Di primo acchito, a un lettore di studi economici, può sembrare improprio un tema come quello dei confini di Stato, in sostanza, vicino più alla storia istituzionale che a quella economica in senso stretto. Non è proprio così. Infatti, la ricerca ha cercato di dimostrare l’esistenza di una correlazione fra politica diplomatica e attività produttive di un territorio frontaliero, così come è stato in abbondanza descritto dagli ormai classici e pionieristici lavori dedicati ai Pirenei e ai confini della Francia in età moderna2. Del resto, è proprio l’interdisciplinarietà che permette di studiare con profitto aree dove s’intersecano diverse realtà statuali e comunitarie3. Nelle documentazioni d’archivio di antico regime non è altrimenti facile trovare fonti che permettano di dare uno sguardo d’insieme ad ambienti, paesaggi e strutture economiche così diversi, ma così vicini come quelli che lambivano il vecchio confine fra il Veronese e il Tirolo, in montagna, e il Mantovano e il Ferrarese, in pianura. Vecchio come confine di Stato, ma giunto fino a noi come delimitazione di province e regioni dell’Italia unita. Lunghe linee territoriali in pianura e in spazi relativamente ristretti sono una caratteristica tutta italiana e soprattutto veneta, linee legate spesso al corso di fiumi a carattere torrentizio, come l’Adige, che in un breve tratto scendono da quote alpine a depressioni planiziali, cosa che affascina compagni di studio di altre nazioni, abituati a trovare le stesse differenze entro spazi più grandi se non immensi. Insomma, obiettivo della ricerca è offrire al lettore la possibilità di valutare l’incidenza che ha la linea di confine in un’economia sobria ma non povera, come quella dei monti veronesi. Così è stato possibile riscontrare sui Lessini e sul Monte Baldo una sorta di divisione del lavoro, con il versante veneto dedito soprattutto al pascolo e quello austriaco al bosco, situazione atta a favorire gli scambi ma anche le liti. Il diboscamento, sul versante veneto, fu determinato soprattutto dalla vicinanza di un centro importante come la città di Verona, grande consumatrice di legname. Quello studiato è un confine che non attraversava una valle qualsiasi, ma la principale via di transito dalla Germania all’Italia e che non offriva i propri comodi servigi solo alle merci, ai corrieri postali o ai pacifici viaggiatori ma anche agli eserciti. Proprio la regolazione dei passaggi delle truppe imperiali, frequente soprattutto dopo la fine del ducato dei Gonzaga, fu oggetto delle principali preoccupazioni della Repubblica e origine dello svolgersi di tutta una serie di attività di supporto agli armati. Pure il sistema escogitato per la sorveglianza dei passi contro nemici e contrabbandieri influì sulla distribuzione dei pascoli, assegnati dalla Repubblica a quelle comunità montane come compenso alla loro fedeltà. Asse strategico fondamentale la Valle dell’Adige e quindi non è un caso che proprio qui, a Rivoli veronese si sia svolta una delle decisive battaglie napoleoniche. La parte del confine che segue i crinali delle colline moreniche del Garda, per poi scendere via via verso la pianura, divide un territorio veronese appoderato con aziende significative e ampi pascoli ancora di uso collettivo, come quelli di Valeggio, dalla campagna mantovana e castellarese, dove le riforme asburgiche avevano alienato le terre delle comunità di villaggio e della Compagnia di Gesù. Seguire i commissari preposti alla vigilanza dei termini territoriali fa scoprire la maggiore intraprendenza avuta della proprietà fondiaria scaligera che aveva acquistato aziende e terreni anche in territorio mantovano, contribuendo non poco a creare una vischiosità, anche fiscale, che diede adito a quelle famiglie nobili di sfruttare le opportunità offerte ora dall’uno ora dall’altro Principe. Ma è lungo il Tartaro e il Tione, nel paesaggio irriguo delle risaie, e poi, lungo le grandi Valli Veronesi, che l’anacronismo di quell’antico confine si faceva sentire a fine Settecento. Il fatto che ben tre stati, quello Pontificio, quello Imperiale e quello Veneto, si contendessero il controllo delle acque, da un lato ha prodotto uno dei principali monumenti alla scienza idraulica italiana