Scopo di questa tesi è analizzare la nozione di materia elaborate da Giordano Bruno e individuare quanti e quali aspetti della fisica aristotelica vi sopravvivano. La formazione del Nolano, sia durante i primi studi col Sarnese sia durante gli anni al convento di S. Domenico Maggiore, era basata su testi aristotelici appresi attraverso i commenti di Averroè e Tommaso d’Aquino. In primo luogo, si confronteranno le opere dello Stagirita e dei suoi due massimi interpreti con i commenti che lo stesso Bruno dedicò a tali opere per mettere in chiaro come le assimilò; si esamineranno poi le sue critiche alle dottrine peripatetiche per delineare i termini del suo rifiuto e infine si analizzeranno le opere in cui il Nolano espose la proprie dottrine fisiche per valutare quali aspetti aristotelici vi furono assimilati. Il concetto di materia sarà esaminato in tre suoi aspetti: il suo ruolo come sostrato universale, la sua struttura elementare e il suo rapporto con l’anima universale. Il primo capitolo tratta la nozione di privazione per affrontare il ruolo della materia come sostrato da un punto di vista originale. Il concetto, introdotto nella Physica di Aristotele per spiegare il divenire e superare le aporie eleatiche, è assimilato da Bruno nella forma radicalizzata elaborata da Averroè, che lo interpretò come forma della materia prima. Il Nolano, nella Lampas triginta statuarum, pone la privazione tra i principi dell’essere e della sua manifestazione come loro condizione di possibilità logico-ontologica. Il ricettacolo che accoglie tutto non può che essere il vuoto, infinito e privo di ogni determinazione, in modo che nulla possa essere respinto in quanto suo contrario. Il fattore che innesca l’esplicazione dell’essere è un desiderio assoluto causato dalla mancanza più radicale, che si rivolge indifferentemente a tutto e non può mai essere saziato. Infine, il sostrato che accoglie le infinte manifestazioni dell’Uno è la materia prima, che si combina con le forme particolari e non può essere separata da esse, ma non è mai pienamente formata perché la privazione le è connaturata, assicurando così l’eternità del divenire. Anche la forma deve essere considerata in maniera radicale: non vi sono infinite forme particolari (che sono solo disposizioni transeunti della materia), ma un solo principio formale, contrario alla privazione assoluta, che, pur differendo da essa, è intrinseco alla materia cosicché non possono essere distinte se non a livello logico. Aristotele ebbe ragione, sostiene Bruno nel De la causa, principio et uno, nel proporre la teoria della privazione, ma non fu in grado di comprendere il legame necessario tra la totale assenza di determinazioni del sostrato e la pienezza di essere del principio formale. Dopo aver analizzato l’interazione tra i tre principi del divenire, Aristotele tratta dei corpi tangibili più semplici derivanti da essi, ossia gli elementi. Molti aspetti della dottrina peripatetica sono fortemente legati alla sua cosmologia: ad esempio, il loro numero finito, i loro luoghi e movimenti naturali derivano dalla finitezza dell’universo e dall’influenza dei corpi celesti. Dato il rifiuto di tale cosmologia, la teoria bruniana degli elementi parte da premesse diverse. In primo luogo, gli elementi non derivano dallo stesso sostrato indifferenziato e astratto e non si trasformano gli uni negli altri perché, in quanto componenti prime e più semplici dei corpi, devono essere ingenerabili, incorruttibili e inalterabili. Questi diversi tipi di materia sono ricondotti all’unità grazie al principio aristotelico della loro necessaria e simultanea presenza nei composti. Per il Nolano, gli elementi sono quattro: lo spiritus aëreus, una sostanza sottile, insensibile e attiva che è medio tra anima e corpo; la luce, una sostanza materiale visibile attraverso un sostrato diafano che produce il vero fuoco, cioè il calore vitale (quello che noi chiamiamo fuoco è in realtà la fiamma, un combustibile