Il periodo compreso tra la morte di Mastino II (1351) e la fine della signoria scaligera (1387) costituisce un’epoca cruciale non solo per le sorti politiche, economiche e sociali di Verona, ma anche per le arti e, in particolare, per la pittura. Nel comporsi delle tante, anche se talora frammentate, testimonianze dipinte, la tarda età scaligera restituisce di sé un’immagine affascinante e variegata, che il libro cerca di cogliere nella sua complessità, da un lato individuando le linee di sviluppo della cultura figurativa tra gli anni Cinquanta e Ottanta, dall'altro illuminando i profili artistici e biografici degli artisti attivi in città e i contesti di committenza, a partire, innanzitutto, da quello della corte. L’attività di Altichiero a Verona, riconsiderata ex novo, fa luce sul ciclo più importante e misterioso di tutto il Trecento scaligero, le perdute Storie giudaiche all’interno della sala magna di Cansignorio, consentendo una più chiara comprensione degli esordi del pittore e delle ricadute della sua pittura nel contesto urbano. Intorno al grande maestro si compongono le fisionomie di altri artisti: il lombardo Turone di Maxio, per oltre vent’anni attivo a Verona come pittore e miniatore al servizio di committenti di prim’ordine, il meno noto ma talentuoso Bartolomeo Badile e molti altri maestri di cui non si conosce il nome, ma le cui opere documentano una progressiva e sempre più convinta adesione al dettato altichieresco. Il catalogo sistematico di tutte le testimonianze figurative della città e del territorio e l’‘anagrafe’ dei pittori tra il 1340 e il 1400, in appendice, contribuiscono a confermare la vivacità dell'ambiente artistico veronese, pronto a confrontarsi e a competere con gli altri centri dell’Italia Settentrionale, da Padova a Milano, nell’ambito di quell’‘arte di corte’ – per dirla con Julius von Schlosser – «fenomeno di portata europea, radice di sviluppi secolari».

Altichiero e la pittura a Verona nella tarda età scaligera

PICCOLI, Fausta
2010-01-01

Abstract

Il periodo compreso tra la morte di Mastino II (1351) e la fine della signoria scaligera (1387) costituisce un’epoca cruciale non solo per le sorti politiche, economiche e sociali di Verona, ma anche per le arti e, in particolare, per la pittura. Nel comporsi delle tante, anche se talora frammentate, testimonianze dipinte, la tarda età scaligera restituisce di sé un’immagine affascinante e variegata, che il libro cerca di cogliere nella sua complessità, da un lato individuando le linee di sviluppo della cultura figurativa tra gli anni Cinquanta e Ottanta, dall'altro illuminando i profili artistici e biografici degli artisti attivi in città e i contesti di committenza, a partire, innanzitutto, da quello della corte. L’attività di Altichiero a Verona, riconsiderata ex novo, fa luce sul ciclo più importante e misterioso di tutto il Trecento scaligero, le perdute Storie giudaiche all’interno della sala magna di Cansignorio, consentendo una più chiara comprensione degli esordi del pittore e delle ricadute della sua pittura nel contesto urbano. Intorno al grande maestro si compongono le fisionomie di altri artisti: il lombardo Turone di Maxio, per oltre vent’anni attivo a Verona come pittore e miniatore al servizio di committenti di prim’ordine, il meno noto ma talentuoso Bartolomeo Badile e molti altri maestri di cui non si conosce il nome, ma le cui opere documentano una progressiva e sempre più convinta adesione al dettato altichieresco. Il catalogo sistematico di tutte le testimonianze figurative della città e del territorio e l’‘anagrafe’ dei pittori tra il 1340 e il 1400, in appendice, contribuiscono a confermare la vivacità dell'ambiente artistico veronese, pronto a confrontarsi e a competere con gli altri centri dell’Italia Settentrionale, da Padova a Milano, nell’ambito di quell’‘arte di corte’ – per dirla con Julius von Schlosser – «fenomeno di portata europea, radice di sviluppi secolari».
2010
9788883145513
Altichiero; pittura; Verona; XIV secolo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/347569
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