del secolo dei Lumi, che è il famoso Trattato di regolazione dell’uso delle acque del Tartaro, pubblicato a stampa e corredato da mappe che per la precisione dei dettagli, nulla hanno da invidiare, anzi, a quelle dell’attuale Ufficio tecnico regionale. Dall’altro però, quel confine ha impedito una politica idraulica comune a tutta l’area con evidenti ripercussioni negative come, ad esempio, la mancata bonifica delle Valli veronesi che non furono asciugate non per carenze tecniche, come si è ritenuto, ma per motivazioni politiche ed economiche. La Repubblica non voleva neppure si sospettasse che lavori all’incile del diversivo dell’Adige presso Castagnaro fossero eseguiti per soddisfare istanze provenienti dal governo di Milano e dalla corte di Vienna. Ne andava della dignità del Principato. Ebbene, proprio un confine così anacronistico impedì l’ulteriore sviluppo delle risaie in una delle poche aree venete dove si stava diffondendo un’agricoltura di tipo capitalistico. Alcuni si dovettero interrogare sul senso dell’esistenza di obsolete formazioni statuali. Altri dovettero maturare la convinzione della necessità di superare confinazioni ormai prive di senso e fu forse questo uno degli elementi che contribuì a far nascere l’esigenza d’intraprendere una ricerca di soluzioni nuove. Non è un caso dunque che appartenessero alla classe dirigente veronese alcune personalità fra le più vivaci e attive della prima fase del processo di formazione di una coscienza nazionale.

At first glance, a reader of Economic Studies, a subject may seem inappropriate as that of the state borders, in essence, nearest to the history of institutions to economic in the strict sense. Not really. In fact, research has attempted to demonstrate the existence of a correlation between political and diplomatic activities of a productive land border, as has been abundantly described by the pioneering and now classic works devoted to the Pyrenees and the border of France moderna2 age. Moreover, it is the interdisciplinarity that allows to study with profit areas where state and intersecting realities comunitarie3. In the archive documents of the old regime is not otherwise easy to find sources that allow give an overview of environments, landscapes and economic structures are so different, but so close as those that lapped the old border between Verona and the Tyrol in the mountains, and Mantua and Ferrara, in the plains. As old as the state border, but come down to us as a demarcation of provinces and regions of Italy. Long lines land on the plains and relatively narrow spaces are a feature throughout Italian and especially Venetian, lines often linked to the course of torrential rivers, like the Adige, which shares a short stretch down from alpine to lowland depressions, which fascinating fellow students of other nations, accustomed to find the same differences within larger spaces if not huge. In short, the research goal is to offer the reader a chance to appreciate the impact that the boundary in the poor economy but understated, like the hills of Verona. So was noted on Lessini and Monte Baldo a sort of division of labor, with the Veneto side devoted mainly to pasture, and the Austrians, with woods, a situation conducive to promoting trade but also the fights. The deforestation, the Veneto side, was driven mainly by the proximity of the city as a major center of Verona, major consumer of timber. That study has not crossed the line at any one valley, but the main transit route from Germany to Italy and not only offered its services convenient to the goods, mail carriers or peaceful travelers but also for the armies. Just adjust the steps of the imperial troops, occurring mainly after the end of the Duchy of Gonzaga, was the subject of the main concerns of the Republic and the origin of the unfolding of a whole series of activities to support armed. Yet the system devised for monitoring steps against enemies and smugglers influenced the distribution of pastures, awarded by the Republic to those mountain communities in return for their loyalty. Fundamental strategic plank Valley and then it is no coincidence that here, in Rivoli Veronese took place one of the decisive battles