umido incendiato da un eccesso di calore); l’acqua, una sostanza umida che agglutina gli atomi, i corpi più piccoli, solidi e impenetrabili, che costituiscono la terra. Bruno spiega i moti degli elementi attraverso le azioni dell’anima universale che, grazie alla mediazione dello spiritus (che spesso si confonde con l’anima stessa), opera radialmente, dal centro alla periferia e viceversa, cosicché i corpi semplici acquisiscono un moto circolare. Tuttavia, nella teoria bruniana si trovano alcuni aspetti aristotelici: la natura derivata del fuoco empirico, l’esistenza di due tipi di aria localmente distinti, la struttura corpuscolare della terra e la funzione legante dell’acqua erano già affermati dallo Stagirita (soprattutto nell’interpretazione di Averroè). Bruno riconosce i suoi debiti verso di lui e, sotto una vernice neoplatonica ed ermetica, mantiene tutti i particolari che possano essere compatibili con la sua originale cosmologia. Nel terzo capitolo verrà trattata la classificazione bruniana delle nature indivisibili (De triplici minimo et mensura), in cui Bruno accomuna l’anima universale e atomi in virtù della loro indivisibilità: la prima è natura negative atoma, cioè non è divisibile né ha a che fare con la divisione, mentre i secondi sono natura privative atoma, ossia sono indivisi ma possono essere divisibili oppure hanno a che fare con la divisione. L’aspetto sostanziale della natura negative atoma è rappresentato dall’anima universale che genera una gerarchia di anime con un crescente grado di individualità: ciò non implica la sua frammentazione perché la molteplicità delle azioni non inficia l’unità del’agente. L’aspetto accidentale è costituito dai fenomeni di emissione e ricezione di dati sensoriali, che sono conseguenze della funzione vivificatrice dell’anima. Gli atomi sono classificati nell’eterogeneo gruppo delle naturae privative atomae: essi sono di per sé indivisibili, ma formano i corpi assieme agli altri tre tipi di materia continua e all’anima, che conferisce un’identità al composto e lo rende un essere organico. Il corpo, tuttavia, può essere diviso, quindi gli atomi hanno una relazione con la divisione e sono solo privative indivisibili. Fra queste naturae atomae compaiono anche minima naturalia, minima sensiblia, punti, istanti e unità, cioè un gran numero di indivisibili che appartengono alla tradizione aristotelica. La stessa distinzione tra negative e privative adombra la distinzione aristotelica tra indivisibili in atto e in potenza; inoltre, sebbene rigettasse l’esistenza di indivisibili matematici, lo Stagirita affermava che, per quanto riguarda le qualità, deve esistere un certo tipo di indivisibilità. Bruno non cita mai Aristotele, ma sembra avvalersi di un sostrato concettuale peripatetico e per questo motivo la sua classificazione si rivela una generale riflessione sull’indivisibilità, superando il materialismo degli atomisti. Si può concludere che, per quanto riguarda i ‘principi logico-ontologici’, Bruno concorda con Aristotele sulle premesse generali e riconosce apertamente la sua influenza pur rimproverandolo di non aver tratto le giuste conclusioni. Per quanto riguarda i ‘principi chimici’, il Nolano sovverte la visione cosmologica dello Stagirita, ma conserva ogni particolare che possa essere coerentemente integrato nel suo sistema fisico, mentre impiega soltanto un vago sfondo concettuale peripatetico nel classificare gli indivisibili. L’indebolirsi dell’influenza aristotelica è dovuta al progressivo avvicinarsi al centro nevralgico della filosofia di Bruno, ossia il vitalismo: solo l’anima universale può assumere il ruolo di unico principio formale-efficiente, ma Aristotele non riuscì a intuirlo perché tradì le sue stesse premesse. La strategia di Bruno è perciò quella di svilupparle fino alle loro estreme conseguenze e far implodere la fisica peripatetica da dentro, dimostrando così che Aristotele bene dixit, non tamen tam bene intellexit.

