Molti pazienti affetti da psicosi non hanno consapevolezza o insight della natura del loro disturbo, dei sintomi che lo accompagnano, delle conseguenze della malattia e della necessità del trattamento. La mancanza di insight nel paziente affetto da psicosi comporta notevoli difficoltà nella gestione del paziente stesso sia da parte dei clinici sia da parte dei familiari (Amador & Kronengold, 2004). Per molti anni in letteratura l’insight è stata presentata in una prospettiva psicoanalitica e sono state offerte scarse linee-guida sulla fenomenologia o sul metodo di misurazione del processo psicologico che si ipotizzava alla base dell’insight (Amador et al., 1991). Negli ultimi 20 anni, l’insight nei pazienti affetti da psicosi ha suscitato l’interesse dei ricercatori che hanno esaminato questo fenomeno empiricamente. Da questi studi sono emersi alcuni importanti quesiti sulla fenomenologia, sui metodi di valutazione e sull’eziologia dell’insight. Negli anni ’90 sono stati messi a punto metodi validi e attendibili per la valutazione e misurazione dell’insight e ciò ha portato allo sviluppo di nuovi studi volti a chiarire il ruolo che la carenza di insight gioca nella prognosi, nel decorso e nel trattamento dei disturbi psicotici. Dallo studio dell'insight sono emersi dati interessanti per le implicazioni nella pratica clinica anche se spesso contrastanti. Evidenze cliniche suggeriscono che deficit nell’insight sono manifestazioni della malattia al pari degli altri sintomi (es. allucinazioni, deliri) e sono dovuti ad anomalie cerebrali. Queste ultime evidenze sono in contrasto con l’ipotesi che la carenza di insight sia una strategia di coping messa in atto dall’individuo per affrontare una situazione stressante (DSM IVTR, APA press, 2000). Inoltre è stato trovato che uno scarso insight è tra i predittori di non aderenza o di parziale aderenza al trattamento farmacologico (McEvoy, 2004). Quest’ultima evidenza ha accresciuto l’interesse verso lo studio dell’insight nelle psicosi per le sue importanti implicazioni nella pratica clinica. Una prima possibile spiegazione della controversia su quello che si può dire dell'insight sulla base dei risultati dei diversi studi è che l'insight è un costrutto complesso che esprime tale complessità anche nei tentativi di misurarlo. La consapevolezza della propria malattia e di ciò che ad essa è legato non è stabile e costante, ma presenta una certa variabilità intrasoggettiva e intersoggettiva. Alcuni pazienti possono riconoscere i propri sintomi ma non accettare la loro esistenza come parte di una malattia mentale, oppure possono attribuirli a cause diverse. L’eterogeneità dell’eziologia dell’insight fa aumentare l’interesse verso la conoscenza dei fattori che la determinano e di conseguenza verso gli strumenti per valutare tutte le sue caratteristiche. Nell’ultimo ventennio l’attenzione dei ricercatori, che hanno indagato l’insight nelle psicosi, si è rivolta in particolare alla schizofrenia.

Non disponibile

Il ruolo dell'insight nelle psicosi: caratteristiche, fattori predittivi e variabili clinico-sociali associati

MARRELLA, Giovanna
2007-01-01

Abstract

Molti pazienti affetti da psicosi non hanno consapevolezza o insight della natura del loro disturbo, dei sintomi che lo accompagnano, delle conseguenze della malattia e della necessità del trattamento. La mancanza di insight nel paziente affetto da psicosi comporta notevoli difficoltà nella gestione del paziente stesso sia da parte dei clinici sia da parte dei familiari (Amador & Kronengold, 2004). Per molti anni in letteratura l’insight è stata presentata in una prospettiva psicoanalitica e sono state offerte scarse linee-guida sulla fenomenologia o sul metodo di misurazione del processo psicologico che si ipotizzava alla base dell’insight (Amador et al., 1991). Negli ultimi 20 anni, l’insight nei pazienti affetti da psicosi ha suscitato l’interesse dei ricercatori che hanno esaminato questo fenomeno empiricamente. Da questi studi sono emersi alcuni importanti quesiti sulla fenomenologia, sui metodi di valutazione e sull’eziologia dell’insight. Negli anni ’90 sono stati messi a punto metodi validi e attendibili per la valutazione e misurazione dell’insight e ciò ha portato allo sviluppo di nuovi studi volti a chiarire il ruolo che la carenza di insight gioca nella prognosi, nel decorso e nel trattamento dei disturbi psicotici. Dallo studio dell'insight sono emersi dati interessanti per le implicazioni nella pratica clinica anche se spesso contrastanti. Evidenze cliniche suggeriscono che deficit nell’insight sono manifestazioni della malattia al pari degli altri sintomi (es. allucinazioni, deliri) e sono dovuti ad anomalie cerebrali. Queste ultime evidenze sono in contrasto con l’ipotesi che la carenza di insight sia una strategia di coping messa in atto dall’individuo per affrontare una situazione stressante (DSM IVTR, APA press, 2000). Inoltre è stato trovato che uno scarso insight è tra i predittori di non aderenza o di parziale aderenza al trattamento farmacologico (McEvoy, 2004). Quest’ultima evidenza ha accresciuto l’interesse verso lo studio dell’insight nelle psicosi per le sue importanti implicazioni nella pratica clinica. Una prima possibile spiegazione della controversia su quello che si può dire dell'insight sulla base dei risultati dei diversi studi è che l'insight è un costrutto complesso che esprime tale complessità anche nei tentativi di misurarlo. La consapevolezza della propria malattia e di ciò che ad essa è legato non è stabile e costante, ma presenta una certa variabilità intrasoggettiva e intersoggettiva. Alcuni pazienti possono riconoscere i propri sintomi ma non accettare la loro esistenza come parte di una malattia mentale, oppure possono attribuirli a cause diverse. L’eterogeneità dell’eziologia dell’insight fa aumentare l’interesse verso la conoscenza dei fattori che la determinano e di conseguenza verso gli strumenti per valutare tutte le sue caratteristiche. Nell’ultimo ventennio l’attenzione dei ricercatori, che hanno indagato l’insight nelle psicosi, si è rivolta in particolare alla schizofrenia.
insight nelle psicosi; fattori predittivi; variabili clinico-sociali
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