La seconda metà del XX secolo, che ha visto lo smantellamento dell’impero britannico e l’indipendenza delle sue colonie, è caratterizzata da una ricca produzione letteraria. Gli scrittori delle EX-colonie, ora liberi dalla dominazione britannica e di nuovo in possesso della propria identità culturale, hanno prodotto una serie di opere letterarie che hanno contribuito alla formazione di quelle che sono conosciute oggi come “letterature dei paesi di lingua inglese”. L’esperienza di sudditanza ha portato gli scrittori delle ex colonie a fare i conti con l’eredità coloniale e a denunciarla, riscattandosi allo stesso tempo attraverso una letteratura che mostrasse il punto di vista dell’‘altro’. Le voci e le storie dei personaggi che nella letteratura europea sono state volutamente lasciate nel silenzio vengono così ad assumere un ruolo fondamentale nei romanzi postcoloniali, dove il ‘diverso’ è al centro della narrazione. Quest’ultimo, da emarginato diventa narratore o protagonista in grado di narrare la propria esperienza o esprimere il proprio punto di vista. La riscrittura e la rilettura hanno portato alla creazione di una fitta rete intertestuale in cui le narrazioni, più che in opposizione, si trovano in dialogo l’una con le altre. La presente tesi propone una riflessione su romanzi postcoloniali e postmoderni che forniscono una risposta a Great Expectations, romanzo che è parte di quello che viene definito il ‘canone’ letterario. Attraverso l’analisi di Jack Maggs di Peter Carey, Mister Pip di Lloyd Jones, Magwitch di Michael Noonan, Sixty Lights di Gail Jones, Estella di Alanna Knight e Estella: Her Expectations di Sue Roe, il presente studio dimostra come la figura del forzato Magwitch e della ragazza di Satis House assumano rilievo e si riscattino dalla marginalità a loro riservata nel romanzo vittoriano.

The demise of colonial empires during the twentieth century and the construction of new cultural identity in the former colonies has brought to a whole body of literary texts that belong to the field known as “new literatures in English”. These literatures give voice to the marginalised Other and challenge the so called ‘mainstream’ culture by undermining the alleged European cultural superiority. One of the strategies used to question the European domination is rewriting and subverting the master narratives that convey imperial ideologies through the creation of a ‘counter-discourse’ that unveils the assumptions of the Western literary canon. The hegemonic boundaries are dismantled and the imperial privilege of the ‘centre’ is hence subverted in favour of the ‘periphery’, that was marginalised and silenced during colonisation. The re-reading and the rewriting of colonial literature provide a counterbalance to European assumptions, hence the voices of the denigrated inferior characters, as well as their points of view are restored, and the perspective of the oppressed is made evident. While voicing the Other, the re-writing of canonical novels inevitably works in the field of intertextuality, as the texts are in a constructive dialogue with each other. The following thesis investigates the ways in which postcolonial and postmodern authors have rewritten a foundational Victorian novel, Charles Dickens’s Great Expectations, by showing the possibility of another side to the story. The representation of the convict Magwitch and of the oppressed girl at Satis House provide the starting point for a re-reading and a re-writing of the text. Peter Carey’s Jack Maggs, Lloyd Jones’s Mister Pip, Michael Noonan’s Magwitch, Gail Jones’s Sixty Lights, Sue Roe’s Estella: Her Expectations and Alanna Knight’s Estella negotiate with the Dickensian novel and give either Magwitch or Estella, who are marginalised and silenced, a chance to speak.

Writing Back to the Canon: Some Re-writings of Great Expectations

ROSASTRI, Giulia
2013

Abstract

La seconda metà del XX secolo, che ha visto lo smantellamento dell’impero britannico e l’indipendenza delle sue colonie, è caratterizzata da una ricca produzione letteraria. Gli scrittori delle EX-colonie, ora liberi dalla dominazione britannica e di nuovo in possesso della propria identità culturale, hanno prodotto una serie di opere letterarie che hanno contribuito alla formazione di quelle che sono conosciute oggi come “letterature dei paesi di lingua inglese”. L’esperienza di sudditanza ha portato gli scrittori delle ex colonie a fare i conti con l’eredità coloniale e a denunciarla, riscattandosi allo stesso tempo attraverso una letteratura che mostrasse il punto di vista dell’‘altro’. Le voci e le storie dei personaggi che nella letteratura europea sono state volutamente lasciate nel silenzio vengono così ad assumere un ruolo fondamentale nei romanzi postcoloniali, dove il ‘diverso’ è al centro della narrazione. Quest’ultimo, da emarginato diventa narratore o protagonista in grado di narrare la propria esperienza o esprimere il proprio punto di vista. La riscrittura e la rilettura hanno portato alla creazione di una fitta rete intertestuale in cui le narrazioni, più che in opposizione, si trovano in dialogo l’una con le altre. La presente tesi propone una riflessione su romanzi postcoloniali e postmoderni che forniscono una risposta a Great Expectations, romanzo che è parte di quello che viene definito il ‘canone’ letterario. Attraverso l’analisi di Jack Maggs di Peter Carey, Mister Pip di Lloyd Jones, Magwitch di Michael Noonan, Sixty Lights di Gail Jones, Estella di Alanna Knight e Estella: Her Expectations di Sue Roe, il presente studio dimostra come la figura del forzato Magwitch e della ragazza di Satis House assumano rilievo e si riscattino dalla marginalità a loro riservata nel romanzo vittoriano.
Great Expectations; Rewriting
The demise of colonial empires during the twentieth century and the construction of new cultural identity in the former colonies has brought to a whole body of literary texts that belong to the field known as “new literatures in English”. These literatures give voice to the marginalised Other and challenge the so called ‘mainstream’ culture by undermining the alleged European cultural superiority. One of the strategies used to question the European domination is rewriting and subverting the master narratives that convey imperial ideologies through the creation of a ‘counter-discourse’ that unveils the assumptions of the Western literary canon. The hegemonic boundaries are dismantled and the imperial privilege of the ‘centre’ is hence subverted in favour of the ‘periphery’, that was marginalised and silenced during colonisation. The re-reading and the rewriting of colonial literature provide a counterbalance to European assumptions, hence the voices of the denigrated inferior characters, as well as their points of view are restored, and the perspective of the oppressed is made evident. While voicing the Other, the re-writing of canonical novels inevitably works in the field of intertextuality, as the texts are in a constructive dialogue with each other. The following thesis investigates the ways in which postcolonial and postmodern authors have rewritten a foundational Victorian novel, Charles Dickens’s Great Expectations, by showing the possibility of another side to the story. The representation of the convict Magwitch and of the oppressed girl at Satis House provide the starting point for a re-reading and a re-writing of the text. Peter Carey’s Jack Maggs, Lloyd Jones’s Mister Pip, Michael Noonan’s Magwitch, Gail Jones’s Sixty Lights, Sue Roe’s Estella: Her Expectations and Alanna Knight’s Estella negotiate with the Dickensian novel and give either Magwitch or Estella, who are marginalised and silenced, a chance to speak.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11562/551553
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