Lo studio degli estimi cittadini rappresenta un tema classico della storiografia economica. Nonostante negli ultimi decenni si sia ridotta l’attenzione degli studiosi sugli estimi, c’è una vasta bibliografia sul tema. Con particolare riferimento alla città di Verona, gli studi hanno avuto per oggetto prevalentemente gli estimi redatti nei secoli XV, XVI e XVII. Il campione d’estimo del 1745, l'unico realizzato nel XVIII secolo, è stato esaminato fino ad oggi solo per sondaggi. In questa ricerca ho potuto, pertanto, esaminare materiale inedito che non era mai stato oggetto di studio. Ho compulsato la totalità delle fonti documentarie disponibili, senza operare nessuna campionatura, nella convinzione che la fonte fiscale merita di essere studiata in relazione alla città perché permette di avere un quadro realistico della struttura economica e sociale urbana in età moderna. Attraverso lo studio analitico del Campione d’Estimo del 1745 nelle sue tre componenti fondamentali, ovvero l’estimo maggiore che ascriveva tutti coloro che erano allibrati sopra le sette lire, l’estimo mediocre che annoverava i fuochi con cifra d’estimo compresa fra tre e sette lire ed, infine, l’estimo minore nel quale erano iscritti i cittadini con cifra d’estimo fino a tre lire, ho tentato di ricostruire la struttura economica e sociale della città di Verona, mettendo in evidenza vertici ed abissi di ricchezza. L’esame delle cifre d'estimo ha riguardato la totalità dei cittadini allibrati ed è stato reso possibile dalla buona conservazione del materiale di archivio. Lo studio dell’estimo cittadino ha permesso di descrivere la distribuzione del carico fiscale e conseguentemente della sottostante capacità reddituale fra i cittadini veronesi estimati. Le cifre d’estimo non forniscono, però, alcuna informazione sulle forme e sulle fonti della ricchezza dei fuochi veronesi a metà Settecento. Mi sono dedicato, pertanto, anche allo spoglio delle polizze presentate dagli stessi capifamiglia veronesi in ottemperanza ai proclami per la rinnovazione dell'Estimo della città allo scopo di esaminare le singole voci di entrata denunciate dai fuochi allibrati. In questo caso, però, il cattivo stato di conservazione di parte del materiale non ha consentito l’esame di tutte le polizze presentate. Nonostante questo, la documentazione disponibile e raccolta consente una significativa ricostruzione delle fonti della ricchezza delle famiglie veronesi. In particolare per gli iscritti all’estimo maggiore è stato possibile esaminare 54 delle 73 polizze presentate, per i fuochi registrati nell’estimo mediocre sono state consultate 83 polizze su un totale di 124. Per gli estimati minori sono state prese in considerazione, invece, soltanto le polizze dei cittadini che hanno dichiarato la professione o il mestiere e quelle delle famiglie patrizie: su un totale di 653 polizze è stato possibile compulsarne 500. I dati raccolti si riferiscono rispettivamente per ciascun gruppo al 74% , al 67% ed al 76% del totale delle polizze presentate e risultano pertanto ampiamente descrittivi della realtà esaminata. La rilevazione degli abitanti della città rappresentava, infine, un'importante attività preparatoria al vero e proprio lavoro estimale e veniva realizzata attraverso la compilazione delle cosiddette anagrafi contradali. I dati raccolti attraverso l’esame dei libretti anagrafici contradali, compilati per la redazione dell’Estimo del 1745, hanno fornito importanti informazioni sul tessuto urbano cittadino veronese di metà Settecento. Lo studio ha preso in esame la totalità dei fuochi censiti, entro il limite, però, della disponibilità dei registri. I libretti, conservati presso l’Archivio di Stato di Verona, coprono, da un punto di vista territoriale, il 63% dell’area cittadina. Si tratta di 29 contrade, su un totale di 46, che risultano equamente distribuite nell’area centrale, periferica ed extra moenia della città. Sebbene parziale, la documentazione disponibile fornisce una mole importante di informazioni sulla popolazione veronese ed ha permesso un’articolata analisi della realtà urbana. È stato possibile, pertanto, procedere allo studio delle strutture familiari, all'esame della condizione abitativa e del mercato degli affitti ed, infine, allo studio dei mestieri e delle professioni esercitati dai capifamiglia censiti. Dal punto di vista temporale la presente indagine si colloca a metà Settecento. Siamo al termine del cosiddetto “lungo Seicento”, un periodo che rappresenta un ciclo depressivo nell'economia italiana ed europea che abbraccia gli anni che vanno dal 1630 al 1750. Inoltre, proprio in quegli anni giunge a compimento la lenta e faticosa ricostruzione dei livelli demografici che la città di Verona aveva toccato negli anni precedenti la peste del 1630.

The thesis focuses on the analysis of historical administrative data collected from tax registers in the Italian city of Verona during 1745. The research is chronologically placed at the middle of the XVIII century. This period is known as the “long lasting century”, representative of the economic recession that Italy and other European countries went through during 1630-1750. During those years, it is accomplished a long and difficult reconstruction process of demographic levels affected by the plague the years before 1630 in the Verona area. The thesis is organized in 4 chapters. In the first chapter we present the data archives of the Verona urban area at the half of the XVIII century. These data sources are used further to elaborate an analysis of the urban social structure. The second chapter focuses on the family structure, the real estate market, professions and qualifications of people living in Verona during 1745 and registered in the tax archives of each district (anagrafi contradali). We analyze further the income distribution of the Italian households located in this area. In chapter 3 we study analytically the income nature of the richest families from Verona (with cifra d’estimo between 3 and 7 liras and those families with cifra d’estimo above 7 lira). Cifra d’estimo in the context of historical tax archives represents one’s ability to pay: the higher cifra d’estimo is, the highest the taxes one is expected to pay. This study is elaborated starting from the income statements denounced by the inhabitants of the Verona urban area. The fourth chapter highlights interesting conclusions concerning the income distribution of the poorest Italian families, with cifra d’estimo below 3 lira.

Struttura economica e redditi nell'economia veronese a metà del Settecento

BINETTI, Felice
2012

Abstract

Lo studio degli estimi cittadini rappresenta un tema classico della storiografia economica. Nonostante negli ultimi decenni si sia ridotta l’attenzione degli studiosi sugli estimi, c’è una vasta bibliografia sul tema. Con particolare riferimento alla città di Verona, gli studi hanno avuto per oggetto prevalentemente gli estimi redatti nei secoli XV, XVI e XVII. Il campione d’estimo del 1745, l'unico realizzato nel XVIII secolo, è stato esaminato fino ad oggi solo per sondaggi. In questa ricerca ho potuto, pertanto, esaminare materiale inedito che non era mai stato oggetto di studio. Ho compulsato la totalità delle fonti documentarie disponibili, senza operare nessuna campionatura, nella convinzione che la fonte fiscale merita di essere studiata in relazione alla città perché permette di avere un quadro realistico della struttura economica e sociale urbana in età moderna. Attraverso lo studio analitico del Campione d’Estimo del 1745 nelle sue tre componenti fondamentali, ovvero l’estimo maggiore che ascriveva tutti coloro che erano allibrati sopra le sette lire, l’estimo mediocre che annoverava i fuochi con cifra d’estimo compresa fra tre e sette lire ed, infine, l’estimo minore nel quale erano iscritti i cittadini con cifra d’estimo fino a tre lire, ho tentato di ricostruire la struttura economica e sociale della città di Verona, mettendo in evidenza vertici ed abissi di ricchezza. L’esame delle cifre d'estimo ha riguardato la totalità dei cittadini allibrati ed è stato reso possibile dalla buona conservazione del materiale di archivio. Lo studio dell’estimo cittadino ha permesso di descrivere la distribuzione del carico fiscale e conseguentemente della sottostante capacità reddituale fra i cittadini veronesi estimati. Le cifre d’estimo non forniscono, però, alcuna informazione sulle forme e sulle fonti della ricchezza dei fuochi veronesi a metà Settecento. Mi sono dedicato, pertanto, anche allo spoglio delle polizze presentate dagli stessi capifamiglia veronesi in ottemperanza ai proclami per la rinnovazione dell'Estimo della città allo scopo di esaminare le singole voci di entrata denunciate dai fuochi allibrati. In questo caso, però, il cattivo stato di conservazione di parte del materiale non ha consentito l’esame di tutte le polizze presentate. Nonostante questo, la documentazione disponibile e raccolta consente una significativa ricostruzione delle fonti della ricchezza delle famiglie veronesi. In particolare per gli iscritti all’estimo maggiore è stato possibile esaminare 54 delle 73 polizze presentate, per i fuochi registrati nell’estimo mediocre sono state consultate 83 polizze su un totale di 124. Per gli estimati minori sono state prese in considerazione, invece, soltanto le polizze dei cittadini che hanno dichiarato la professione o il mestiere e quelle delle famiglie patrizie: su un totale di 653 polizze è stato possibile compulsarne 500. I dati raccolti si riferiscono rispettivamente per ciascun gruppo al 74% , al 67% ed al 76% del totale delle polizze presentate e risultano pertanto ampiamente descrittivi della realtà esaminata. La rilevazione degli abitanti della città rappresentava, infine, un'importante attività preparatoria al vero e proprio lavoro estimale e veniva realizzata attraverso la compilazione delle cosiddette anagrafi contradali. I dati raccolti attraverso l’esame dei libretti anagrafici contradali, compilati per la redazione dell’Estimo del 1745, hanno fornito importanti informazioni sul tessuto urbano cittadino veronese di metà Settecento. Lo studio ha preso in esame la totalità dei fuochi censiti, entro il limite, però, della disponibilità dei registri. I libretti, conservati presso l’Archivio di Stato di Verona, coprono, da un punto di vista territoriale, il 63% dell’area cittadina. Si tratta di 29 contrade, su un totale di 46, che risultano equamente distribuite nell’area centrale, periferica ed extra moenia della città. Sebbene parziale, la documentazione disponibile fornisce una mole importante di informazioni sulla popolazione veronese ed ha permesso un’articolata analisi della realtà urbana. È stato possibile, pertanto, procedere allo studio delle strutture familiari, all'esame della condizione abitativa e del mercato degli affitti ed, infine, allo studio dei mestieri e delle professioni esercitati dai capifamiglia censiti. Dal punto di vista temporale la presente indagine si colloca a metà Settecento. Siamo al termine del cosiddetto “lungo Seicento”, un periodo che rappresenta un ciclo depressivo nell'economia italiana ed europea che abbraccia gli anni che vanno dal 1630 al 1750. Inoltre, proprio in quegli anni giunge a compimento la lenta e faticosa ricostruzione dei livelli demografici che la città di Verona aveva toccato negli anni precedenti la peste del 1630.
estimo; polizza; verona; settecento; anagrafi
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