Nell’arco di una carriera durata all’incirca quarant’anni Paolo Veronese (1528 – 1588) si servì della collaborazione di un’attiva bottega, composta da membri fissi, a partire dal fratello Benedetto (1535/38 – 1598) oltre che di aiutanti cosiddetti ‘occasionali’. Dopo la morte del maestro però, i suoi famigliari garantirono continuità all’atelier fondando quell’episodio unico per la storia dell’arte veneta che passa sono il nome di Haeredes Pauli Caleari Veronensis. Affrontando l’argomento ‘bottega di Paolo Veronese’ nel suo complesso gli studiosi hanno solitamente preferito conferire un taglio prettamente formalistico, volto a risolvere problemi inerenti il riconoscimento del grado di collaborazione di aiuti all’interno di opere firmate dal maestro. Un problema di conoissership quindi, che non è sicuramente sufficiente a spiegare un fenomeno organico, vasto e complesso, come quello delle botteghe venete del Rinascimento in generale, ancor meno può bastare a illuminarci relativamente a quella, composita e ampia, dei Caliari. È stato quindi necessario pensare a un metodo alternativo, che rivedesse il problema e lo contestualizzasse, cercando anche di approfondire aspetti relativi alla giovinezza e alla prima formazione dello stesso Paolo, per cercare di ricostruire un profilo quanto più possibile completo del pittore e dell’uomo. È sull’analisi di queste premesse che è stata impostata la prima parte del lavoro. Diversamente la seconda parte è incentrata sul tentativo di chiarire in che modo Paolo organizzò il lavoro sia dentro che fuori la bottega, soprattutto concentrandomi sull’analisi di alcuni casi specifici del vasto corpus grafico di cui disponiamo circa l’artista (e di alcuni suoi assistenti), nella convinzione che la comprensione dei meccanismi produttivi di questa bottega necessiti proprio di un’analisi del materiale progettuale e di studio. La seconda parte si apre proprio per questo con l’analisi di un caso di studio preciso, rappresentato dalla Incoronazione della Vergine dipinta per la chiesa di Ognissanti, per la quale ho proceduto ad un attento studio del materiale grafico a disposizione secondo le metodologie proposte. Nei due capitoli conclusivi della ricerca l’attenzione è stata rivolta all’approfondimento, in genere scarsamente considerato dalla critica, degli Haeredes Pauli. Qui è stato necessario riconsiderare non solo fatti storici e contestuali, ma ho anche proceduto ad una rilettura delle fonti e dei documenti noti, che sono stati poi incrociati con notizie archivistiche inedite. Nel complesso il lavoro ha tentato di dimostrare che il successo raggiunto dall’inedito sodalizio passa attraverso il mantenimento dei sistemi organizzativi adottati dal maestro oltre che dalla continuità dei rapporti con la committenza mantenuti prima da Benedetto, alla guida degli Haeredes e quindi dei nipoti Gabriele (1568 – 1631) e Carletto (1570 – 1596), e dopo il 1598 dallo stesso Gabriele. Se per Carletto le principali novità emerse sono relative alla sua presunta formazione presso la bottega di Francesco Dal Ponte, detto Bassano, è riguardo al figlio primogenito Gabriele che la ricerca si presenta come maggiormente originale e ricca di spunti. Tramite una ampia contestualizzazione di alcuni documenti recuperati presso gli archivi veneziani sono infatti emersi indizi che hanno permesso di accertare che continuò l’attività pittorica anche nel Seicento, ed inoltre mi ha permesso di ricostruire un network di rapporti e contatti che consentono di avanzare nuove ipotesi circa la sua attività come mercante.

In his artistic career, spanning nearly four decades, Paolo Veronese (1528 – 1588) took advantage of the active collaboration of his fruitful workshop which was comprised of permanent members, such as his brother Benedetto, and the so-called 'collaboratori occasionali'. After the master’s death, the atelier’s continuity was ensured by the artist’s family, whose members acted as Haeredes Pauli Caleari Veronensis, a unique example in the history of Venetian art. When considering the artist’s workshop, academia’s attention has focused on the identification of helpers’ cooperation within the master’s works. Such a formalistic approach, however, does not fully elucidate the complex phenomenon of Renaissance Venitian botteghe nor does it enlighten the broad artistic production of Caliari. Therefore, in order to extensively reconsider these aspects, an alternative methodology has been chosen for the present work. While the first part investigates issues related to the youth and early training of Veronese - aiming at reconstructing a complete, re-contextualized profile of the artist - the second clarifies Paolo’s working pattern by focusing on the analysis of specific drawings taken from the large corpus of the artist (and, partly, of his assistants). Understanding the mechanisms of production within the workshop, in fact, requires a deep analysis of the graphic material. This is what the proposed case study of the Coronation of the Virgin for the Venetian church of Ognissanti tries to demonstrate. The final section is dedicated to the Haeredes Pauli, a topic barely touched upon by previous scholarship. The reconsideration of historical facts and sources, together with the analysis of unpublished documents, demonstrates that the success of the Haeredes – the brother Benedetto and the grandchildren Gabriele and Carletto - was achieved by preserving the master’s organizational systems and by enduring contacts with patrons. While the most interesting considerations of Carletto are principally related to his training in the workshop of Francesco Dal Ponte (Bassano), investigation on Gabriele revealed new and original insights: documents recovered from Venetian archives not only proved his activity as a painter across the seventeenth century, but also allowed the setting forth of hypotheses about his role as a merchant.

