Il lavoro esplora i luoghi dell’opera di Hannah Arendt dedicati all’esperienza politica dell’antica Roma. Si tratta di un tema solitamente trascurato dalla critica a favore del meglio noto e più esplorato paradigma della polis greca. Nel pensiero di Arendt le due dimensioni metapolitiche e categoriali “antico” e “moderno” si costituiscono letteralmente a vicenda: l’una illumina e suggerisce il significato dell’altra. Attraverso il modello della polis greca e il paradigma romano, Arendt decostruisce l’apparato categoriale della modernità e delinea la propria fenomenologia del politico, la ricostruzione del significato esistenziale e delle strutture immanenti della prassi e della pluralità umane. La giusta consapevolezza dell’importanza della riflessione sulla romanitas nello sviluppo del pensiero di Arendt è stata offerta dalla pubblicazione degli appunti personali: i Denktagebuch, avvenuta nel 2002. Questo materiale testimonia di un perdurante interesse della pensatrice per l’orizzonte concettuale romano, particolarmente intenso durante la prima metà degli anni Cinquanta allorché Arendt si dedica alla lettura delle opere di Cicerone. Sono questi anni decisivi per l’opera arendtiana, anni di gestazione dei principali testi politici. Il materiale contenuto nei Denktagebuch svela le radici profonde delle tesi in essi sviluppate, mostrando un lavoro di preparazione alimentato dall’intensa riflessione e annotazione delle opere di autori latini. Il presente lavoro si è basato in gran parte su questo materiale, mettendo in luce i punti dove la riflessione arendtiana sulla romanitas si rivela maggiormente coerente e organica alla fenomenologia del politico che emerge nell’opera resa alle stampe. Attraverso un dettagliato confronto con l’opera di Cicerone il presenta lavoro pone in rilievo il tema del repubblicanesimo arendtiano nonché il tema delle strutture formalizzanti del politico quali la sfera giuridica (ius, lex) e la fondazione. In particolare, l’analisi della romanitas ha permesso di complicare gli assunti grecocentrici del modello della polis e, dunque, la sovradeterminazione che spesso sembra avere il tema della spontaneità della prassi, non di rado intesa dagli interpreti come puro “evento” privo di struttura. In un certo senso si può dire che se il modello greco veicola una lettura post-moderna di Arendt, quello romano consente di rileggere in modo più coerente la nozione di praxis in un orizzonte repubblicano, integrando, cioè, il tema della prassi come evento privo di “arche” nella riflessione sulle strutture formalizzanti del diritto e della fondazione. Il presente lavoro segue da vicino questo tentativo di Arendt di risemantizzare, tramite l’aiuto degli antichi romani e in particolare di Cicerone, le strutture formalizzanti dello spazio politico. Il paradigma romano, inoltre, viene messo in costante paragone con il saggio di Arendt sulle rivoluzioni moderne, rilette attraverso il paradigma metastorico di “libertà degli antichi” e “libertà dei moderni”. La tesi sostenuta è che in Arendt vi sia un conflitto – esistenziale ancora prima che politico – tra le due libertà radicate in una diversa fenomenologia degli atti esistenziali. Questo conflitto emerge nel saggio sulle rivoluzioni nella forma di precise contrapposizioni: quelle tra diritti civili e diritti politici, libertà e liberazione, benessere e felicità pubblica, governo rappresentativo e repubblica, dove il primo termine delle opposizioni è fautore – come si tenta di porre in evidenza – di una tendenza spoliticizzante a cui Arendt attribuisce la deriva totalitaria della politica novecentesca.

