La tesi rilegge alcuni temi fondamentali della filosofia di Vico ricercando nell’opera del Napoletano la presenza di sant’Agostino, fonte che risulta poco indagata nella pur vastissima storiografia vichiana. L’attenzione è rivolta prevalentemente alle opere giuridiche dove è più immediatamente evidente l’influenza dell’Ipponate. Si tratta di opere meno studiate nelle quali, tuttavia, emergono chiaramente le prospettive teoriche che caratterizzano la Scienza nuova. Dall’analisi dei testi si evince che la lettura del De civitate Dei orienta Vico nella fase in cui definisce la sua proposta filosofica in opposizione ai teorici del giusnaturalismo moderno ed in particolare di Grozio. Al di là delle citazioni esplicite che non sono molto numerose, il lavoro documenta l’incidenza delle prospettive agostiniane sulla forma mentis di Vico, individuando evidenti riferimenti teorici e teologici. In primo luogo, pur nelle differenze del contesto e delle finalità, il De civitate Dei rappresenta per Vico un modello di riflessione allo stesso tempo filosofica e filologica. Il capolavoro agostiniano offre al filosofo napoletano un’enorme quantità di materiale storico ed erudito, ed insieme una prospettiva che raccoglie in sé il fluire degli eventi orientandoli ad un fine. Un certo rilievo è dato alla mediazione agostiniana dell’opera di Varrone che ha inciso significativamente sulla formulazione di alcune dottrine vichiane. In particolare, il principio della «formula naturae» ed il tema della teologia civile costituiscono due motivi in riferimento ai quali vengono messe in luce la continuità e le differenze tra Vico ed Agostino. Comune ai due autori è il riferimento ad un ordine eterno, ai temi biblici della caduta originale, del diluvio e dei giganti, questioni che Agostino affronta da teologo con finalità prevalentemente pastorali e che diventano in Vico il criterio interpretativo della distinzione tra storia sacra e storia profana, presupposto per fare della storia della gentilità l’oggetto privilegiato della sua ricerca. Vico non rifiuta la rivelazione, anzi difende le Scritture contro quelle tesi «empie» che, tra il Seicento e il Settecento, ne mettevano in discussione l’autorità. Da filosofo moderno intende tuttavia dimostrare, attraverso la storia dei popoli gentili, la religiosità dell’animo umano in quanto tale. A questa esigenza fanno capo le tesi sulla manifestazione della coscienza come timore delle divinità e sui principî del senso comune. Dal punto di vista prettamente storico-giuridico, viene messa in luce la funzione esemplare che in Agostino e in Vico hanno svolto il diritto e la storia di Roma. In essa si ritrovano i motivi e le dinamiche sulle quali si fondano e per le quali decadono le civiltà. Se l’ammirazione per le virtù dei romani accomuna i due autori, diverso è l’atteggiamento nei confronti della loro religione che Agostino accusa di idolatria, oscenità, superstizione ed antropomorfismo e nella quale invece Vico riconosce una via di cui la Provvidenza si serve per ricondurre l’uomo caduto agli ordini civili. La tesi mostra infine come a livello metafisico esistono interessanti confluenze tra la riflessione vichiana e quella neoplatonica, ed in particolare plotiniana. Anche in questo caso è possibile riconoscere, pur nell’assenza di riferimenti diretti, una mediazione agostiniana che si precisa nel tema della mens e del suo fondamento ontologico in Dio. In definitiva, a prescindere dei riferimenti espliciti di Vico all’opera di Agostino, che pure non mancano, dallo studio emerge un rapporto per così dire sotterraneo che in contesti diversi pone i due filosofi di fronte a questioni analoghe. Le risposte tuttavia spesso divergono dal momento che, all’interno della medesima tradizione filosofica, il platonismo cristiano, Agostino e Vico interpretano esigenze diverse, teologico-apologetiche il primo, antropologico-giuridiche e storiche il secondo. In Agostino, la dimensione nella quale l’uomo perviene alla sapienza è l’interiorità. Alimentando la vita dello Spirito, la mens compie il suo itinerario di crescita verso il bene e realizza il proprio desiderio di verità e di felicità. Nella prospettiva agostiniana il tempo, riscattato dalla dissipazione, è prefigurazione dell’eternità e la storia è il luogo dell’attesa e della speranza. Nell’umanista Vico, la sapienza si esprime come poiesis e la storia è l’orizzonte nel quale il «fabbro», ossia l’arbitrio umano, collaborando con la «regina», la divina Provvidenza, dà vita al mondo delle nazioni.

