La rapida diminuzione dei tassi di fecondità verificatasi in tutti i paesi industrializzati a partire dagli anni Settanta del secolo scorso si trova sempre più spesso al centro dell’attenzione di studiosi e policymaker a causa della molteplicità di implicazioni che comporta sia per gli individui sia per la società nel suo complesso. A partire da tale quadro, ci si propone di approfondire il ruolo dei principali fattori che presiedono all’andamento dei tassi di fecondità – livello macro - e alle decisioni individuali – livello micro – attraverso la definizione di un framework concettuale che tenga conto della duplicità di piani che caratterizza i comportamenti riproduttivi. L’analisi e la valutazione dei modelli utilizzati in ricerche sullo stesso tema hanno portato a scegliere il framework RWA (Ready – Willing – Able), proposto da Coale nel 1973 per spiegare la riduzione della fecondità, riletto alla luce del mutato contesto in cui vengono prese oggi le decisioni di fecondità. Nel passaggio dalla Prima alla Seconda Transizione Demografica, il “nuovo comportamento” sembra rappresentato in modo più adeguato dalla scelta di avere un(altro) figlio piuttosto che da quella di non averlo. Nel momento in cui la possibilità di avere un figlio viene ad essere il frutto di una scelta deliberata, il “desiderarlo” non è più sufficiente e gli individui, a partire dal contesto in cui si trovano a vivere, devono, contemporaneamente, essere pronti (ready), cioè ritenere la decisione di avere un figlio positiva per loro stessi e per la loro famiglia; volerlo (willing), cioè considerare la genitorialità una scelta legittima, condivisa e supportata dalla società; poterlo fare (able), cioè avere a disposizione tutti i mezzi, tecnici e istituzionali, che possono facilitare la realizzazione del loro desiderio. L’ipotesi che si intende valutare è se la decisione di avere o meno un(altro) figlio, per quanto indubbiamente frutto di considerazioni del tutto personali, risenta in modo non irrilevante anche dell’ambiente sociale in cui gli individui stessi si trovano a vivere, ovvero del panorama di vincoli ed opportunità a partire dal quale essi possono prefigurarsi ed elaborare le proprie strategie di vita familiare e personale. Si ritiene, infatti, che contesti istituzionali e socio-culturali diversi contribuiscano a creare milieu più o meno family friendly ovvero più o meno adatti a sostenere le decisioni riproduttive rispondendo ad una sorta di domanda latente di supporto familiare riscontrabile, in particolare, nei paesi a bassa fecondità. Dal punto di vista operativo, si ipotizza che la formulazione dell’intenzione di avere un(altro) figlio nei successivi tre anni e il valore assunto dalla componente ready del framework RWA – la valutazione dei vantaggi/svantaggi legati alla nascita di un figlio – siano influenzati, oltre che dalle variabili individuali, anche dal contesto in cui i soggetti vivono e, in particolare, dalla componente able che esprime la presenza in un determinato paese di condizioni tecniche e istituzionali in grado di sostenere la genitorialità. I dati utilizzati per l’analisi empirica provengono dai database messi a punto dall’Unece nell’ambito del Generations and Gender Programme (http://www.ggp-i.org/), integrati dai database Eurostat, del Multilink Project e dell’European Values Study. La verifica condotta a livello contestuale attraverso il confronto dei cluster di paesi definiti in base alla relazione tra gli indicatori macro-sociali classici, le componenti RWA e i tassi di fecondità conferma la capacità del framework RWA di esprimere la “posizione” dei paesi rispetto alla fecondità in modo più preciso rispetto alle analisi condotte separatamente su singoli indicatori. A livello individuale, risulta confermata l’ipotesi, formulata a partire dal framework RWA originale, dell’esistenza di una relazione tra le tre precondizioni ready-willing-able e le intenzioni di fecondità, mentre la stima dei modelli multilivello per la verifica degli effetti contestuali consente una verifica solo parziale dell’ipotesi di un’influenza esercitata dalle politiche familiari – espresse tramite la precondizione able-macro – sulle valutazioni di livello individuale. Tale risultato rinvia da un lato alla difficoltà di cogliere tramite indicatori sintetici la complessità delle misure di sostegno alla genitorialità, dall’altro alla necessità di dare spazio e riconoscimento all’autonomia della soggettività e alla riflessività individuale rispetto alle condizioni di contesto.

