the music and the choreia on stage and the dramatic performance becomes extremely expressive and “spectacular”. 4) Dionysism: later Euripidean drama and dithyramb of the second half of the fifth century B.C. mention elements that are very evocative of the Dionysian sphere, such as wine or the sound of the aulós. Furthermore, words and gestures of characters are presented as a result of a violent force that, even if it is not related to the possession of Dyonisus and not specifically compared to bacchic madness, is described in a manner allusive to the lack of control typical of Dyonisiac frency. The analysis demostrates that Euripides did not confine himself to accept the innovations introduced by the lyric poets, but experimented himself with music and language and was a leading exponent of the so-called New Music.

Euripide e la Nuova Musica. Tradizione e innovazione nella produzione letteraria della seconda metà del V sec. a.C.

BALTIERI, Nadia
2013

Abstract

La dissertazione propone uno studio comparativo della produzione lirica e drammatica della seconda metà del V sec. a.C. nell’ambito della cosiddetta Nuova Musica, soprattutto in riferimento alla produzione del tragediografo che, stando alle fonti antiche, era maggiormente in contatto con tale corrente poetico-musicale, ovvero Euripide. Obiettivo è quello di individuare le interazioni e le reciproche interferenze tra generi letterari che nella prassi classificatoria moderna appaiono come distinti (come il ditirambo, il nomos e la tragedia), evidenziando in particolare come Euripide, sia dal punto di vista retorico-stilistico sia sotto il profilo della prassi esecutiva, condivida le medesime scelte dei poeti lirici d’avanguardia. Un’analisi di alcuni frammenti di genere lirico e di passi dell’ultima produzione euripidea, condotta da un punto di vista linguistico, tematico e performativo, ha permesso di evidenziare l’esistenza di rapporti di scambio e di interferenza reciproca nelle seguenti caratteristiche: 1. Il manierismo: viene data vita a una dizione artificiosa ed estremamente raffinata. Evidenti sono infatti la ricerca di effetti fonici per mezzo di figure di suono e di parola quali l’allitterazione, l’anafora e l’anadiplosi, l’uso di termini composti, di neoformazioni e di un’aggettivazione con funzione puramente ornamentale, l’impiego di metafore ardite e la presenza di espressioni oscure o enigmatiche. 2. L’ arcaismo: si riscontrano casi di ripresa intenzionale di una terminologia desunta dalla tradizione poetica precedente, con la chiara intenzione di rinnovare e anzi di rivaleggiare con il modello di volta in volta preso a riferimento, alla scoperta di nuove forme e/o di nuove connotazioni semantiche. La tendenza all’arcaismo è individuabile anche nel riferimento nel testo alle danze circolari delle Nereidi, alle coreografie di delfini e ai moti degli astri: tali immagini possono costituire un rimando, almeno dal punto di vista formale, alla danza cultuale originaria, se non più specificatamente alle movenze del coro ciclico per eccellenza, vale a dire il ditirambo. 3. Il mimetismo: oltre all’impiego di una lingua poetica che si adegua ai virtuosismi musicali, contribuiscono a creare uno spiccato mimetismo orchestico-musicale non solo la presenza di casi di autoreferenzialità e di choral projection e, quindi, di lessico coreutico-musicale, ma anche le descrizioni di suoni e di movimenti, prodotti generalmente da elementi naturali, che sembrano evocare la performance scenica. 4. Il dionisismo: il ditirambo e il dramma della seconda metà del V sec. a.C. oltre a menzionare elementi evocatori dell’immaginario dionisiaco, quale il vino o il suono dell’aulós, caratterizzano gesti o parole come esito di una frenesia e di una forza violenta tale che, pur non essendo riconducibili all’invasamento del dio e non essendo esplicitamente paragonate alla follia bacchica, sono descritte in termini che rimandano inequivocabilmente a una idea di sfrenatezza tipicamente dionisiaca. L’analisi condotta ha evidenziato che gli aspetti considerati più tipici della nuova corrente sono elementi propri anche della produzione di Euripide, che non si sarebbe limitato ad accogliere passivamente le novità introdotte dai nuovi ditirambografi ma fu egli stesso un influente sperimentatore e poeta della Nuova Musica.
Euripide; Nuova Musica; generi lirici non drammatici
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