This thesis’ purpose is to analyse Giordano Bruno’s notion of matter and discover how much of Aristotelian physics survived in it. The Nolan’s education was based on Stagirite’s texts, learnt through Averroes’ and Thomas Aquinas’ commentaria. We will at first compare Aristotle’s and his two most important interpreters’ works with the commentaria that Bruno himself wrote on them with the aim of clarifying how he understood them; then in order to point out the terms of Bruno’s refusal, we’ll analyse his criticisms towards Aristotle’s doctrines; finally we’ll examine the works in which Bruno explained his own physical doctrines to evaluate which Aristotelian aspects had been assimilated in it. We’ll analyse three aspects of the notion of matter: its role as universal substratum, its elementary structure and its relation with the universal soul. The first chapter deals with the notion of privation to examine matter’s role as substratum from an original viewpoint. This concept is introduced in Aristotle’s Physica as the opposite of form to explain the Becoming and to overcome Zeno’s aporias and it’s is assimilated by Bruno in the radicalized form elaborated by Averroes, who interpreted it as prime matter’s form. The Nolan, in his Lampas triginta statuarum, places privation between the principles of Being and its explication, as their logical and ontological condition of possibility. The receptacle receiving everything can’t be but the void, infinite and deprived of any kind of determinations so that nothing could be repelled as its contrary. The triggering factor of Being’s explication must be an absolute desire which, caused by the most radical lack, indifferently aims to everything and can never be satiated. Finally, the substratum receiving One’s infinite manifestations is prime matter, that combines itself with particular forms and can’t be separated from them, but it’s never totally formed because privation is part of its nature, thus assuring Becoming’s eternity. At the same time, form too must be considered in a radical way: there aren’t infinite particular forms (that are only fleeting matter’s dispositions), but one and only formal principle, which is absolute privation’s contrary and, though different by nature, it’s intrinsic to matter so that they can be distinguished only on a logical level. Aristotle was right, as Bruno maintains in De la causa, principio et uno, in proposing the theory of privation, but he wasn’t able to understand the necessary bond between substratum’s total absence of determination and formal principle’s absolute plenitude of Being. After having analysed the interaction between Becoming’s three principles, Aristotle deals with the simplest bodies deriving from them, namely the four elements. Many aspects of the Aristotelian doctrine of elements are strongly related to his cosmology: for example, their finite number, their natural places and movements derive from the finite structure of universe and from the influence of heavenly bodies. Given his refusal of Aristotelian cosmology, Bruno’s theory of elements, exposed in the second chapter, starts from different premises. First of all, elements don’t derive from the same undifferentiated and abstract substratum and don’t mutually transform into one another because they must be ungenerable, incorruptible and unalterable, being the first and simplest components of bodies. These four distinct kinds of matter are brought to unity thanks to the Aristotelian principle of their necessary simultaneous presence in all bodies. The Nolan’s elements are: spiritus aëreus, a subtle, insensible and active substance which is the medium between body and soul; light, a material substance visible through a diaphanous substratum and producing the true fire, that is the vital warmth (what we call fire is actually a flame, i.e. an humid combustible burned up by an excessive heat); water, a humid substance which agglutinates the atoms, the smallest, solid, impenetrable bodies which constitute earth. Bruno explains element’s motions through the actions of the universal soul which, thanks to the mediation of the spiritus (that often swaps its role with the soul and sometimes fades into it), operates in a radial direction, from the centre to the periphery and vice versa, so that all the simple bodies acquire a circular movement. In Bruno’s theory, nevertheless, we can find some Aristotelian aspects: the non-elemental nature of empiric fire, the existence of two locally distinct kinds of air-spiritus, the corpuscular structure of earth and the binding function of water were already maintained by the Stagirite (mostly in Averroes’ interpretation). Bruno openly recognises his debts towards him and, under a neo-platonic and hermetic rhetorical surface, keeps all