Questo lavoro si propone di realizzare uno studio critico della procedura espropriativa francese, della sua evoluzione, nonché della relazione tra quest’ultima e la pianificazione territoriale, l’urbanismo, con brevi cenni anche all’ urbanismo sociale. In questo contesto, lo Stato può sicuramente essere considerato il soggetto più importante della procedura espropriativa francese. Se, infatti, esso è ancora oggi l’unico detentore del monopolio per la realizzazione di tale procedura, i soggetti tramite i quali opera - enti pubblici territorialmente localizzati, società a pubblica gestione e privati con finalità pubbliche - si sono diversificati e moltiplicati nel tempo. Così come - negli anni - si sono moltiplicate anche le procedure stesse, rivelando, a seconda del periodo storico nel quale sono intervenute, il preciso obiettivo sociale che ne aveva determinato la creazione. La strutturazione stessa dello svolgimento della procedura espropriativa classica si è andata cristallizzandosi in due fasi peculiari, affidate a due soggetti statali profondamente diversi, ossia il prefetto e il giudice. La faticosa ricerca di un equilibrio tra interesse pubblico e interessi privati, l’ancora poco chiara distinzione tra amministrazione attiva e giudiziale, hanno fatto dell’esperimento francese il banco di prova per valutare l’effettiva giustiziabilità del sistema e per verificare se gli ingranaggi approntati fossero in grado di tutelare il proprietario senza mettere a repentaglio l’interesse pubblico. L’interesse generale obiettivato ha premuto per avere una legislazione corrispondente alle esigenze di uno Stato oramai del tutto antropoformizzato. Tuttavia la prosperità e la crescita nazionale, la volontà di realizzare grandi opere pubbliche hanno richiesto nuove regole espropriative, caratterizzate da un peso sempre minore della magistratura ordinaria. Da qui ha preso il via tutta una “espropriazione” emergenziale e sociale. Sempre da qui si è mossa una legislazione importante ed in continua evoluzione per quel che concerne la pianificazione edilizia e l’attuazione di programmi di gestione del territorio tesi - in un primo tempo - a sostituire e, successivamente, ad integrare il procedimento espropriativo. Lo strumento giuridico ablativo per eccellenza, quindi, è stato progressivamente celato dietro la pianificazione territoriale. La massiccia opera di gestione del territorio ha sempre avuto - o perlomeno si è sempre cercato di nasconderla dietro - una precisa vocazione “sociale”. Proprio tale ottica ha progressivamente cercato di imporsi sul concetto di proprietà privata, legittimando una nuova era espropriativa ed una nuova ottica di urbanizzazione. In un progetto di più ampio respiro, nella legislazione in materia urbanistica e in quella materia di esproprio, sono intervenute notevoli modifiche, tutte volte ad armonizzare i due indirizzi, con la finalità di evitare ogni possibile contraddizione tra l’operazione progettata e i piani urbanistici. Proprio in riferimento alla pianificazione, vi è stato il progressivo sviluppo di differenti sistemi di gestione ed organizzazione del territorio. Tali strumenti consentivano la c.d. “acquisizione di beni immobiliari”, ossia di terreni non in maniera diretta, - ossia evitando l’utilizzo della procedura di esproprio - bensì in maniera indiretta, per esempio, imponendo una vocazione relativa al soddisfacimento dei bisogni collettivi all’area. Pertanto, ciò che lentamente avvenne nell’esperienza francese, fu un progressivo e duplice cambiamento. Da un lato, infatti, si tese sempre più, per soddisfare esigenze di pianificazione e urbanizzazione della collettività, ad utilizzare strumenti “indiretti”. Una lenta “caduta in desuetudine” delle procedure espropriative costituì, sicuramente, il segnale più chiaro di tale modifica. Dall’altro vi fu una “virata” per quanto riguarda l’oggetto di ciò che veniva “socialmente proclamato come pubblico”: non più il terreno, bensì l’edificio su di esso insistente. Entrambi questi cambiamenti - come spesso avviene nella storia - furono frutto delle modificate esigenze sociali e furono caratterizzati, pertanto, da un lento e continuo perfezionamento. Proprio il predetto profilo “sociale” - utilizzato come finalità dei cambiamenti pianificatori - aiutò notevolmente l’espansione dell’urbanismo e la sua sempre maggiore qualificazione. A partire dagli anni ’70, l’urbanismo sociale in Francia venne a costituire una forma di manifestazione di un progetto collettivo di più ampio respiro, ossia quello del tentativo di armonizzazione dei diversi frangenti sociali. Tale essenziale obbiettivo è stato perseguito tramite l’uso calcolato e ragionato della diversificazione sociale - nell’ottica più positiva della stessa -. La pianificazione urbanistica e l’urbanismo – hanno virato la loro struttura per rispondere alle nuove esigenze di edificazione sociale.