La bottega di Paolo Veronese tra Verona e Venezia: 1528 - 1588

DALLA COSTA, Thomas
2012

Abstract

Nell’arco di una carriera durata all’incirca quarant’anni Paolo Veronese (1528 – 1588) si servì della collaborazione di un’attiva bottega, composta da membri fissi, a partire dal fratello Benedetto (1535/38 – 1598) oltre che di aiutanti cosiddetti ‘occasionali’. Dopo la morte del maestro però, i suoi famigliari garantirono continuità all’atelier fondando quell’episodio unico per la storia dell’arte veneta che passa sono il nome di Haeredes Pauli Caleari Veronensis. Affrontando l’argomento ‘bottega di Paolo Veronese’ nel suo complesso gli studiosi hanno solitamente preferito conferire un taglio prettamente formalistico, volto a risolvere problemi inerenti il riconoscimento del grado di collaborazione di aiuti all’interno di opere firmate dal maestro. Un problema di conoissership quindi, che non è sicuramente sufficiente a spiegare un fenomeno organico, vasto e complesso, come quello delle botteghe venete del Rinascimento in generale, ancor meno può bastare a illuminarci relativamente a quella, composita e ampia, dei Caliari. È stato quindi necessario pensare a un metodo alternativo, che rivedesse il problema e lo contestualizzasse, cercando anche di approfondire aspetti relativi alla giovinezza e alla prima formazione dello stesso Paolo, per cercare di ricostruire un profilo quanto più possibile completo del pittore e dell’uomo. È sull’analisi di queste premesse che è stata impostata la prima parte del lavoro. Diversamente la seconda parte è incentrata sul tentativo di chiarire in che modo Paolo organizzò il lavoro sia dentro che fuori la bottega, soprattutto concentrandomi sull’analisi di alcuni casi specifici del vasto corpus grafico di cui disponiamo circa l’artista (e di alcuni suoi assistenti), nella convinzione che la comprensione dei meccanismi produttivi di questa bottega necessiti proprio di un’analisi del materiale progettuale e di studio. La seconda parte si apre proprio per questo con l’analisi di un caso di studio preciso, rappresentato dalla Incoronazione della Vergine dipinta per la chiesa di Ognissanti, per la quale ho proceduto ad un attento studio del materiale grafico a disposizione secondo le metodologie proposte. Nei due capitoli conclusivi della ricerca l’attenzione è stata rivolta all’approfondimento, in genere scarsamente considerato dalla critica, degli Haeredes Pauli. Qui è stato necessario riconsiderare non solo fatti storici e contestuali, ma ho anche proceduto ad una rilettura delle fonti e dei documenti noti, che sono stati poi incrociati con notizie archivistiche inedite. Nel complesso il lavoro ha tentato di dimostrare che il successo raggiunto dall’inedito sodalizio passa attraverso il mantenimento dei sistemi organizzativi adottati dal maestro oltre che dalla continuità dei rapporti con la committenza mantenuti prima da Benedetto, alla guida degli Haeredes e quindi dei nipoti Gabriele (1568 – 1631) e Carletto (1570 – 1596), e dopo il 1598 dallo stesso Gabriele. Se per Carletto le principali novità emerse sono relative alla sua presunta formazione presso la bottega di Francesco Dal Ponte, detto Bassano, è riguardo al figlio primogenito Gabriele che la ricerca si presenta come maggiormente originale e ricca di spunti. Tramite una ampia contestualizzazione di alcuni documenti recuperati presso gli archivi veneziani sono infatti emersi indizi che hanno permesso di accertare che continuò l’attività pittorica anche nel Seicento, ed inoltre mi ha permesso di ricostruire un network di rapporti e contatti che consentono di avanzare nuove ipotesi circa la sua attività come mercante.
Paolo Veronese; bottega; Benedetto Caliari; Gabriele Caliari; Carletto Caliari; Venezia XVI secolo
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