the aspects compatible with his own original cosmology. In the third chapter we’ll deal with Bruno’s classification of indivisible natures in De triplici minimo et mensura, where Bruno associates universal soul and atoms because of their indivisibility: the former is negative atoma, i.e. a nature that can’t be divided and has no relation with divisibility; the latter is natura privative atoma, i.e. an undivided nature that can be divided or has a relation with divisibility. The natura negative atoma’s substantial aspect is represented by the universal soul, which generates a hierarchy of other souls with an increasing degree of individuality: this doesn’t imply its fragmentation because the multiplicity of actions doesn’t affect the agent’s unity. The accidental aspect is represented by the emission and reception of sensorial data, which are consequences of soul’s enlivening function. Atoms are classified in the heterogeneous group of naturae privative atomae: they actually are indivisible, but they compose bodies together with the other three kinds of continuous matter and with the soul, which gives an identity to the compounds and makes them organic beings. The bodies, however, can be divided, so that atoms have an indirect relation with divisibility and are therefore only privative indivisible. Among naturae privative atomae there are also minima naturalia, minima sensibilia, points, instants, mathematical unities, i.e. a large number of indivisibles which belong to Aristotelian tradition. The very distinction between negative and privative indivisible foreshadows Aristotle’s distinction between actual and potential indivisibility. Though he rejected the existence of mathematical indivisible entities, the Stagirite stated that there must be some kind of indivisibility in the field of qualities. Bruno never quotes Aristotle, but he seems to borrow a conceptual background from him and that’s why his classification of atomae naturae is a general reflection on the concept of indivisibility, overcoming atomists’ materialism. We can conclude that, as regards the “logical-ontological principles”, Bruno agrees with Aristotle on the general premises and openly recognize his influence, but he criticizes him for not being able to draw the right conclusions. As regards the “chemical principles” of matter, he overturns the Aristotelian cosmological view, but keeps every particular aspect that can be coherently included in his own physical system. Finally he uses just a faint peripatetic conceptual background in his classification of indivisible entities. The weakening of Aristotelian influence is due to the progressive approach to Bruno’s philosophy’s key point, that is vitalism: only the universal soul can take the role of the one and only formal-efficient principle, but Aristotle failed to see this because he had been unfaithful to his own premises. Bruno’s strategy is therefore to develop these to their extreme consequences and to make the peripatetic physics implode, thus demonstrating that Aristotle bene dixit, non tamen tam bene intellexit.

Bene dixit Aristoteles, non tamen tam bene intellexit. Bruno, Aristotele e la materia.

Girelli, Lucia
2011-01-01

Abstract

Scopo di questa tesi è analizzare la nozione di materia elaborate da Giordano Bruno e individuare quanti e quali aspetti della fisica aristotelica vi sopravvivano. La formazione del Nolano, sia durante i primi studi col Sarnese sia durante gli anni al convento di S. Domenico Maggiore, era basata su testi aristotelici appresi attraverso i commenti di Averroè e Tommaso d’Aquino. In primo luogo, si confronteranno le opere dello Stagirita e dei suoi due massimi interpreti con i commenti che lo stesso Bruno dedicò a tali opere per mettere in chiaro come le assimilò; si esamineranno poi le sue critiche alle dottrine peripatetiche per delineare i termini del suo rifiuto e infine si analizzeranno le opere in cui il Nolano espose la proprie dottrine fisiche per valutare quali aspetti aristotelici vi furono assimilati. Il concetto di materia sarà esaminato in tre suoi aspetti: il suo ruolo come sostrato universale, la sua struttura elementare e il suo rapporto con l’anima universale. Il primo capitolo tratta la nozione di privazione per affrontare il ruolo della materia come sostrato da un punto di vista originale. Il concetto, introdotto nella Physica di Aristotele per spiegare il divenire e superare le aporie eleatiche, è assimilato da Bruno nella forma radicalizzata elaborata da Averroè, che lo interpretò come forma della materia prima. Il Nolano, nella Lampas triginta statuarum, pone la privazione tra i principi dell’essere e della sua manifestazione come loro condizione di possibilità logico-ontologica. Il ricettacolo che accoglie tutto non può che essere il