This paper aims to make a critical study of French expropriation proceedings, its evolution and the relationship between it and the land planning, town planning, also with a brief to social urbanism. In this context, the state can certainly be considered the most important subject of the French expropriation proceedings . If, in fact, it is still the only monopoly for the realization of this procedure, the subjects with which it works - public entities territorially localized, public administrations and private companies with public purpose - have multiplied and diversified over time . So - over the years - the procedures have multiplied themselves, revealing the historical period in which they occurred, the precise social goal that determinated the creation. The structuring of the same course of classic expropriation proceedings has crystallized in two different phases, assigned to two very different state subjects, the prefect and the judge. The arduous search for a balance between public interest and private interests, the unclear distinction between active and judicial administration, have done of the French experiment the test for assessing the actual justiciability of the system and for seeing if the gears prepared were able to protect the owner without jeopardizing the public interest. The public objectified interest pressed to have legislation corresponding to the needs of a already completely anthropomorphized State. However, the prosperity and national growth, the desire to create large public works ,demanded new expropriation rules, characterized by an increasingly smaller weight of the ordinary courts. From there began the emergency and social "expropriation". Also from here began an important and evolving legislation as far as regards the planning and implementation of housing programs, land management oriented - at first - to replace and then to integrate the expropriation proceedings. The ablative legal instrument for excellence, has been gradually concealed behind the land planning. The massive work of land management has always had - or at least has always tried to hide - a clear social call. Just this perspective has gradually tried to impose itself on the concept of private property, legitimizing a new expropriation age and a new perspective of urbanization. In a larger project ,in the urbanistic and expropriation legislation , significant changes have occurred, all aimed at harmonizing the two addresses, with the aim to avoid any possible contradiction between the proposed transaction and urban plans. Just in regard to planning, there has been a gradual development of different systems of management and organization of the territory. These tools allow the SO-CALLED "Acquisition of real estate", that is ,of land not directly – that is without the expropriation procedure - but in an indirect way, for example, by imposing a vocation related to meeting the collective needs of the area. Therefore, what slowly happened in the French experience , was a progressive and twofold change.On the one hand, it was increasingly stretched to meet the community planning and urbanization needs , to use indirect tools. A slow "fall into disuse" of expropriation procedures established, surely, the clearest signal of this change. Secondly, there was a "turn" as regards the object of what was "socially proclaimed as a public" no longer the land, but the building on it insistently. Both of these changes - as often happens in history - were the result of changed social needs and were characterized, therefore, by a slow and continuous improvement. Just the above mentioned "social"profile - used as a purpose of the planner changes - greatly helped the expansion of urbanism and its always better qualification. Since the '70s, the social urbanism in France came to constitute a form of manifestation of a broader collective project, namely the attempt to harmonize the different social predicaments. The essential goal was pursued through a calculated use and rational social diversification –with a more positive view of the same . The city planning and urbanism - have turned their structure to meet the new needs of social construction.