The fast decrease in fertility rates, occurred in all industrialized countries since the Seventies of the last century, is increasingly the center of attention for scholars and policymakers due to its several implications for individuals and society. From this framework, my aim is to study the role of the main determinants of fertility rates – on the macro level - and of individual decisions – on the micro level – by defining a conceptual framework which takes into account the duality that characterizes the reproductive behaviors. The analysis and the evaluation of models used in research on same subject led to choose the framework RWA (Ready - Willing - Able), proposed by Coale in 1973 to explain the decrease in fertility, reviewed in the light of the different context where people make their fertility decisions today. In moving from the First to the Second Demographic Transition, the "new behavior" seems better represented by the choice of having a (nother) child rather than to not have it. When the ability to have a child is the result of a deliberate choice, the "desire" is no longer enough and the individuals, from the context where they live, must at the same time be ready, that is to believe that the decision to have a child is good for themselves and for their family, be willing, that is to consider parenting a legitimate choice, shared and supported by society, and be able, that is to have all the technical and institutional means that can facilitate the achievement of their desire. The main hypothesis to evaluate is whether the decision to have a (nother) child, even though it is doubtless the fruit of the personal characteristics and individual conditions, is affected even by the social environment where individuals live, namely by the background of opportunities and constraints from which they can develop their personal and family life strategies. It is believed, in fact, that the different institutional and socio-cultural contexts contribute to create the different milieux, more or less family friendly, i.e. more or less suitable to support the reproductive decisions responding to a kind of “latent demand of family support” noticeable, especially, in low fertility countries. By an operational standpoint, it is hypothesized that the intention to have a (nother) child in the next three years and the value assumed by the “ready” component of the RWA framework - the evaluation of advantages / disadvantages connected with childbearing - are influenced, in addition to individual variables, also by the context where people live and, above all, by the “able” component which expresses the presence, in a given country, of technical and institutional conditions able to support the parenting. The data used for empirical analyses come from the databases developed under the UNECE Generations and Gender Programme (http://www.ggp-i.org/), supplemented by the databases collected by Eurostat, by Multilink Project and by European Values Study. The study carried out on the contextual level, by comparing clusters of countries defined according to the relationship among the classical macro-social indicators, the RWA components and the fertility rates, confirms the ability of the RWA framework in identifying the "position" of the countries with respect to fertility trend in a more accurate way than through the analyses of each indicators separately. On the individual level, the hypothesis formulated from RWA original framework of a link between the three preconditions ready-willing-able and the fertility intentions is confirmed, whereas the multilevel models estimated in order to verify a potential contextual effect on people’s evaluations allows only the partial confirmation of the hypothesis about the influence exerted by family policies expressed by the precondition able-macro. This result refers to the difficulty in capturing with synthetic indicators the complexity of the measures aimed to support parents, on the one hand, and to the need to give space and recognition to the subjects’ autonomy and reflexivity in relation to contextual conditions, on the other.

Dinamiche della fecondità contemporanea: intenzioni individuali e tendenze aggregate in Europa

