Il saggio affronta il fenomeno dell’auto-traduzione che, nell’ambito del più vasto esercizio di traduzione da una lingua all’altra, presenta la caratteristica peculiare che in esso non si può verificare fraintendimento alcuno. Il pericolo è semmai quello di creare un testo che può diventare un secondo originale, differente da quello di partenza. Per quel che riguarda il periodo medievale le opere anonime che rientrano nella “categoria” di auto-traduzione costituiscono un manipolo alquanto esiguo. Nella maggior parte dei casi si tratta soprattutto di affermazioni fittizie esibite dall’autore nel prologo. In altri casi si parla, sempre nel prologo, di testi tradotti da più lingue, come accade ad esempio nel romanzo “Paris et Vienne” di Pierre de la Cépède, nella dedica del “Tirant lo Blanc” di Joanot Martorell o nel prologo dei “Mandeville’s Travels” del manoscritto cottoniano TITUS.C.X. della British Library. Nella seconda parte del saggio viene analizzato uno dei volgarizzamenti francesi della “Consolatio Philosophiae” di Boezio, quello tràdito dal manoscritto fr. 821 della BnF che conserva una delle redazioni della cosiddetta versione 8 attribuita a Bonaventura da Demena. Nel prologo l’autore afferma infatti non solo di aver tradotto il testo in francese, ma anche in “vulgar latin”, cioè in italiano, esercizio di auto-traduzione la cui veridicità sembra essere testimoniata dal volgarizzamento veneto di questa versione, contenuto nel ms. 212 della Biblioteca Civica di Verona.

L'auto-traduzione medievale e gli inganni dei copisti

BABBI, Anna Maria
2012

Abstract

Il saggio affronta il fenomeno dell’auto-traduzione che, nell’ambito del più vasto esercizio di traduzione da una lingua all’altra, presenta la caratteristica peculiare che in esso non si può verificare fraintendimento alcuno. Il pericolo è semmai quello di creare un testo che può diventare un secondo originale, differente da quello di partenza. Per quel che riguarda il periodo medievale le opere anonime che rientrano nella “categoria” di auto-traduzione costituiscono un manipolo alquanto esiguo. Nella maggior parte dei casi si tratta soprattutto di affermazioni fittizie esibite dall’autore nel prologo. In altri casi si parla, sempre nel prologo, di testi tradotti da più lingue, come accade ad esempio nel romanzo “Paris et Vienne” di Pierre de la Cépède, nella dedica del “Tirant lo Blanc” di Joanot Martorell o nel prologo dei “Mandeville’s Travels” del manoscritto cottoniano TITUS.C.X. della British Library. Nella seconda parte del saggio viene analizzato uno dei volgarizzamenti francesi della “Consolatio Philosophiae” di Boezio, quello tràdito dal manoscritto fr. 821 della BnF che conserva una delle redazioni della cosiddetta versione 8 attribuita a Bonaventura da Demena. Nel prologo l’autore afferma infatti non solo di aver tradotto il testo in francese, ma anche in “vulgar latin”, cioè in italiano, esercizio di auto-traduzione la cui veridicità sembra essere testimoniata dal volgarizzamento veneto di questa versione, contenuto nel ms. 212 della Biblioteca Civica di Verona.
9788860555359
Auto-traduzione; Traduzione; Copisti
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11562/427967
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