of Napoleon. The part of the border that follows the ridges of the hills of the Garda, before falling gradually to the plain, divides the territory of Verona appoderato companies with significant and broad pastures still common spaces, like those of Vale, the Mantuan countryside and castellarese, where reforms had alienated the Hapsburg lands of the village communities and the Society of Jesus Follow the commissioners in charge of patrolling the territorial terms reveals the resourcefulness had more of the real estate companies and Verona who had purchased land in the province of Mantua, contributing not little to create a sticky, with tax, which gave rise to the noble families to take advantage of the opportunities now offered from one to the Prince, now the other. But it is along the Tartarus and Tione, landscape irrigation of rice fields, and then, along the great valleys Veronesi, the anachronism of the ancient border was heard in the Eighteenth Century. The fact that three states, the Papal States, the Imperial and the Veneto, contendessero flood control, first produced one of the main monuments of the Italian hydraulic science of the Enlightenment, which is the famous Treaty of control ' use of waters of Tartarus, published in print and comes with maps for fine detail, are just as good, indeed, to those of the Regional Technical Office. On the other hand, however, that boundary has prevented a policy common to all hydraulic area with obvious negative consequences such as, for example, the failure of the remediation Veronese Valleys that were not dried to technical deficiencies, as it was considered, but for reasons political and economic. The Republic did not want you suspect that the diversion works all'incile Adige at Castagnaro were made to satisfy demands from the government of Milan and the court of Vienna. It was the dignity of the Principality. Well, just a border so anachronistic prevented the further development of rice fields in a few areas of the Veneto region where agriculture was spreading a capitalist. Some had to wonder about the meaning of the old-state formations. Others had to be convinced of the need to overcome confinazioni now meaningless and was perhaps one of the elements that helped give birth to the need to undertake a search for new solutions. It is no coincidence then that they belonged to the ruling Verona certain personalities among the most active and lively in the first phase of the process of forming a national consciousness. (Tradotto da Google perché l'autore sa il francese e non l'inglese)

DALLA LESSINIA AL TARTARO. ECONOMIA, SOCIETA’ ED AMBIENTE LUNGO IL CONFINE VERONESE DELLA REPUBBLICA DI VENEZIA NEL ‘700

PITTERI, MAURO
2012

Abstract

Di primo acchito, a un lettore di studi economici, può sembrare improprio un tema come quello dei confini di Stato, in sostanza, vicino più alla storia istituzionale che a quella economica in senso stretto. Non è proprio così. Infatti, la ricerca ha cercato di dimostrare l’esistenza di una correlazione fra politica diplomatica e attività produttive di un territorio frontaliero, così come è stato in abbondanza descritto dagli ormai classici e pionieristici lavori dedicati ai Pirenei e ai confini della Francia in età moderna2. Del resto, è proprio l’interdisciplinarietà che permette di studiare con profitto aree dove s’intersecano diverse realtà statuali e comunitarie3. Nelle documentazioni d’archivio di antico regime non è altrimenti facile trovare fonti che permettano di dare uno sguardo d’insieme ad ambienti, paesaggi e strutture economiche così diversi, ma così vicini come quelli che lambivano il vecchio confine fra il Veronese e il Tirolo, in montagna, e il Mantovano e il Ferrarese, in pianura. Vecchio come confine di Stato, ma giunto fino a noi come delimitazione di province e regioni dell’Italia unita. Lunghe linee territoriali in pianura e in spazi relativamente ristretti sono una caratteristica tutta italiana e soprattutto veneta, linee legate spesso al corso di fiumi a carattere torrentizio, come l’Adige, che in un breve tratto scendono da quote alpine a depressioni planiziali, cosa che affascina compagni di studio di altre nazioni, abituati a trovare le stesse