The present work aims to explore Hannah Arendt’s thought from the point of view of her republicanism. In order to go into this aspect of her thought our analyses focus on the many places of her work where Arendt deals with ancient Romans’ political experience. This topic is often overlooked by critics in favor of better-known paradigm of the Greek “polis”. Phenomenological essentialism and political discourse in Arendt are always linked each other. Her political republicanism is rooted into a phenomenological essentialism becauase of the radicalism of a thought that starts form the interrogation about totalitarianism. Through the model of the Greek polis and the Roman paradigm Arendt deconstructs the categorical apparatus of modernity and outlines her own political phenomenology, her reconstruction of existential meaning and immanent structures of the political “praxis”. The proper awareness of the importance of reflection on the “romanitas” in the development of Arendt’s thought has been given by publication of personal notes: the Denktagebuch, in 2002. This material shows a continuing interest for the conceptual horizon of the Roman’s political experience, especially intense during the first half of the Fifties, when Arendt devoted to reading the works of Cicero. These are crucial years for the work of Arendt, years of gestation of the main political texts. The material contained in Denktagebuch reveals the deep roots of the theories developed in publical essays, showing preparatory work fueled by the intense reflection and recording of Latin authors like Cicero, Virgil, Lucan, Tacito. The present work is based largely on this material. It highlights the points where Arendt’s reflections on ancient Rome reveals more coherent with the phenomenology of politics that emerges in the works given to the press. Through a detailed analysis of Arendt’s reflection on Cicero, the present work emphasizes the theme of Arendt’s republicanism and the theme of the formal structures of the political like the legal sphere (“ius”, “lex”) and the central theme of the foundation. Theese analyses allows to complicate the grecocentric assumptions of the model of the polis and, therefore, the overdetermination that often seems to have the theme of “pure spontaneity practices”, often understood by the interpreters as a pure “event” unstructured. In a sense we can say that if the Greek model carries a post-modern reading of Arendt, the Roman one allows to read the arendtian idea of praxis in a more coherent Republican horizon, enphasizing especialliy the concpet of “law” and that of foundation of the public sphere. The present work follows closely Arendt’s attempt to give a new meaning to the theme of “law” through the help of the ancient Romans, especially of Cicero. The Roman paradigm, moreover, is put in constant comparison with Arendt’s essay on modern revolutions, read back through the meta-paradigm of “liberty of the ancients” and “liberty of the moderns”. The present work tries to highlights the presence in Arendt’s thougth of an existential conflict – even before politics – with the two kinds of liberties, both rooted in a phenomenology of existentil acts. The conflict emerges in the essay about revolutions throurgh definte opossitions: that between the civil and political rights; between freedom and liberation; private comfort and pubic happiness, representative government and republic. The present work tries to shows that in Arendt the first term of theese comparisons is a supporter of the modern “un-politics” trend that for Arendt is responsible of the Totalitarian drift of the Twentieth Century.

Fondazione senza fondamento. L'antica Roma nel pensiero di Hannah Arendt.