L'expropriation et le nouvelle urbanisme en France: uno studio critico

BETTOLI, Maria Rita
2012

Abstract

Questo lavoro si propone di realizzare uno studio critico della procedura espropriativa francese, della sua evoluzione, nonché della relazione tra quest’ultima e la pianificazione territoriale, l’urbanismo, con brevi cenni anche all’ urbanismo sociale. In questo contesto, lo Stato può sicuramente essere considerato il soggetto più importante della procedura espropriativa francese. Se, infatti, esso è ancora oggi l’unico detentore del monopolio per la realizzazione di tale procedura, i soggetti tramite i quali opera - enti pubblici territorialmente localizzati, società a pubblica gestione e privati con finalità pubbliche - si sono diversificati e moltiplicati nel tempo. Così come - negli anni - si sono moltiplicate anche le procedure stesse, rivelando, a seconda del periodo storico nel quale sono intervenute, il preciso obiettivo sociale che ne aveva determinato la creazione. La strutturazione stessa dello svolgimento della procedura espropriativa classica si è andata cristallizzandosi in due fasi peculiari, affidate a due soggetti statali profondamente diversi, ossia il prefetto e il giudice. La faticosa ricerca di un equilibrio tra interesse pubblico e interessi privati, l’ancora poco chiara distinzione tra amministrazione attiva e giudiziale, hanno fatto dell’esperimento francese il banco di prova per valutare l’effettiva giustiziabilità del sistema e per verificare se gli ingranaggi approntati fossero in grado di tutelare il proprietario senza mettere a repentaglio l’interesse pubblico. L’interesse generale obiettivato ha premuto per avere una legislazione corrispondente alle esigenze di uno Stato oramai del tutto antropoformizzato. Tuttavia la prosperità e la crescita nazionale, la volontà di realizzare grandi opere pubbliche hanno richiesto nuove regole espropriative, caratterizzate da un peso sempre minore della magistratura ordinaria. Da qui ha preso il via tutta una “espropriazione” emergenziale e sociale. Sempre da qui si è mossa una legislazione importante ed in continua evoluzione per quel che concerne la pianificazione edilizia e l’attuazione di programmi di gestione del territorio tesi - in un primo tempo - a sostituire e, successivamente, ad integrare il procedimento espropriativo. Lo strumento giuridico ablativo per eccellenza, quindi, è stato progressivamente celato dietro la pianificazione territoriale. La massiccia opera di gestione del territorio ha sempre avuto - o perlomeno si è sempre cercato di nasconderla dietro - una precisa vocazione “sociale”. Proprio tale ottica ha progressivamente cercato di imporsi sul concetto di proprietà privata, legittimando una nuova era espropriativa ed una nuova ottica di urbanizzazione. In un progetto di più ampio respiro, nella legislazione in materia urbanistica e in quella materia di esproprio, sono intervenute notevoli modifiche, tutte volte ad armonizzare i due indirizzi, con la finalità di evitare ogni possibile contraddizione tra l’operazione progettata e i piani urbanistici. Proprio in riferimento alla pianificazione, vi è stato il progressivo sviluppo di differenti sistemi di gestione ed organizzazione del territorio. Tali strumenti consentivano la c.d. “acquisizione di beni immobiliari”, ossia di terreni non in maniera diretta, - ossia evitando l’utilizzo della procedura di esproprio - bensì in maniera indiretta, per esempio, imponendo una vocazione relativa al soddisfacimento dei bisogni collettivi all’area. Pertanto, ciò che lentamente avvenne nell’esperienza francese, fu un progressivo e duplice cambiamento. Da un lato, infatti, si tese sempre più, per soddisfare esigenze di pianificazione e urbanizzazione della collettività, ad utilizzare strumenti “indiretti”. Una lenta “caduta in desuetudine” delle procedure espropriative costituì, sicuramente, il segnale più chiaro di tale modifica. Dall’altro vi fu una “virata” per quanto riguarda l’oggetto di ciò che veniva “socialmente proclamato come pubblico”: non più il terreno, bensì l’edificio su di esso insistente. Entrambi questi cambiamenti - come spesso avviene nella storia - furono frutto delle modificate esigenze sociali e furono caratterizzati, pertanto, da un lento e continuo perfezionamento. Proprio il predetto profilo “sociale” - utilizzato come finalità dei cambiamenti pianificatori - aiutò notevolmente l’espansione dell’urbanismo e la sua sempre maggiore qualificazione. A partire dagli anni ’70, l’urbanismo sociale in Francia venne a costituire una forma di manifestazione di un progetto collettivo di più ampio respiro, ossia quello del tentativo di armonizzazione dei diversi frangenti sociali. Tale essenziale obbiettivo è stato perseguito tramite l’uso calcolato e ragionato della diversificazione sociale - nell’ottica più positiva della stessa -. La pianificazione urbanistica e l’urbanismo – hanno virato la loro struttura per rispondere alle nuove esigenze di edificazione sociale.
procedura espropriativa francese; pianificazione urbanistica francese
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11562/412737
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