differenze entro spazi più grandi se non immensi. Insomma, obiettivo della ricerca è offrire al lettore la possibilità di valutare l’incidenza che ha la linea di confine in un’economia sobria ma non povera, come quella dei monti veronesi. Così è stato possibile riscontrare sui Lessini e sul Monte Baldo una sorta di divisione del lavoro, con il versante veneto dedito soprattutto al pascolo e quello austriaco al bosco, situazione atta a favorire gli scambi ma anche le liti. Il diboscamento, sul versante veneto, fu determinato soprattutto dalla vicinanza di un centro importante come la città di Verona, grande consumatrice di legname. Quello studiato è un confine che non attraversava una valle qualsiasi, ma la principale via di transito dalla Germania all’Italia e che non offriva i propri comodi servigi solo alle merci, ai corrieri postali o ai pacifici viaggiatori ma anche agli eserciti. Proprio la regolazione dei passaggi delle truppe imperiali, frequente soprattutto dopo la fine del ducato dei Gonzaga, fu oggetto delle principali preoccupazioni della Repubblica e origine dello svolgersi di tutta una serie di attività di supporto agli armati. Pure il sistema escogitato per la sorveglianza dei passi contro nemici e contrabbandieri influì sulla distribuzione dei pascoli, assegnati dalla Repubblica a quelle comunità montane come compenso alla loro fedeltà. Asse strategico fondamentale la Valle dell’Adige e quindi non è un caso che proprio qui, a Rivoli veronese si sia svolta una delle decisive battaglie napoleoniche. La parte del confine che segue i crinali delle colline moreniche del Garda, per poi scendere via via verso la pianura, divide un territorio veronese appoderato con aziende significative e ampi pascoli ancora di uso collettivo, come quelli di Valeggio, dalla campagna mantovana e castellarese, dove le riforme asburgiche avevano alienato le terre delle comunità di villaggio e della Compagnia di Gesù. Seguire i commissari preposti alla vigilanza dei termini territoriali fa scoprire la maggiore intraprendenza avuta della proprietà fondiaria scaligera che aveva acquistato aziende e terreni anche in territorio mantovano, contribuendo non poco a creare una vischiosità, anche fiscale, che diede adito a quelle famiglie nobili di sfruttare le opportunità offerte ora dall’uno ora dall’altro Principe. Ma è lungo il Tartaro e il Tione, nel paesaggio irriguo delle risaie, e poi, lungo le grandi Valli Veronesi, che l’anacronismo di quell’antico confine si faceva sentire a fine Settecento. Il fatto che ben tre stati, quello Pontificio, quello Imperiale e quello Veneto, si contendessero il controllo delle acque, da un lato ha prodotto uno dei principali monumenti alla scienza idraulica italiana del secolo dei Lumi, che è il famoso Trattato di regolazione dell’uso delle acque del Tartaro, pubblicato a stampa e corredato da mappe che per la precisione dei dettagli, nulla hanno da invidiare, anzi, a quelle dell’attuale Ufficio tecnico regionale. Dall’altro però, quel confine ha impedito una politica idraulica comune a tutta l’area con evidenti ripercussioni negative come, ad esempio, la mancata bonifica delle Valli veronesi che non furono asciugate non per carenze tecniche, come si è ritenuto, ma per motivazioni politiche ed economiche. La Repubblica non voleva neppure si sospettasse che lavori all’incile del diversivo dell’Adige presso Castagnaro fossero eseguiti per soddisfare istanze provenienti dal governo di Milano e dalla corte di Vienna. Ne andava della dignità del Principato. Ebbene, proprio un confine così anacronistico impedì l’ulteriore sviluppo delle risaie in una delle poche aree venete dove si stava diffondendo un’agricoltura di tipo capitalistico. Alcuni si dovettero interrogare sul senso dell’esistenza di obsolete formazioni statuali. Altri dovettero maturare la convinzione della necessità di superare confinazioni ormai prive di senso e fu forse questo uno degli elementi che contribuì a far nascere l’esigenza d’intraprendere una ricerca di soluzioni nuove. Non è un caso dunque che appartenessero alla classe dirigente veronese alcune personalità fra le più vivaci e attive della prima fase del processo di formazione di una coscienza nazionale.