SANTANGELO, Nicoletta
2013

Abstract

La rapida diminuzione dei tassi di fecondità verificatasi in tutti i paesi industrializzati a partire dagli anni Settanta del secolo scorso si trova sempre più spesso al centro dell’attenzione di studiosi e policymaker a causa della molteplicità di implicazioni che comporta sia per gli individui sia per la società nel suo complesso. A partire da tale quadro, ci si propone di approfondire il ruolo dei principali fattori che presiedono all’andamento dei tassi di fecondità – livello macro - e alle decisioni individuali – livello micro – attraverso la definizione di un framework concettuale che tenga conto della duplicità di piani che caratterizza i comportamenti riproduttivi. L’analisi e la valutazione dei modelli utilizzati in ricerche sullo stesso tema hanno portato a scegliere il framework RWA (Ready – Willing – Able), proposto da Coale nel 1973 per spiegare la riduzione della fecondità, riletto alla luce del mutato contesto in cui vengono prese oggi le decisioni di fecondità. Nel passaggio dalla Prima alla Seconda Transizione Demografica, il “nuovo comportamento” sembra rappresentato in modo più adeguato dalla scelta di avere un(altro) figlio piuttosto che da quella di non averlo. Nel momento in cui la possibilità di avere un figlio viene ad essere il frutto di una scelta deliberata, il “desiderarlo” non è più sufficiente e gli individui, a partire dal contesto in cui si trovano a vivere, devono, contemporaneamente, essere pronti (ready), cioè ritenere la decisione di avere un figlio positiva per loro stessi e per la loro famiglia; volerlo (willing), cioè considerare la genitorialità una scelta legittima, condivisa e supportata dalla società; poterlo fare (able), cioè avere a disposizione tutti i mezzi, tecnici e istituzionali, che possono facilitare la realizzazione del loro desiderio. L’ipotesi che si intende valutare è se la decisione di avere o meno un(altro) figlio, per quanto indubbiamente frutto di considerazioni del tutto personali, risenta in modo non irrilevante anche dell’ambiente sociale in cui gli individui stessi si trovano a vivere, ovvero del panorama di vincoli ed opportunità a partire dal quale essi possono prefigurarsi ed elaborare le proprie strategie di vita familiare e personale. Si ritiene, infatti, che contesti istituzionali e socio-culturali diversi contribuiscano a creare milieu più o meno family friendly ovvero più o meno adatti a sostenere le decisioni riproduttive rispondendo ad una sorta di domanda latente di supporto familiare riscontrabile, in particolare, nei paesi a bassa fecondità. Dal punto di vista operativo, si ipotizza che la formulazione dell’intenzione di avere un(altro) figlio nei successivi tre anni e il valore assunto dalla componente ready del framework RWA – la valutazione dei vantaggi/svantaggi legati alla nascita di un figlio – siano influenzati, oltre che dalle variabili individuali, anche dal contesto in cui i soggetti vivono e, in particolare, dalla componente able che esprime la presenza in un determinato paese di condizioni tecniche e istituzionali in grado di sostenere la genitorialità. I dati utilizzati per l’analisi empirica provengono dai database messi a punto dall’Unece nell’ambito del Generations and Gender Programme (http://www.ggp-i.org/), integrati dai database Eurostat, del Multilink Project e dell’European Values Study. La verifica condotta a livello contestuale attraverso il confronto dei cluster di paesi definiti in base alla relazione tra gli indicatori macro-sociali classici, le componenti RWA e i tassi di fecondità conferma la capacità del framework RWA di esprimere la “posizione” dei paesi rispetto alla fecondità in modo più preciso rispetto alle analisi condotte separatamente su singoli indicatori. A livello individuale, risulta confermata l’ipotesi, formulata a partire dal framework RWA originale, dell’esistenza di una relazione tra le tre precondizioni ready-willing-able e le intenzioni di fecondità, mentre la stima dei modelli multilivello per la verifica degli effetti contestuali consente una verifica solo parziale dell’ipotesi di un’influenza esercitata dalle politiche familiari – espresse tramite la precondizione able-macro – sulle valutazioni di livello individuale. Tale risultato rinvia da un lato alla difficoltà di cogliere tramite indicatori sintetici la complessità delle misure di sostegno alla genitorialità, dall’altro alla necessità di dare spazio e riconoscimento all’autonomia della soggettività e alla riflessività individuale rispetto alle condizioni di contesto.
bassa fecondità; intenzioni di fecondità; Generations and Gender Survey; framework RWA; analisi multilivello
The fast decrease in fertility rates, occurred in all industrialized countries since the Seventies of the last century, is increasingly the center of attention for scholars and policymakers due to its several implications for individuals and society. From this framework, my aim is to study the role of the main determinants of fertility rates – on the macro level - and of individual decisions – on the micro level – by defining a conceptual framework which takes into account the duality that characterizes the reproductive behaviors. The analysis and the evaluation of models used in research on same subject led to choose the framework RWA (Ready - Willing - Able), proposed by Coale in 1973 to explain the decrease in fertility, reviewed in the light of the different context where people make their fertility decisions today. In moving from the First to the Second Demographic Transition, the "new behavior" seems better represented by the choice of having a (nother) child rather than to not have it. When the ability to have a child is the result of a deliberate choice, the "desire" is no longer enough and the individuals, from the context where they live, must at the same time be ready, that is to believe that the decision to have a child is good for themselves and for their family, be willing, that is to consider parenting a legitimate choice, shared and supported by society, and be able, that is to have all the technical and institutional means that can facilitate the achievement of their desire. The main hypothesis to evaluate is whether the decision to have a (nother) child, even though it is doubtless the fruit of the personal characteristics and individual conditions, is affected even by the social environment where individuals live, namely by the background of opportunities and constraints from which they can develop their personal and family life strategies. It is believed, in fact, that the different institutional and socio-cultural contexts contribute to create the different milieux, more or less family friendly, i.e. more or less suitable to support the reproductive decisions responding to a kind of “latent demand of family support” noticeable, especially, in low fertility countries. By an operational standpoint, it is hypothesized that the intention to have a (nother) child in the next three years and the value assumed by the “ready” component of the RWA framework - the evaluation of advantages / disadvantages connected with childbearing - are influenced, in addition to individual variables, also by the context where people live and, above all, by the “able” component which expresses the presence, in a given country, of technical and institutional conditions able to support the parenting. The data used for empirical analyses come from the databases developed under the UNECE Generations and Gender Programme (http://www.ggp-i.org/), supplemented by the databases collected by Eurostat, by Multilink Project and by European Values Study. The study carried out on the contextual level, by comparing clusters of countries defined according to the relationship among the classical macro-social indicators, the RWA components and the fertility rates, confirms the ability of the RWA framework in identifying the "position" of the countries with respect to fertility trend in a more accurate way than through the analyses of each indicators separately. On the individual level, the hypothesis formulated from RWA original framework of a link between the three preconditions ready-willing-able and the fertility intentions is confirmed, whereas the multilevel models estimated in order to verify a potential contextual effect on people’s evaluations allows only the partial confirmation of the hypothesis about the influence exerted by family policies expressed by the precondition able-macro. This result refers to the difficulty in capturing with synthetic indicators the complexity of the measures aimed to support parents, on the one hand, and to the need to give space and recognition to the subjects’ autonomy and reflexivity in relation to contextual conditions, on the other.
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Tipologia: Tesi di dottorato
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11562/509160
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