The thesis reads some fundamental Giambattista Vico’s philosophical themes researching in Neapolitan’s works the presence of Saint Augustine, source not much investigated in the very wide Vichian historiography. The attention is addressed prevalently to the juridical works where Augustine’s influence is more evident. Even if these works are less investigated, theoretical perspectives of the Scienza nuova clearly emerge in them. The analysis of the texts highlights how the reading of De civitate Dei orients Vico in the period in which he defines his philosophical proposal in opposition to the modern theoreticians of natural law and especially to Grotius. Even if the explicit quotations are not so numerous, the thesis documents the influence of Augustine’s perspectives on Vico’s forma mentis, individualizing evident theoretical and theological references. First of all, also in the differences of context and finalities, for Vico, the Augustine’s De civitate Dei represents a reflection model both philosophical and philological. The Augustinian masterpiece offers to the Neapolitan philosopher a huge quantity of historical and erudite material and, at the same time, a perspective which orients the events towards an aim. A certain importance is given to the Augustinian mediation of Varro’s thought; in particular the principle of «formula naturae» and the matter of civil theology played an important role in the formulation of some Vico’s doctrines. Through these two topics are showed the continuity and the differences between Vico and Augustine. Common to the two authors is the reference to an eternal order, to the biblical themes of the original fall, of the Flood and of the giants, themes that Augustine treats like a theologian prevalently for pastorals aims and that in Vico become the interpretative criterion to distinguish sacred from profane history and make of the second one the preferential object of his research. Vico does not refuse the revelation, on the contrary he defends the Holy Scriptures from those «impious» thesis which, between the Sixth and the Seventh centuries, criticized his authority. Like a modern philosopher he wants to show, through the history of the Gentiles, the religiousness of human soul as such. At this aim are connected the arguments about the consciousness that reveals itself in the sentiment of divinity’s fear and in the principles of common sense. From an historical and juridical point of view, it is showed the exemplary function that Augustine and Vico gave to the roman history and law. In the events of the Romans we can find paradigmatic motives and rules in order to understand and describe foundation, development and decline of every civilizations. Common to both authors is the admiration for Romans’ virtues, but different is their attitudes towards roman religion that Augustine accuses of idolatry, obscenity, superstition and anthropomorphism whereas Vico reads like a way used by Providence to lead the fallen man to the civil orders. Eventually the thesis shows that, at a metaphysical level, there are interesting connections between Vichian and Neoplatonic reflection. In this case too, it is possible to realize, even in lack of explicit references, an Augustinian mediation stressed in the theme of the mens and of its ontological foundation in God. After all the research highlights, so to say, a hidden relation that, in different contests, puts the two philosophers in front of similar questions. But anyway the answers are often different, in the same philosophical tradition, Christian Platonism, Augustine and Vico express different demands: theological-apologetic the first one, anthropological-juridical and historical the second one. For Augustine, man gets to wisdom through interiority. Feeding Spirit’ life, the mens moves towards the Good and achieves its own wish of Truth and Happiness. In Augustinian perspective, time, free from waste, is the prefiguration of eternity and history is the place of expectation and hope. In the humanist Vico, wisdom expresses itself like poiesis and history is the horizon where the «smith», human will, cooperating with the «queen», the Divine Providence, gives life to the world of nations.