Confini; risaie; sostegno del castagnaro; tartaro; ispezioni ai confini; Andrea Tron
At first glance, a reader of Economic Studies, a subject may seem inappropriate as that of the state borders, in essence, nearest to the history of institutions to economic in the strict sense. Not really. In fact, research has attempted to demonstrate the existence of a correlation between political and diplomatic activities of a productive land border, as has been abundantly described by the pioneering and now classic works devoted to the Pyrenees and the border of France moderna2 age. Moreover, it is the interdisciplinarity that allows to study with profit areas where state and intersecting realities comunitarie3. In the archive documents of the old regime is not otherwise easy to find sources that allow give an overview of environments, landscapes and economic structures are so different, but so close as those that lapped the old border between Verona and the Tyrol in the mountains, and Mantua and Ferrara, in the plains. As old as the state border, but come down to us as a demarcation of provinces and regions of Italy. Long lines land on the plains and relatively narrow spaces are a feature throughout Italian and especially Venetian, lines often linked to the course of torrential rivers, like the Adige, which shares a short stretch down from alpine to lowland depressions, which fascinating fellow students of other nations, accustomed to find the same differences within larger spaces if not huge. In short, the research goal is to offer the reader a chance to appreciate the impact that the boundary in the poor economy but understated, like the hills of Verona. So was noted on Lessini and Monte Baldo a sort of division of labor, with the Veneto side devoted mainly to pasture, and the Austrians, with woods, a situation conducive to promoting trade but also the fights. The deforestation, the Veneto side, was driven mainly by the proximity of the city as a major center of Verona, major consumer of timber. That study has not crossed the line at any one valley, but the main transit route from Germany to Italy and not only offered its services convenient to the goods, mail carriers or peaceful travelers but also for the armies. Just adjust the steps of the imperial troops, occurring mainly after the end of the Duchy of Gonzaga, was the subject of the main concerns of the Republic and the origin of the unfolding of a whole series of activities to support armed. Yet the system devised for monitoring steps against enemies and smugglers influenced the distribution of pastures, awarded by the Republic to those mountain communities in return for their loyalty. Fundamental strategic plank Valley and then it is no coincidence that here, in Rivoli Veronese took place one of the decisive battles of Napoleon. The part of the border that follows the ridges of the hills of the Garda, before falling gradually to the plain, divides the territory of Verona appoderato companies with significant and broad pastures still common spaces, like those of Vale, the Mantuan countryside and castellarese, where reforms had alienated the Hapsburg lands of the village communities and the Society of Jesus Follow the commissioners in charge of patrolling the territorial terms reveals the resourcefulness had more of the real estate companies and Verona who had purchased land in the province of Mantua, contributing not little to create a sticky, with tax, which gave rise to the noble families to take advantage of the opportunities now offered from one to the Prince, now the other. But it is along the Tartarus and Tione, landscape irrigation of rice fields, and then, along the great valleys Veronesi, the anachronism of the ancient border was heard in the Eighteenth Century. The fact that three states, the Papal States, the Imperial and the Veneto, contendessero flood control, first produced one of the main monuments of the Italian hydraulic science of the Enlightenment, which is the famous Treaty of control ' use of waters of Tartarus, published in print and comes with maps for fine detail, are just as good, indeed, to those of the Regional Technical Office. On the other hand, however, that boundary has prevented a policy common to all hydraulic area with obvious negative consequences such as, for example, the failure of the remediation Veronese Valleys that were not dried to technical deficiencies, as it was considered, but for reasons political and economic. The Republic did not want you suspect that the diversion works all'incile Adige at Castagnaro were made to satisfy demands from the government of Milan and the court of Vienna. It was the dignity of the Principality. Well, just a border so anachronistic prevented the further development of rice fields in a few areas of the Veneto region where agriculture was spreading a capitalist. Some had to wonder about the meaning of the old-state formations. Others had to be convinced of the need to overcome confinazioni now meaningless and was perhaps one of the elements that helped give birth to the need to undertake a search for new solutions. It is no coincidence then that they belonged to the ruling Verona certain personalities among the most active and lively in the first phase of the process of forming a national consciousness. (Tradotto da Google perché l'autore sa il francese e non l'inglese)
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