Un fitto rapporto epistolare tra il militare Giuseppe Ariosti e un suo parente bolognese, il senatore Alberto Corradino Ariosti di Bologna, permette di ricostruire in parte la biografia del militare. Nato nell’ultimo decennio del Seicento, appena poté si arruolò al servizio dell’esercito austriaco ed entrò al servizio di Carlo VI, prese parte alla guerra contro i Turchi del 1716-1718, e a quella di successione polacca del 1733-1735 e a un nuovo conflitto contro gli ottomani del 1736-1739.Rimase tutta la sua vita nell’esercito asburgico fino e oltre al conseguimento della carica di Generale di Battaglia. Attraverso le lettere si evincono le vicissitudini familiari, come i problemi che ebbe con il fratello Lorenzo, dissipatore del patrimonio avito, problemi spesso risolti grazie all’intervento del senatore Corradino, che favorì anche il suo matrimonio con Francesca baronessa di Mordax e Pontendorf, dalla quale ebbe un figlio maschio e due femmine. Gli ultimi anni della carriera militare dell’Ariosti sono meno documentati per il progressivo diradarsi degli scambi epistolari con il parente bolognese, a causa di una grave mancanza nei confronti di sua figlia Costanza, che era stata affidata alla famiglia del militare per essere educata in Austria, ma in occasione della partenza per la Transilvania con tutta la famiglia, la ragazza fu spedita a casa frettolosamente. L’Ariosti morì, dopo essersi ritirato a Vienna, nella sua casa in Mariahilfestrasse, nel 1766. Nelle sue lettere traspare l’interesse per i bottini di guerra, come stendardi, bandiere e cavalli, inviati in omaggio anche al senatore Corradino. Durante il periodo in Transilvania trovò interesse nel trascrivere epigrafi romane, rinvenute durante i lavori di fortificazione delle città, le fece ricopiare e le inviò a Scipione Maffei; il medesimo interesse è testimoniato anche dalla composizione di un codice di iscrizioni torinesi, realizzato durante il suo soggiorno in quella città; anche questa volta il codice passò in mano di Maffei, ed è ora conservato nella biblioteca Capitolare di Verona.

Un ufficiale italiano in Ungheria

CAPPELLARI, Simona
2010

Abstract

Un fitto rapporto epistolare tra il militare Giuseppe Ariosti e un suo parente bolognese, il senatore Alberto Corradino Ariosti di Bologna, permette di ricostruire in parte la biografia del militare. Nato nell’ultimo decennio del Seicento, appena poté si arruolò al servizio dell’esercito austriaco ed entrò al servizio di Carlo VI, prese parte alla guerra contro i Turchi del 1716-1718, e a quella di successione polacca del 1733-1735 e a un nuovo conflitto contro gli ottomani del 1736-1739.Rimase tutta la sua vita nell’esercito asburgico fino e oltre al conseguimento della carica di Generale di Battaglia. Attraverso le lettere si evincono le vicissitudini familiari, come i problemi che ebbe con il fratello Lorenzo, dissipatore del patrimonio avito, problemi spesso risolti grazie all’intervento del senatore Corradino, che favorì anche il suo matrimonio con Francesca baronessa di Mordax e Pontendorf, dalla quale ebbe un figlio maschio e due femmine. Gli ultimi anni della carriera militare dell’Ariosti sono meno documentati per il progressivo diradarsi degli scambi epistolari con il parente bolognese, a causa di una grave mancanza nei confronti di sua figlia Costanza, che era stata affidata alla famiglia del militare per essere educata in Austria, ma in occasione della partenza per la Transilvania con tutta la famiglia, la ragazza fu spedita a casa frettolosamente. L’Ariosti morì, dopo essersi ritirato a Vienna, nella sua casa in Mariahilfestrasse, nel 1766. Nelle sue lettere traspare l’interesse per i bottini di guerra, come stendardi, bandiere e cavalli, inviati in omaggio anche al senatore Corradino. Durante il periodo in Transilvania trovò interesse nel trascrivere epigrafi romane, rinvenute durante i lavori di fortificazione delle città, le fece ricopiare e le inviò a Scipione Maffei; il medesimo interesse è testimoniato anche dalla composizione di un codice di iscrizioni torinesi, realizzato durante il suo soggiorno in quella città; anche questa volta il codice passò in mano di Maffei, ed è ora conservato nella biblioteca Capitolare di Verona.
9788896548066
Epigrafia; erudizione; Italia; Ungheria
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