Metafisica e storia in Vico. Motivi agostiniani nel Diritto universale

SAVINI, Fabrizio
2009-01-01

Abstract

La tesi rilegge alcuni temi fondamentali della filosofia di Vico ricercando nell’opera del Napoletano la presenza di sant’Agostino, fonte che risulta poco indagata nella pur vastissima storiografia vichiana. L’attenzione è rivolta prevalentemente alle opere giuridiche dove è più immediatamente evidente l’influenza dell’Ipponate. Si tratta di opere meno studiate nelle quali, tuttavia, emergono chiaramente le prospettive teoriche che caratterizzano la Scienza nuova. Dall’analisi dei testi si evince che la lettura del De civitate Dei orienta Vico nella fase in cui definisce la sua proposta filosofica in opposizione ai teorici del giusnaturalismo moderno ed in particolare di Grozio. Al di là delle citazioni esplicite che non sono molto numerose, il lavoro documenta l’incidenza delle prospettive agostiniane sulla forma mentis di Vico, individuando evidenti riferimenti teorici e teologici. In primo luogo, pur nelle differenze del contesto e delle finalità, il De civitate Dei rappresenta per Vico un modello di riflessione allo stesso tempo filosofica e filologica. Il capolavoro agostiniano offre al filosofo napoletano un’enorme quantità di materiale storico ed erudito, ed insieme una prospettiva che raccoglie in sé il fluire degli eventi orientandoli ad un fine. Un certo rilievo è dato alla mediazione agostiniana dell’opera di Varrone che ha inciso significativamente sulla formulazione di alcune dottrine vichiane. In particolare, il principio della «formula naturae» ed il tema della teologia civile costituiscono due motivi in riferimento ai quali vengono messe in luce la continuità e le differenze tra Vico ed Agostino. Comune ai due autori è il riferimento ad un ordine eterno, ai temi biblici della caduta originale, del diluvio e dei giganti, questioni che Agostino affronta da teologo con finalità prevalentemente pastorali e che diventano in Vico il criterio interpretativo della distinzione tra storia sacra e storia profana, presupposto per fare della storia della gentilità l’oggetto privilegiato della sua ricerca. Vico non rifiuta la rivelazione, anzi difende le Scritture contro quelle tesi «empie» che, tra il Seicento e il Settecento, ne mettevano in discussione l’autorità. Da filosofo moderno intende tuttavia dimostrare, attraverso la storia dei popoli gentili, la religiosità dell’animo umano in quanto tale. A questa esigenza fanno capo le tesi sulla manifestazione della coscienza come timore delle divinità e sui principî del senso comune. Dal punto di vista prettamente storico-giuridico, viene messa in luce la funzione esemplare che in Agostino e in Vico hanno svolto il diritto e la storia di Roma. In essa si ritrovano i motivi e le dinamiche sulle quali si fondano e per le quali decadono le civiltà. Se l’ammirazione per le virtù dei romani accomuna i due autori, diverso è l’atteggiamento nei confronti della loro religione che Agostino accusa di idolatria, oscenità, superstizione ed antropomorfismo e nella quale invece Vico riconosce una via di cui la Provvidenza si serve per ricondurre l’uomo caduto agli ordini civili. La tesi mostra infine come a livello metafisico esistono interessanti confluenze tra la riflessione vichiana e quella neoplatonica, ed in particolare plotiniana. Anche in questo caso è possibile riconoscere, pur nell’assenza di riferimenti diretti, una mediazione agostiniana che si precisa nel tema della mens e del suo fondamento ontologico in Dio. In definitiva, a prescindere dei riferimenti espliciti di Vico all’opera di Agostino, che pure non mancano, dallo studio emerge un rapporto per così dire sotterraneo che in contesti diversi pone i due filosofi di fronte a questioni analoghe. Le risposte tuttavia spesso divergono dal momento che, all’interno della medesima tradizione filosofica, il platonismo cristiano, Agostino e Vico interpretano esigenze diverse, teologico-apologetiche il primo, antropologico-giuridiche e storiche il secondo. In Agostino, la dimensione nella quale l’uomo perviene alla sapienza è l’interiorità. Alimentando la vita dello Spirito, la mens compie il suo itinerario di crescita verso il bene e realizza il proprio desiderio di verità e di felicità. Nella prospettiva agostiniana il tempo, riscattato dalla dissipazione, è prefigurazione dell’eternità e la storia è il luogo dell’attesa e della speranza. Nell’umanista Vico, la sapienza si esprime come poiesis e la storia è l’orizzonte nel quale il «fabbro», ossia l’arbitrio umano, collaborando con la «regina», la divina Provvidenza, dà vita al mondo delle nazioni.
