Il lavoro ha per oggetto l'analisi complessiva dei sedici romanzi pubblicati tra il 1987 e il 2010, tutti presso le Editions de Minuit, da Eric Chevillard, una delle voci più originali nell'attuale panorama della narrativa francese. Erede, tra gli altri, di Beckett e Michaux, Chevillard elabora progressivamente un'estetica narrativa dell'incongruo, tesa ad implicare il lettore nella costruzione di un senso che, tra dimensione ludica, invenzione linguistica, decostruzione della plausibilità narrativa, continuamente sfugge a ogni tentativo di categorizzazione. Nella fase introduttiva, questa analisi si prefigge la presentazione dei romanzi che costituiscono l'intera produzione romanesque di Eric Chevillard. Indicativa di quella riscontrata al momento della lettura, la difficoltà affrontata in sede di descrizione dei testi suggerisce di ricorrere, sin dalle prime battute, a criteri di interpretazione testuale mutuati dalla semiotica, facendo particolare affidamento a quelli di seconda generazione. Proprio dall'analisi delle isotopie in gioco, si può osservare l'evoluzione della scrittura chevillardiana da un punto di vista diacronico, ma anche l'esistenza di un principio negativo da cui emanano tutti testi. Tale considerazione preliminare trova pienamente conferma nella disparità dei giudizi espressi dai critici, che spesso sembrano contraddirsi vicendevolmente. Non a caso, si propone una selezione di etichette presentate per coppie antinomiche che, pur rendendo conto delle mille facettes del testo, finisce per rivelarsi complessivamente inefficace a definirla. Si sancisce, quindi, l'aspetto aporetico del testo chevillardiano, nonché la sua altissima aspirazione ad essere inclassificabile. Proprio per uscire dai paradossi già palesati dalla Critica, si procede da principi basilari di configurazione testuale, cercando di fornire le chiavi di lettura con cui garantire visibilità all'impalpabile oggetto della narrazione e una certa continuità alla lettura. Nella fattispecie, si pone il testo in un rapporto contrastivo e comparativo con le tre diverse dimensioni testuali rispettivamente ritenute dominanti in ciascuna delle fasi evolutive della scrittura precedentemente determinate: il contesto del lettore nei testi inaugurali, il lato autoreferenziale del romanzo, man mano che la scrittura si radicalizza, e la sua sfera linguistica quanto ai testi catalogati come estremi. La complessiva labilità del narrato non saprebbe prodursi, se non per mezzo di una figura tutelare altrettanto incerta, attraverso una figura autoriale resa latitante. In quest'ottica, si inscrivono i sottilissimi procedimenti orditi da Chevillard per minare l'auctoritas della (sua) figura autoriale nei testi. Si analizzano, quindi, i dispositivi preposti da Chevillard prima per moltiplicare le figure autoriali, per poi arrivare, nel caso specifico del romanzo autobiografico, persino a nasconderne quasi completamente la presenza. Per quanto si voglia sufficientemente articolato a render conto della complessità dell'opera, questo lavoro non può chiudersi prima di aver raccolto la sfida lanciatagli dal testo, non senza aver tentato di coglierne l'essenza. Si propone, allora, un'etichetta che sia il più possibile sfumata e mobile, capace di ricalcare le mille sfaccettature di una poetica tanto sfuggente e, al tempo stesso, in grado di collocarla nella scia di una precisa tradizione di riferimento: il loufoque. Da un punto di vista metodologico, il lavoro propone un approccio semiotico, chiamando in causa anche gli strumenti della narratologia, dell'estetica della ricezione e dell'ermeneutica, con particolare attenzione alle raffigurazioni testuali dell'autore e del lettore. Abbracciando l'intera produzione narrativa di Chevillard se ne indaga inoltre, a tratti, la dimensione intertestuale, spesso sottolineata dalla critica, alla continua ricerca di una collocazione per un'opera tanto accattivante quanto spiazzante.

The subject of this work is an elaborate analysis of sixteen novels published between 1987 and 2010, by Minuit publishing house, written by Eric Chevillard, one of the most unique voices in the current panorama of French literature. Chevillard is considered the heir to authors like Beckett and Michaux, due to his progressive elaboration of incongrous aesthetics, woven to involve the reader in the construction of an inner sense that continously escapes every attempt to categorize it, lying between a playful dimension, linguistic invention and the dissembling of plausible fiction. During the introduction, the analysis begins with a presentation of the entire collection of novels written by Chevillard. Indicative of the challenges found while reading the novels, the difficulty faced in the description of the texts makes it necessary to resort to a semiotic criteria for interpretation. Directly from the analysis of the isotopies described, one can observe the evolution of chevillardian writing from a diachronic point of view as well as the existence of a negative principle from which all of the texts emanate. A similar preliminary consideration is confirmed by the disagreement in the judgments expressed by critics that offen seem to contradict each other. It is no coincidence that a selection of labels in antonymic pairs is presented: by proceeding in this way, while expressing the mille facettes of the text, the analysis reveals itself as completely inefficient in defining Chevillard poetic writing style. Therefore the aporetical aspect of the chevillardian fiction is sanctioned in the highest aspiration of being unclassifiable. In order to leave the paradoxes already clearly described by generations of literary critics behind, the analysis proceeds with the elementary principles of the textual configuration and attempts to supply the key points necessary to guarantee the visibility of the impalpable object of the narration and continuity to the reading. In this case, the text is placed in comparison and contrast with the three different textual dimensions respectively considered dominant during each phase of evolution of writing technique formerly determined: the context of the reader in the inaugural creations, the self-referential side of the novel, when the writing becomes increasingly radicalized, and the linguistic sphere in the texts which are described as extreme. The overall fleeting nature of the narrative never understands how to manifest, if not by means of an author just as uncertain, a fugitive figure. In this light, the extremely subtle warped paths, Chevillard winds into his texts, work to undermine the authorithy of the authorship. Thus, the analysis examines the devices proposed by Chevillard to multiply the textual representations of the author, the same multiplication that finally leads him to hiding almost completely, and specifically in his autobiographical novel, his own presence. Even attempting to create a sufficiently articulated account of the complexity of these works, this thesis can not be concluded without accepting the challenge offered by the texts themselves, not without searching to capture their essence. A label is proposed that expresses both the nuances and mobility, able to communicate the infinite facades of this ambiguous poetry and, at the same time, able to collocate it in the steps of a precise literary tradition: the loufoque. From a methodical point of view, this work proposes a semiotic approach, applying the tools of narratology, the aesthetics of reception and the hermeneutics, with particular attention to the textual representation of the author and the reader. Embracing the entire romanesque production of Chevillard implies the examination of its intertextual dimension, often underlined by critics, who continuetly search for a collocation for such intriguing, unnerving fiction.