LAMEDICA, Eugenia
2012

Abstract

Il lavoro esplora i luoghi dell’opera di Hannah Arendt dedicati all’esperienza politica dell’antica Roma. Si tratta di un tema solitamente trascurato dalla critica a favore del meglio noto e più esplorato paradigma della polis greca. Nel pensiero di Arendt le due dimensioni metapolitiche e categoriali “antico” e “moderno” si costituiscono letteralmente a vicenda: l’una illumina e suggerisce il significato dell’altra. Attraverso il modello della polis greca e il paradigma romano, Arendt decostruisce l’apparato categoriale della modernità e delinea la propria fenomenologia del politico, la ricostruzione del significato esistenziale e delle strutture immanenti della prassi e della pluralità umane. La giusta consapevolezza dell’importanza della riflessione sulla romanitas nello sviluppo del pensiero di Arendt è stata offerta dalla pubblicazione degli appunti personali: i Denktagebuch, avvenuta nel 2002. Questo materiale testimonia di un perdurante interesse della pensatrice per l’orizzonte concettuale romano, particolarmente intenso durante la prima metà degli anni Cinquanta allorché Arendt si dedica alla lettura delle opere di Cicerone. Sono questi anni decisivi per l’opera arendtiana, anni di gestazione dei principali testi politici. Il materiale contenuto nei Denktagebuch svela le radici profonde delle tesi in essi sviluppate, mostrando un lavoro di preparazione alimentato dall’intensa riflessione e annotazione delle opere di autori latini. Il presente lavoro si è basato in gran parte su questo materiale, mettendo in luce i punti dove la riflessione arendtiana sulla romanitas si rivela maggiormente coerente e organica alla fenomenologia del politico che emerge nell’opera resa alle stampe. Attraverso un dettagliato confronto con l’opera di Cicerone il presenta lavoro pone in rilievo il tema del repubblicanesimo arendtiano nonché il tema delle strutture formalizzanti del politico quali la sfera giuridica (ius, lex) e la fondazione. In particolare, l’analisi della romanitas ha permesso di complicare gli assunti grecocentrici del modello della polis e, dunque, la sovradeterminazione che spesso sembra avere il tema della spontaneità della prassi, non di rado intesa dagli interpreti come puro “evento” privo di struttura. In un certo senso si può dire che se il modello greco veicola una lettura post-moderna di Arendt, quello romano consente di rileggere in modo più coerente la nozione di praxis in un orizzonte repubblicano, integrando, cioè, il tema della prassi come evento privo di “arche” nella riflessione sulle strutture formalizzanti del diritto e della fondazione. Il presente lavoro segue da vicino questo tentativo di Arendt di risemantizzare, tramite l’aiuto degli antichi romani e in particolare di Cicerone, le strutture formalizzanti dello spazio politico. Il paradigma romano, inoltre, viene messo in costante paragone con il saggio di Arendt sulle rivoluzioni moderne, rilette attraverso il paradigma metastorico di “libertà degli antichi” e “libertà dei moderni”. La tesi sostenuta è che in Arendt vi sia un conflitto – esistenziale ancora prima che politico – tra le due libertà radicate in una diversa fenomenologia degli atti esistenziali. Questo conflitto emerge nel saggio sulle rivoluzioni nella forma di precise contrapposizioni: quelle tra diritti civili e diritti politici, libertà e liberazione, benessere e felicità pubblica, governo rappresentativo e repubblica, dove il primo termine delle opposizioni è fautore – come si tenta di porre in evidenza – di una tendenza spoliticizzante a cui Arendt attribuisce la deriva totalitaria della politica novecentesca.
Hannah Arendt; fenomenologia; politica; Roma; virtus; repubblicanesimo; legge; diritto; ius; lex; Cicerone; fondazione
The present work aims to explore Hannah Arendt’s thought from the point of view of her republicanism. In order to go into this aspect of her thought our analyses focus on the many places of her work where Arendt deals with ancient Romans’ political experience. This topic is often overlooked by critics in favor of better-known paradigm of the Greek “polis”. Phenomenological essentialism and political discourse in Arendt are always linked each other. Her political republicanism is rooted into a phenomenological essentialism becauase of the radicalism of a thought that starts form the interrogation about totalitarianism. Through the model of the Greek polis and the Roman paradigm Arendt deconstructs the categorical apparatus of modernity and outlines her own political phenomenology, her reconstruction of existential meaning and immanent structures of the political “praxis”. The proper awareness of the importance of reflection on the “romanitas” in the development of Arendt’s thought has been given by publication of personal notes: the Denktagebuch, in 2002. This material shows a continuing interest for the conceptual horizon of the Roman’s political experience, especially intense during the first half of the Fifties, when Arendt devoted to reading the works of Cicero. These are crucial years for the work of Arendt, years of gestation of the main political texts. The material contained in Denktagebuch reveals the deep roots of the theories developed in publical essays, showing preparatory work fueled by the intense reflection and recording of Latin authors like Cicero, Virgil, Lucan, Tacito. The present work is based largely on this material. It highlights the points where Arendt’s reflections on ancient Rome reveals more coherent with the phenomenology of politics that emerges in the works given to the press. Through a detailed analysis of Arendt’s reflection on Cicero, the present work emphasizes the theme of Arendt’s republicanism and the theme of the formal structures of the political like the legal sphere (“ius”, “lex”) and the central theme of the foundation. Theese analyses allows to complicate the grecocentric assumptions of the model of the polis and, therefore, the overdetermination that often seems to have the theme of “pure spontaneity practices”, often understood by the interpreters as a pure “event” unstructured. In a sense we can say that if the Greek model carries a post-modern reading of Arendt, the Roman one allows to read the arendtian idea of praxis in a more coherent Republican horizon, enphasizing especialliy the concpet of “law” and that of foundation of the public sphere. The present work follows closely Arendt’s attempt to give a new meaning to the theme of “law” through the help of the ancient Romans, especially of Cicero. The Roman paradigm, moreover, is put in constant comparison with Arendt’s essay on modern revolutions, read back through the meta-paradigm of “liberty of the ancients” and “liberty of the moderns”. The present work tries to highlights the presence in Arendt’s thougth of an existential conflict – even before politics – with the two kinds of liberties, both rooted in a phenomenology of existentil acts. The conflict emerges in the essay about revolutions throurgh definte opossitions: that between the civil and political rights; between freedom and liberation; private comfort and pubic happiness, representative government and republic. The present work tries to shows that in Arendt the first term of theese comparisons is a supporter of the modern “un-politics” trend that for Arendt is responsible of the Totalitarian drift of the Twentieth Century.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/409537
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