Lo studio si snoda lungo i secoli dell’età moderna, un laboratorio di tentativi e di provvedimenti per contenere il numero dei poveri. A partire dai primi decenni del Cinquecento in Italia, come in Europa, il fenomeno del pauperismo assunse dimensioni allarmanti. Le autorità di governo reagirono adottando provvedimenti coercitivi per allontanare o ridurre al lavoro i poveri abili e stigmatizzando l’immagine del povero ‘ozioso’. Nel contempo esse appoggiarono o avviarono iniziative per aiutare i bisognosi meritevoli accogliendoli in apposite strutture o fornendo aiuti a domicilio. Il fine delle politiche assistenziali era di conservare l’ordine sociale e tutelare le norme etiche vigenti. In questo contesto la carità rappresentò un importante strumento disciplinante. Essa, infatti, era concessa solo a quanti dimostravano una condotta conforme ai valori costitutivi della società, che si possono riassumere nel rispetto dell’etica del lavoro, dell’onore e dell'istituto familiare. L’atteggiamento nei confronti dei poveri restò pressoché identico sino all’età dei Lumi. Certo, i programmi assistenziali settecenteschi non furono un’esatta riproduzione di quelli cinquecenteschi. L’obiettivo di impiegare al meglio le risorse caritative spinse le autorità di governo ad avviare indagini statistiche per conoscere con precisione il numero e il profilo degli indigenti. In particolare, l’etica del lavoro diventò lo strumento privilegiato nella lotta contro la mendicità. Alcuni mutamenti, dunque, si verificarono, ma furono variazioni sul tema. Le iniziative più decise restarono confinate nelle pagine dei trattati, non riuscendo a incidere profondamente sulla realtà.

Per carità. Poveri e politiche assistenziali nell'Italia moderna

GARBELLOTTI, Marina
2013

Abstract

Lo studio si snoda lungo i secoli dell’età moderna, un laboratorio di tentativi e di provvedimenti per contenere il numero dei poveri. A partire dai primi decenni del Cinquecento in Italia, come in Europa, il fenomeno del pauperismo assunse dimensioni allarmanti. Le autorità di governo reagirono adottando provvedimenti coercitivi per allontanare o ridurre al lavoro i poveri abili e stigmatizzando l’immagine del povero ‘ozioso’. Nel contempo esse appoggiarono o avviarono iniziative per aiutare i bisognosi meritevoli accogliendoli in apposite strutture o fornendo aiuti a domicilio. Il fine delle politiche assistenziali era di conservare l’ordine sociale e tutelare le norme etiche vigenti. In questo contesto la carità rappresentò un importante strumento disciplinante. Essa, infatti, era concessa solo a quanti dimostravano una condotta conforme ai valori costitutivi della società, che si possono riassumere nel rispetto dell’etica del lavoro, dell’onore e dell'istituto familiare. L’atteggiamento nei confronti dei poveri restò pressoché identico sino all’età dei Lumi. Certo, i programmi assistenziali settecenteschi non furono un’esatta riproduzione di quelli cinquecenteschi. L’obiettivo di impiegare al meglio le risorse caritative spinse le autorità di governo ad avviare indagini statistiche per conoscere con precisione il numero e il profilo degli indigenti. In particolare, l’etica del lavoro diventò lo strumento privilegiato nella lotta contro la mendicità. Alcuni mutamenti, dunque, si verificarono, ma furono variazioni sul tema. Le iniziative più decise restarono confinate nelle pagine dei trattati, non riuscendo a incidere profondamente sulla realtà.
9788843067862
carità; poveri; politiche assistenziali; cittadinanza; onore
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