vuoto, infinito e privo di ogni determinazione, in modo che nulla possa essere respinto in quanto suo contrario. Il fattore che innesca l’esplicazione dell’essere è un desiderio assoluto causato dalla mancanza più radicale, che si rivolge indifferentemente a tutto e non può mai essere saziato. Infine, il sostrato che accoglie le infinte manifestazioni dell’Uno è la materia prima, che si combina con le forme particolari e non può essere separata da esse, ma non è mai pienamente formata perché la privazione le è connaturata, assicurando così l’eternità del divenire. Anche la forma deve essere considerata in maniera radicale: non vi sono infinite forme particolari (che sono solo disposizioni transeunti della materia), ma un solo principio formale, contrario alla privazione assoluta, che, pur differendo da essa, è intrinseco alla materia cosicché non possono essere distinte se non a livello logico. Aristotele ebbe ragione, sostiene Bruno nel De la causa, principio et uno, nel proporre la teoria della privazione, ma non fu in grado di comprendere il legame necessario tra la totale assenza di determinazioni del sostrato e la pienezza di essere del principio formale. Dopo aver analizzato l’interazione tra i tre principi del divenire, Aristotele tratta dei corpi tangibili più semplici derivanti da essi, ossia gli elementi. Molti aspetti della dottrina peripatetica sono fortemente legati alla sua cosmologia: ad esempio, il loro numero finito, i loro luoghi e movimenti naturali derivano dalla finitezza dell’universo e dall’influenza dei corpi celesti. Dato il rifiuto di tale cosmologia, la teoria bruniana degli elementi parte da premesse diverse. In primo luogo, gli elementi non derivano dallo stesso sostrato indifferenziato e astratto e non si trasformano gli uni negli altri perché, in quanto componenti prime e più semplici dei corpi, devono essere ingenerabili, incorruttibili e inalterabili. Questi diversi tipi di materia sono ricondotti all’unità grazie al principio aristotelico della loro necessaria e simultanea presenza nei composti. Per il Nolano, gli elementi sono quattro: lo spiritus aëreus, una sostanza sottile, insensibile e attiva che è medio tra anima e corpo; la luce, una sostanza materiale visibile attraverso un sostrato diafano che produce il vero fuoco, cioè il calore vitale (quello che noi chiamiamo fuoco è in realtà la fiamma, un combustibile umido incendiato da un eccesso di calore); l’acqua, una sostanza umida che agglutina gli atomi, i corpi più piccoli, solidi e impenetrabili, che costituiscono la terra. Bruno spiega i moti degli elementi attraverso le azioni dell’anima universale che, grazie alla mediazione dello spiritus (che spesso si confonde con l’anima stessa), opera radialmente, dal centro alla periferia e viceversa, cosicché i corpi semplici acquisiscono un moto circolare. Tuttavia, nella teoria bruniana si trovano alcuni aspetti aristotelici: la natura derivata del fuoco empirico, l’esistenza di due tipi di aria localmente distinti, la struttura corpuscolare della terra e la funzione legante dell’acqua erano già affermati dallo Stagirita (soprattutto nell’interpretazione di Averroè). Bruno riconosce i suoi debiti verso di lui e, sotto una vernice neoplatonica ed ermetica, mantiene tutti i particolari che possano essere compatibili con la sua originale cosmologia. Nel terzo capitolo verrà trattata la classificazione bruniana delle nature indivisibili (De triplici minimo et mensura), in cui Bruno accomuna l’anima universale e atomi in virtù della loro indivisibilità: la prima è natura negative atoma, cioè non è divisibile né ha a che fare con la divisione, mentre i secondi sono natura privative atoma, ossia sono indivisi ma possono essere divisibili oppure hanno a che fare con la divisione. L’aspetto sostanziale della natura negative atoma è rappresentato dall’anima universale che genera una gerarchia di anime con un crescente grado di individualità: ciò non implica la sua frammentazione perché la molteplicità delle azioni non inficia l’unità del’agente. L’aspetto accidentale è costituito dai fenomeni di emissione e ricezione di dati sensoriali, che sono conseguenze della funzione vivificatrice dell’anima. Gli atomi sono classificati nell’eterogeneo gruppo delle naturae privative atomae: essi sono di per sé indivisibili, ma formano i corpi assieme agli altri tre tipi di materia continua e all’anima, che conferisce un’identità al composto e lo rende un essere organico. Il corpo, tuttavia, può essere diviso, quindi gli atomi hanno una relazione con la divisione e sono solo privative indivisibili. Fra queste naturae atomae compaiono anche minima naturalia, minima sensiblia, punti, istanti e unità, cioè un gran numero di indivisibili che appartengono alla tradizione aristotelica. La stessa distinzione