Il presente lavoro costituisce la realizzazione ed al tempo stesso la conclusione di un progetto che mi ha accompagnato costantemente negli ultimi sei anni e che è stato condotto per tappe successive. Il primo nucleo della ricerca sullo spazio letterario risale ad un colloquio che sostenni presso la Scuola Normale superiore di Pisa, dove ero allieva del corso ordinario della classe di Lettere e Filosofia, nella primavera del 2001: si trattava di una relazione di dimensioni abbastanza limitate nella quale avevo raccolto le mie osservazioni sullo spazio rappresentato in alcuni romanzi italiani del Novecento, basandomi su una bibliografia teorica ridotta all’essenziale. Già allora avevo deciso di conferire al lavoro un taglio personale, interessandomi soprattutto di quei testi nei quali si stabiliva un precario equilibrio tra la rappresentazione mimetica dello spazio e la sua puntuale trasfigurazione. Il secondo passo importante, che mi permise un approfondimento decisivo di questa materia, fu la stesura della tesi di laurea, intitolata appunto Gli altrove letterari: ipotesi sulle funzioni dello spazio nella letteratura italiana del Novecento, discussa nel maggio 2003. La tesi di dottorato è il risultato di ricerche protrattesi per oltre tre anni, nel corso dei quali si sono andati delineando ulteriormente due distinti filoni di indagine, già presenti in nuce nei lavori precedenti: da un lato lo studio delle teorie dello spazio letterario elaborate nel secolo scorso, le quali sono strettamente connesse ai vari orientamenti teorico-critici novecenteschi, dall’altro l’analisi della raffigurazione e dell’ambientazione spaziale nei romanzi italiani. Nel rispetto di questa bipartizione de facto ho deciso pertanto di suddividere il lavoro finale in due parti distinte ed in larga misura indipendenti tra loro, composte rispettivamente dai capitoli I, II e IIII, IV, V. ...

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La rappresentazione dell'«Altrove» nel romanzo italiano del Novecento

MORI, Roberta
2007-01-01

Abstract

Il presente lavoro costituisce la realizzazione ed al tempo stesso la conclusione di un progetto che mi ha accompagnato costantemente negli ultimi sei anni e che è stato condotto per tappe successive. Il primo nucleo della ricerca sullo spazio letterario risale ad un colloquio che sostenni presso la Scuola Normale superiore di Pisa, dove ero allieva del corso ordinario della classe di Lettere e Filosofia, nella primavera del 2001: si trattava di una relazione di dimensioni abbastanza limitate nella quale avevo raccolto le mie osservazioni sullo spazio rappresentato in alcuni romanzi italiani del Novecento, basandomi su una bibliografia teorica ridotta all’essenziale. Già allora avevo deciso di conferire al lavoro un taglio personale, interessandomi soprattutto di quei testi nei quali si stabiliva un precario equilibrio tra la rappresentazione mimetica dello spazio e la sua puntuale trasfigurazione. Il secondo passo importante, che mi permise un approfondimento decisivo di questa materia, fu la stesura della tesi di laurea, intitolata appunto Gli altrove letterari: ipotesi sulle funzioni dello spazio nella letteratura italiana del Novecento, discussa nel maggio 2003. La tesi di dottorato è il risultato di ricerche protrattesi per oltre tre anni, nel corso dei quali si sono andati delineando ulteriormente due distinti filoni di indagine, già presenti in nuce nei lavori precedenti: da un lato lo studio delle teorie dello spazio letterario elaborate nel secolo scorso, le quali sono strettamente connesse ai vari orientamenti teorico-critici novecenteschi, dall’altro l’analisi della raffigurazione e dell’ambientazione spaziale nei romanzi italiani. Nel rispetto di questa bipartizione de facto ho deciso pertanto di suddividere il lavoro finale in due parti distinte ed in larga misura indipendenti tra loro, composte rispettivamente dai capitoli I, II e IIII, IV, V. ...
altrove; romanzo italiano; novecento
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