metafisica; Vico; motivi agostiniani; diritto universale
The thesis reads some fundamental Giambattista Vico’s philosophical themes researching in Neapolitan’s works the presence of Saint Augustine, source not much investigated in the very wide Vichian historiography. The attention is addressed prevalently to the juridical works where Augustine’s influence is more evident. Even if these works are less investigated, theoretical perspectives of the Scienza nuova clearly emerge in them. The analysis of the texts highlights how the reading of De civitate Dei orients Vico in the period in which he defines his philosophical proposal in opposition to the modern theoreticians of natural law and especially to Grotius. Even if the explicit quotations are not so numerous, the thesis documents the influence of Augustine’s perspectives on Vico’s forma mentis, individualizing evident theoretical and theological references. First of all, also in the differences of context and finalities, for Vico, the Augustine’s De civitate Dei represents a reflection model both philosophical and philological. The Augustinian masterpiece offers to the Neapolitan philosopher a huge quantity of historical and erudite material and, at the same time, a perspective which orients the events towards an aim. A certain importance is given to the Augustinian mediation of Varro’s thought; in particular the principle of «formula naturae» and the matter of civil theology played an important role in the formulation of some Vico’s doctrines. Through these two topics are showed the continuity and the differences between Vico and Augustine. Common to the two authors is the reference to an eternal order, to the biblical themes of the original fall, of the Flood and of the giants, themes that Augustine treats like a theologian prevalently for pastorals aims and that in Vico become the interpretative criterion to distinguish sacred from profane history and make of the second one the preferential object of his research. Vico does not refuse the revelation, on the contrary he defends the Holy Scriptures from those «impious» thesis which, between the Sixth and the Seventh centuries, criticized his authority. Like a modern philosopher he wants to show, through the history of the Gentiles, the religiousness of human soul as such. At this aim are connected the arguments about the consciousness that reveals itself in the sentiment of divinity’s fear and in the principles of common sense. From an historical and juridical point of view, it is showed the exemplary function that Augustine and Vico gave to the roman history and law. In the events of the Romans we can find paradigmatic motives and rules in order to understand and describe foundation, development and decline of every civilizations. Common to both authors is the admiration for Romans’ virtues, but different is their attitudes towards roman religion that Augustine accuses of idolatry, obscenity, superstition and anthropomorphism whereas Vico reads like a way used by Providence to lead the fallen man to the civil orders. Eventually the thesis shows that, at a metaphysical level, there are interesting connections between Vichian and Neoplatonic reflection. In this case too, it is possible to realize, even in lack of explicit references, an Augustinian mediation stressed in the theme of the mens and of its ontological foundation in God. After all the research highlights, so to say, a hidden relation that, in different contests, puts the two philosophers in front of similar questions. But anyway the answers are often different, in the same philosophical tradition, Christian Platonism, Augustine and Vico express different demands: theological-apologetic the first one, anthropological-juridical and historical the second one. For Augustine, man gets to wisdom through interiority. Feeding Spirit’ life, the mens moves towards the Good and achieves its own wish of Truth and Happiness. In Augustinian perspective, time, free from waste, is the prefiguration of eternity and history is the place of expectation and hope. In the humanist Vico, wisdom expresses itself like poiesis and history is the horizon where the «smith», human will, cooperating with the «queen», the Divine Providence, gives life to the world of nations.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/337541
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