tra negative e privative adombra la distinzione aristotelica tra indivisibili in atto e in potenza; inoltre, sebbene rigettasse l’esistenza di indivisibili matematici, lo Stagirita affermava che, per quanto riguarda le qualità, deve esistere un certo tipo di indivisibilità. Bruno non cita mai Aristotele, ma sembra avvalersi di un sostrato concettuale peripatetico e per questo motivo la sua classificazione si rivela una generale riflessione sull’indivisibilità, superando il materialismo degli atomisti. Si può concludere che, per quanto riguarda i ‘principi logico-ontologici’, Bruno concorda con Aristotele sulle premesse generali e riconosce apertamente la sua influenza pur rimproverandolo di non aver tratto le giuste conclusioni. Per quanto riguarda i ‘principi chimici’, il Nolano sovverte la visione cosmologica dello Stagirita, ma conserva ogni particolare che possa essere coerentemente integrato nel suo sistema fisico, mentre impiega soltanto un vago sfondo concettuale peripatetico nel classificare gli indivisibili. L’indebolirsi dell’influenza aristotelica è dovuta al progressivo avvicinarsi al centro nevralgico della filosofia di Bruno, ossia il vitalismo: solo l’anima universale può assumere il ruolo di unico principio formale-efficiente, ma Aristotele non riuscì a intuirlo perché tradì le sue stesse premesse. La strategia di Bruno è perciò quella di svilupparle fino alle loro estreme conseguenze e far implodere la fisica peripatetica da dentro, dimostrando così che Aristotele bene dixit, non tamen tam bene intellexit.
Bruno; Aristotele; Averroè; "Tommaso d'Aquino"; materia; sostrato; privazione; elementi; atomi; "anima mundi"
This thesis’ purpose is to analyse Giordano Bruno’s notion of matter and discover how much of Aristotelian physics survived in it. The Nolan’s education was based on Stagirite’s texts, learnt through Averroes’ and Thomas Aquinas’ commentaria. We will at first compare Aristotle’s and his two most important interpreters’ works with the commentaria that Bruno himself wrote on them with the aim of clarifying how he understood them; then in order to point out the terms of Bruno’s refusal, we’ll analyse his criticisms towards Aristotle’s doctrines; finally we’ll examine the works in which Bruno explained his own physical doctrines to evaluate which Aristotelian aspects had been assimilated in it. We’ll analyse three aspects of the notion of matter: its role as universal substratum, its elementary structure and its relation with the universal soul. The first chapter deals with the notion of privation to examine matter’s role as substratum from an original viewpoint. This concept is introduced in Aristotle’s Physica as the opposite of form to explain the Becoming and to overcome Zeno’s aporias and it’s is assimilated by Bruno in the radicalized form elaborated by Averroes, who interpreted it as prime matter’s form. The Nolan, in his Lampas triginta statuarum, places privation between the principles of Being and its explication, as their logical and ontological condition of possibility. The receptacle receiving everything can’t be but the void, infinite and deprived of any kind of determinations so that nothing could be repelled as its contrary. The triggering factor of Being’s explication must be an absolute desire which, caused by the most radical lack, indifferently aims to everything and can never be satiated. Finally, the substratum receiving One’s infinite manifestations is prime matter, that combines itself with particular forms and can’t be separated from them, but it’s never totally formed because privation is part of its nature, thus assuring Becoming’s eternity. At the same time, form too must be considered in a radical way: there aren’t infinite particular forms (that are only fleeting matter’s dispositions), but one and only formal principle, which is absolute privation’s contrary and, though different by nature, it’s intrinsic to matter so that they can be distinguished only on a logical level. Aristotle was right, as Bruno maintains in De la causa, principio et uno, in proposing the theory of privation, but he wasn’t able to understand the necessary bond between substratum’s total absence of determination and formal principle’s absolute plenitude of Being. After having analysed the interaction between Becoming’s three principles, Aristotle deals with the simplest bodies deriving from them, namely the four elements. Many aspects of the Aristotelian doctrine of elements are strongly related to his cosmology: for example, their finite number, their natural places and movements derive from the finite structure of universe and from the influence of heavenly bodies. Given his refusal of Aristotelian cosmology, Bruno’s theory of elements, exposed in the second chapter, starts from different