Leggere Chevillard

FINARDI, Gianmaria
2013

Abstract

Il lavoro ha per oggetto l'analisi complessiva dei sedici romanzi pubblicati tra il 1987 e il 2010, tutti presso le Editions de Minuit, da Eric Chevillard, una delle voci più originali nell'attuale panorama della narrativa francese. Erede, tra gli altri, di Beckett e Michaux, Chevillard elabora progressivamente un'estetica narrativa dell'incongruo, tesa ad implicare il lettore nella costruzione di un senso che, tra dimensione ludica, invenzione linguistica, decostruzione della plausibilità narrativa, continuamente sfugge a ogni tentativo di categorizzazione. Nella fase introduttiva, questa analisi si prefigge la presentazione dei romanzi che costituiscono l'intera produzione romanesque di Eric Chevillard. Indicativa di quella riscontrata al momento della lettura, la difficoltà affrontata in sede di descrizione dei testi suggerisce di ricorrere, sin dalle prime battute, a criteri di interpretazione testuale mutuati dalla semiotica, facendo particolare affidamento a quelli di seconda generazione. Proprio dall'analisi delle isotopie in gioco, si può osservare l'evoluzione della scrittura chevillardiana da un punto di vista diacronico, ma anche l'esistenza di un principio negativo da cui emanano tutti testi. Tale considerazione preliminare trova pienamente conferma nella disparità dei giudizi espressi dai critici, che spesso sembrano contraddirsi vicendevolmente. Non a caso, si propone una selezione di etichette presentate per coppie antinomiche che, pur rendendo conto delle mille facettes del testo, finisce per rivelarsi complessivamente inefficace a definirla. Si sancisce, quindi, l'aspetto aporetico del testo chevillardiano, nonché la sua altissima aspirazione ad essere inclassificabile. Proprio per uscire dai paradossi già palesati dalla Critica, si procede da principi basilari di configurazione testuale, cercando di fornire le chiavi di lettura con cui garantire visibilità all'impalpabile oggetto della narrazione e una certa continuità alla lettura. Nella fattispecie, si pone il testo in un rapporto contrastivo e comparativo con le tre diverse dimensioni testuali rispettivamente ritenute dominanti in ciascuna delle fasi evolutive della scrittura precedentemente determinate: il contesto del lettore nei testi inaugurali, il lato autoreferenziale del romanzo, man mano che la scrittura si radicalizza, e la sua sfera linguistica quanto ai testi catalogati come estremi. La complessiva labilità del narrato non saprebbe prodursi, se non per mezzo di una figura tutelare altrettanto incerta, attraverso una figura autoriale resa latitante. In quest'ottica, si inscrivono i sottilissimi procedimenti orditi da Chevillard per minare l'auctoritas della (sua) figura autoriale nei testi. Si analizzano, quindi, i dispositivi preposti da Chevillard prima per moltiplicare le figure autoriali, per poi arrivare, nel caso specifico del romanzo autobiografico, persino a nasconderne quasi completamente la presenza. Per quanto si voglia sufficientemente articolato a render conto della complessità dell'opera, questo lavoro non può chiudersi prima di aver raccolto la sfida lanciatagli dal testo, non senza aver tentato di coglierne l'essenza. Si propone, allora, un'etichetta che sia il più possibile sfumata e mobile, capace di ricalcare le mille sfaccettature di una poetica tanto sfuggente e, al tempo stesso, in grado di collocarla nella scia di una precisa tradizione di riferimento: il loufoque. Da un punto di vista metodologico, il lavoro propone un approccio semiotico, chiamando in causa anche gli strumenti della narratologia, dell'estetica della ricezione e dell'ermeneutica, con particolare attenzione alle raffigurazioni testuali dell'autore e del lettore. Abbracciando l'intera produzione narrativa di Chevillard se ne indaga inoltre, a tratti, la dimensione intertestuale, spesso sottolineata dalla critica, alla continua ricerca di una collocazione per un'opera tanto accattivante quanto spiazzante.
"Chevillard"; "minimalismo"; "frammento"; "loufoque"; "minimaliste"; "beckettiano"; "contemporain"; "romanzo ludico"; "aforisma"; "autofinzione"; "pastiche"; "l'autofictif"; "blog"
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Gianmaria Finardi_ tesi di Dottorato_ Leggere Chevillard.pdf

non disponibili

Tipologia: Tesi di dottorato
Licenza: Accesso ristretto
Dimensione 2.75 MB
Formato Adobe PDF
2.75 MB Adobe PDF   Visualizza/Apri   Richiedi una copia

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11562/554950
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact