TEACHING PRAGMATICS IN ITALIAN L2: AN EMPIRICAL STUDY IN A FOREIGN LANGUAGE CONTEXT ABSTRACT Gli studi che esaminano l’efficacia dell’insegnamento della pragmatica della L2 si sono moltiplicati negli ultimi anni producendo risultati piuttosto confortanti, tanto che è ormai pressoché unanime l’opinione che la pragmatica sia utilmente insegnabile e che sia quindi opportuno tentare di individuare empiricamente la modalità d’insegnamento più efficace. La maggior parte degli esperimenti didattici in questo ambito si basa sul confronto tra metodologie che variano lungo il continuum implicito – esplicito: al polo implicito si colloca un tipo di insegnamento che prevede la semplice esposizione a un input nel quale le strutture obiettivo siano frequenti e salienti, mentre al polo esplicito troviamo un approccio didattico di natura deduttiva in cui il rapporto tra forme e funzioni pragmatiche viene presentato dall’insegnante piuttosto che scoperto dall’apprendente. In questo studio vengo presentati i risultati di un esperimento che ha come obiettivo il confronto tra diversi metodi di insegnamento – il primo esperimento che riguarda la pragmatica dell’italiano insegnato come lingua straniera fuori d’Italia. Oggetto dell’esperimento sono in generale le modalità di realizzazione di due atti linguistici frequenti e potenzialmente minacciosi per la faccia, la richiesta e la protesta, e in particolare gli strumenti linguistici utilizzati per modularne la forza illocutoria in relazione alle variabili di distanza sociale, potere e livello di imposizione. Sono coinvolti nella ricerca (a) 42 adolescenti maltesi che imparano l’italiano presso un liceo di Malta, omogenei per età e livello di competenza ma divisi in tre classi soggette a trattamento differenziato; e (b) una stessa insegnante per tutti e tre i gruppi. Per la ricerca viene seguita una metodologia standard in studi di questo tipo. Ai tre gruppi di apprendenti viene prima somministrato un pre-test costituito da (a) un discourse completion test (DCT) scritto, (b) un role-play orale, e (c) un test a scelta multipla sull’uso degli strumenti di mitigazione. Poi, per sei settimane, i tre gruppi ricevono un trattamento didattico differenziato: nel gruppo Esplicito gli elementi pragmatici oggetto dell’indagine sono affrontati con un insegnamento esplicito, nel gruppo Implicito con un insegnamento implicito, mentre il gruppo di Controllo non ha alcun insegnamento pragmatico specifico, così come avviene di norma durante le lezioni d’italiano nella scuola frequentata dagli apprendenti. Al termine del trattamento i tre gruppi vengono nuovamente testati con uno strumento analogo a quello impiegato per il pre-test, e infine la verifica viene ripetuta a quattro mesi di distanza. I risultati indicano che entrambi i gruppi sperimentali migliorano rispetto al gruppo di Controllo. Tra i due il miglioramento si manifesta in misura pressoché uguale. Il gruppo Implicito manifesta miglioramento sia nel DCT che nel role-play, mentre nel gruppo Esplicito il miglioramento si manifesta esclusivamente nel DCT. Questo sembra suggerire che l’insegnamento esplicito possa essere efficace nel promuovere le conoscenze dichiarative ma non lo sviluppo delle conoscenze procedurali, necessarie per la produzione on-line. Lo studio contribuisce al dibattito sull’ insegnamento implicito vs. l’insegnamento esplicito della pragmatica, e si impegna a descrivere in modo accurato sia il trattamento differenziato da parte dell’insegnante che il ruolo importante degli strumenti utilizzati per il testing.

TEACHING PRAGMATICS IN ITALIAN L2: AN EMPIRICAL STUDY IN A FOREIGN LANGUAGE CONTEXT ABSTRACT Studies examining the effectiveness of teaching L2 pragmatics have increased in the past few years, showing a growing interest in the area of interlanguage pragmatics. Results are very encouraging, and agree that pragmatics is teachable, and pragmatic instruction outpaces the mere exposition to the target language. Therefore, research in the teaching of pragmatics has now directed its attention to identifying experimentally the most effective way of teaching. The majority of experiments in this area compare the effects of different types of interventions along the implicit-explicit continuum. This study presents the results of a classroom experiment aimed at comparing implicit and explicit instruction in the context of L2 Italian teaching. The targeted pragmatic features are the lexical and syntactic devices used to modify the illocutionary force of requests and complaints. The participants are (a) 42 Maltese native speakers studying Italian as a foreign language in a high school in Malta, of similar age and language competence randomly distributed in three classes; and (b) the same teacher for all three groups. A standard procedure is followed for the experiment. First a pre-test is administered, consisting of a written discourse completion task, an oral role-play and a multiple choice discourse completion task. Then, for six weeks the three classes receive different instructional treatments: in one class the targeted elements are directly dealt with through explicit teaching, in the second class through implicit teaching, while the third class receives no specific pragmatic teaching, as it is the norm in the school attended by the learners. Soon after the treatment the three groups are tested again with the same instruments used for the pre-test. Finally a delayed post-test is administered four months later. As expected, the two groups that receive the treatment outperform the Control group in the post-tests. However, results show marginal differences on the relative effectiveness of the teaching methods adopted. On the whole the Implicit group performs better in both the written and the oral production tasks, whereas the Explicit group shows significant improvement only in the written discourse completion task. This suggests that explicit instruction might be effective in promoting the acquisition of declarative pragmatic knowledge but not the development of the procedural knowledge needed for online oral production. The study thus contributes to the debate on implicit vs. explicit pragmatic teaching with a crucial methodological issue, namely the role of the testing instruments.

Teaching pragmatics in Italian L2: An empirical study in a foreign language context