premises. First of all, elements don’t derive from the same undifferentiated and abstract substratum and don’t mutually transform into one another because they must be ungenerable, incorruptible and unalterable, being the first and simplest components of bodies. These four distinct kinds of matter are brought to unity thanks to the Aristotelian principle of their necessary simultaneous presence in all bodies. The Nolan’s elements are: spiritus aëreus, a subtle, insensible and active substance which is the medium between body and soul; light, a material substance visible through a diaphanous substratum and producing the true fire, that is the vital warmth (what we call fire is actually a flame, i.e. an humid combustible burned up by an excessive heat); water, a humid substance which agglutinates the atoms, the smallest, solid, impenetrable bodies which constitute earth. Bruno explains element’s motions through the actions of the universal soul which, thanks to the mediation of the spiritus (that often swaps its role with the soul and sometimes fades into it), operates in a radial direction, from the centre to the periphery and vice versa, so that all the simple bodies acquire a circular movement. In Bruno’s theory, nevertheless, we can find some Aristotelian aspects: the non-elemental nature of empiric fire, the existence of two locally distinct kinds of air-spiritus, the corpuscular structure of earth and the binding function of water were already maintained by the Stagirite (mostly in Averroes’ interpretation). Bruno openly recognises his debts towards him and, under a neo-platonic and hermetic rhetorical surface, keeps all the aspects compatible with his own original cosmology. In the third chapter we’ll deal with Bruno’s classification of indivisible natures in De triplici minimo et mensura, where Bruno associates universal soul and atoms because of their indivisibility: the former is negative atoma, i.e. a nature that can’t be divided and has no relation with divisibility; the latter is natura privative atoma, i.e. an undivided nature that can be divided or has a relation with divisibility. The natura negative atoma’s substantial aspect is represented by the universal soul, which generates a hierarchy of other souls with an increasing degree of individuality: this doesn’t imply its fragmentation because the multiplicity of actions doesn’t affect the agent’s unity. The accidental aspect is represented by the emission and reception of sensorial data, which are consequences of soul’s enlivening function. Atoms are classified in the heterogeneous group of naturae privative atomae: they actually are indivisible, but they compose bodies together with the other three kinds of continuous matter and with the soul, which gives an identity to the compounds and makes them organic beings. The bodies, however, can be divided, so that atoms have an indirect relation with divisibility and are therefore only privative indivisible. Among naturae privative atomae there are also minima naturalia, minima sensibilia, points, instants, mathematical unities, i.e. a large number of indivisibles which belong to Aristotelian tradition. The very distinction between negative and privative indivisible foreshadows Aristotle’s distinction between actual and potential indivisibility. Though he rejected the existence of mathematical indivisible entities, the Stagirite stated that there must be some kind of indivisibility in the field of qualities. Bruno never quotes Aristotle, but he seems to borrow a conceptual background from him and that’s why his classification of atomae naturae is a general reflection on the concept of indivisibility, overcoming atomists’ materialism. We can conclude that, as regards the “logical-ontological principles”, Bruno agrees with Aristotle on the general premises and openly recognize his influence, but he criticizes him for not being able to draw the right conclusions. As regards the “chemical principles” of matter, he overturns the Aristotelian cosmological view, but keeps every particular aspect that can be coherently included in his own physical system. Finally he uses just a faint peripatetic conceptual background in his classification of indivisible entities. The weakening of Aristotelian influence is due to the progressive approach to Bruno’s philosophy’s key point, that is vitalism: only the universal soul can take the role of the one and only formal-efficient principle, but Aristotle failed to see this because he had been unfaithful to his own premises. Bruno’s strategy is therefore to develop these to their extreme consequences and to make the peripatetic physics implode, thus demonstrating that Aristotle bene dixit, non tamen tam bene intellexit.
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