GAUCI, Phyllis Anne
2012

Abstract

TEACHING PRAGMATICS IN ITALIAN L2: AN EMPIRICAL STUDY IN A FOREIGN LANGUAGE CONTEXT ABSTRACT Gli studi che esaminano l’efficacia dell’insegnamento della pragmatica della L2 si sono moltiplicati negli ultimi anni producendo risultati piuttosto confortanti, tanto che è ormai pressoché unanime l’opinione che la pragmatica sia utilmente insegnabile e che sia quindi opportuno tentare di individuare empiricamente la modalità d’insegnamento più efficace. La maggior parte degli esperimenti didattici in questo ambito si basa sul confronto tra metodologie che variano lungo il continuum implicito – esplicito: al polo implicito si colloca un tipo di insegnamento che prevede la semplice esposizione a un input nel quale le strutture obiettivo siano frequenti e salienti, mentre al polo esplicito troviamo un approccio didattico di natura deduttiva in cui il rapporto tra forme e funzioni pragmatiche viene presentato dall’insegnante piuttosto che scoperto dall’apprendente. In questo studio vengo presentati i risultati di un esperimento che ha come obiettivo il confronto tra diversi metodi di insegnamento – il primo esperimento che riguarda la pragmatica dell’italiano insegnato come lingua straniera fuori d’Italia. Oggetto dell’esperimento sono in generale le modalità di realizzazione di due atti linguistici frequenti e potenzialmente minacciosi per la faccia, la richiesta e la protesta, e in particolare gli strumenti linguistici utilizzati per modularne la forza illocutoria in relazione alle variabili di distanza sociale, potere e livello di imposizione. Sono coinvolti nella ricerca (a) 42 adolescenti maltesi che imparano l’italiano presso un liceo di Malta, omogenei per età e livello di competenza ma divisi in tre classi soggette a trattamento differenziato; e (b) una stessa insegnante per tutti e tre i gruppi. Per la ricerca viene seguita una metodologia standard in studi di questo tipo. Ai tre gruppi di apprendenti viene prima somministrato un pre-test costituito da (a) un discourse completion test (DCT) scritto, (b) un role-play orale, e (c) un test a scelta multipla sull’uso degli strumenti di mitigazione. Poi, per sei settimane, i tre gruppi ricevono un trattamento didattico differenziato: nel gruppo Esplicito gli elementi pragmatici oggetto dell’indagine sono affrontati con un insegnamento esplicito, nel gruppo Implicito con un insegnamento implicito, mentre il gruppo di Controllo non ha alcun insegnamento pragmatico specifico, così come avviene di norma durante le lezioni d’italiano nella scuola frequentata dagli apprendenti. Al termine del trattamento i tre gruppi vengono nuovamente testati con uno strumento analogo a quello impiegato per il pre-test, e infine la verifica viene ripetuta a quattro mesi di distanza. I risultati indicano che entrambi i gruppi sperimentali migliorano rispetto al gruppo di Controllo. Tra i due il miglioramento si manifesta in misura pressoché uguale. Il gruppo Implicito manifesta miglioramento sia nel DCT che nel role-play, mentre nel gruppo Esplicito il miglioramento si manifesta esclusivamente nel DCT. Questo sembra suggerire che l’insegnamento esplicito possa essere efficace nel promuovere le conoscenze dichiarative ma non lo sviluppo delle conoscenze procedurali, necessarie per la produzione on-line. Lo studio contribuisce al dibattito sull’ insegnamento implicito vs. l’insegnamento esplicito della pragmatica, e si impegna a descrivere in modo accurato sia il trattamento differenziato da parte dell’insegnante che il ruolo importante degli strumenti utilizzati per il testing.
L2 pragmatics; interlanguage pragmatics; second language acquisition; foreign language context; Italian L2; explicit vs. implicit instruction
TEACHING PRAGMATICS IN ITALIAN L2: AN EMPIRICAL STUDY IN A FOREIGN LANGUAGE CONTEXT ABSTRACT Studies examining the effectiveness of teaching L2 pragmatics have increased in the past few years, showing a growing interest in the area of interlanguage pragmatics. Results are very encouraging, and agree that pragmatics is teachable, and pragmatic instruction outpaces the mere exposition to the target language. Therefore, research in the teaching of pragmatics has now directed its attention to identifying experimentally the most effective way of teaching. The majority of experiments in this area compare the effects of different types of interventions along the implicit-explicit continuum. This study presents the results of a classroom experiment aimed at comparing implicit and explicit instruction in the context of L2 Italian teaching. The targeted pragmatic features are the lexical and syntactic devices used to modify the illocutionary force of requests and complaints. The participants are (a) 42 Maltese native speakers studying Italian as a foreign language in a high school in Malta, of similar age and language competence randomly distributed in three classes; and (b) the same teacher for all three groups. A standard procedure is followed for the experiment. First a pre-test is administered, consisting of a written discourse completion task, an oral role-play and a multiple choice discourse completion task. Then, for six weeks the three classes receive different instructional treatments: in one class the targeted elements are directly dealt with through explicit teaching, in the second class through implicit teaching, while the third class receives no specific pragmatic teaching, as it is the norm in the school attended by the learners. Soon after the treatment the three groups are tested again with the same instruments used for the pre-test. Finally a delayed post-test is administered four months later. As expected, the two groups that receive the treatment outperform the Control group in the post-tests. However, results show marginal differences on the relative effectiveness of the teaching methods adopted. On the whole the Implicit group performs better in both the written and the oral production tasks, whereas the Explicit group shows significant improvement only in the written discourse completion task. This suggests that explicit instruction might be effective in promoting the acquisition of declarative pragmatic knowledge but not the development of the procedural knowledge needed for online oral production. The study thus contributes to the debate on implicit vs. explicit pragmatic teaching with a crucial methodological issue, namely the role of the testing instruments.
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