Vivere la tarda modernità sta diventando più che mai sinonimo di abitare la metropoli della mente dove i sensi dello spazio, dell’identità e dell’appartenenza vengono di continuo rimessi in discussione, inventati, immaginati. Una nuova identità, molteplice e dinamica, protesa a trasgredire e ad esplorare nuovi percorsi di manifestazione sta aspettando la sua riscrittura che non tarda ad arrivare. E i luoghi acquistano significato in quanto si fanno dimora di questa molteplicità rimodellandosi come spazi pronti a essere attraversati, trasgrediti, evasi. È evidente che la letteratura recente non vive più dell’euforia della permanenza in un solo luogo ma dell’avventura della dislocazione, della continua erranza che per Walter Benjamin si prefigurava come « metafora provvisoria dell’essere e del dover essere della soggettività postmoderna », della convinzione che « siamo fatti della stessa carne di cui sono fatti i luoghi e che per questo tra noi e loro c’è una strana corrispondenza e somiglianza. Siamo le mappe di noi stessi e dei luoghi che ci circondano, così come questi diventano mappe del nostro corpo e dei nostri sensi », come affermava Franco La Cecla. Percorrendo altri luoghi, diversi da quelli di origine, ci si può imbattere in quel centro del mondo rappresentato originariamente ed in senso ontologico dalla casa – come ci ricorda Mircea Eliade – laddove tutto ricomincia e si può ripetere all’infinito il gesto demiurgico. La scrittura contemporanea dell’identità che si delinea attraverso le opere romene e italiane prese in esame implica una complessa relazione con l’Altro e l’Altrove. L’identità si rivela non tanto un attributo o una qualità di un soggetto quanto una relazione tra il soggetto e gli altri, tra il soggetto e lo spazio. Dato che si tratta di un concetto che scorre attraverso più livelli di realtà, tale relazione diventa un punto di naturale incrocio dei saperi, di discipline diverse. Abbiamo affidato l’analisi e la lettura dei tratti mobili e molteplici che l’identità contemporanea acquisisce ad un approccio critico in cui gli strumenti tematologici si intrecciano con quelli imagologici, dei Cultural studies, sociologici, psicologici e della storia delle mentalità. Alla prosa romena degli ultimi decenni è dedicata la prima parte della mia tesi e sono stati oggetto di analisi romanzi e racconti ma anche diari e carteggi scritti sia in Romania che all’estero. Apprendiamo che l’identità nazionale romena così come molteplici identità individuali romene si sono costruite nel corso del tempo in funzione sia di un altrove reale e raggiungibile che di uno spazio immaginario, sognato e ricreato nella terra d’origine...

Living the late modern times means more than ever inhabiting the city of mind where senses of space, of identity and of belonging are continually talked of, invented, imagined. A new, multiple and dynamic identity, aspiring to cross over and to explore new ways of manifestation is expecting to be rewritten and it seems that time has already come. Places acquire meaning as they house this multiplicity modeling themselves as spaces ready to be crossed, escaped from. It’s obvious that the recent literature delights no more in the euphoria of permanence in one place but in the adventure of dislocation, of the unceasing wandering which Walter Benjamin conceived as « temporary metaphor of being and of having to be of postmodern subjectivity », of the conviction that « we are made from the same stuff that places are made from, that’s why there is a strange correspondence and likeness between us and them. As we are the maps of ourselves and of the places around us so the places become maps of our bodies and of our senses » (Franco La Cecla). Traveling across other places, different from the birthplaces, it’s possible to reach that center of the world represented ontologically by home – as Mircea Eliade reminds us – where everything starts from the beginning and the divine gesture can be repeated without end. Contemporary writing about identity as traced by the Romanian and Italian works we analyzed implies a complex relationship with the Other an the Elsewhere. Identity is revealed to be not much an attribute or a quality of a subject as a relation between subject and the others, between subject and space. As we talk about a concept that looms in different aspects of reality, these relations become natural crossroads of fields, of different disciplines. So we based our analyze and reading of the mobile and multiple features that contemporary identity acquires on a critical approach which combines instruments belonging to thematology, imagology, Cultural Studies, sociology, psychology, and history of mentality. I dedicated the first two chapters of my work to Romanian prose written in the last decades and I took into consideration novels and short stories but also journals and correspondences written in Romania and abroad. All these works outline how Romanian national identity but also many Romanian individual identities have been creating themselves in dependence on a real and reachable space as on an imaginary space, longed for and rebuild in the native country...

Appartenere ad altri luoghi fra letteratura e realtà. Nuove relazioni tra spazio e identità nella prosa italiana e romena degli ultimi decenni

BULEI, MARIA
2009-01-01

Abstract

Vivere la tarda modernità sta diventando più che mai sinonimo di abitare la metropoli della mente dove i sensi dello spazio, dell’identità e dell’appartenenza vengono di continuo rimessi in discussione, inventati, immaginati. Una nuova identità, molteplice e dinamica, protesa a trasgredire e ad esplorare nuovi percorsi di manifestazione sta aspettando la sua riscrittura che non tarda ad arrivare. E i luoghi acquistano significato in quanto si fanno dimora di questa molteplicità rimodellandosi come spazi pronti a essere attraversati, trasgrediti, evasi. È evidente che la letteratura recente non vive più dell’euforia della permanenza in un solo luogo ma dell’avventura della dislocazione, della continua erranza che per Walter Benjamin si prefigurava come « metafora provvisoria dell’essere e del dover essere della soggettività postmoderna », della convinzione che « siamo fatti della stessa carne di cui sono fatti i luoghi e che per questo tra noi e loro c’è una strana corrispondenza e somiglianza. Siamo le mappe di noi stessi e dei luoghi che ci circondano, così come questi diventano mappe del nostro corpo e dei nostri sensi », come affermava Franco La Cecla. Percorrendo altri luoghi, diversi da quelli di origine, ci si può imbattere in quel centro del mondo rappresentato originariamente ed in senso ontologico dalla casa – come ci ricorda Mircea Eliade – laddove tutto ricomincia e si può ripetere all’infinito il gesto demiurgico. La scrittura contemporanea dell’identità che si delinea attraverso le opere romene e italiane prese in esame implica una complessa relazione con l’Altro e l’Altrove. L’identità si rivela non tanto un attributo o una qualità di un soggetto quanto una relazione tra il soggetto e gli altri, tra il soggetto e lo spazio. Dato che si tratta di un concetto che scorre attraverso più livelli di realtà, tale relazione diventa un punto di naturale incrocio dei saperi, di discipline diverse. Abbiamo affidato l’analisi e la lettura dei tratti mobili e molteplici che l’identità contemporanea acquisisce ad un approccio critico in cui gli strumenti tematologici si intrecciano con quelli imagologici, dei Cultural studies, sociologici, psicologici e della storia delle mentalità. Alla prosa romena degli ultimi decenni è dedicata la prima parte della mia tesi e sono stati oggetto di analisi romanzi e racconti ma anche diari e carteggi scritti sia in Romania che all’estero. Apprendiamo che l’identità nazionale romena così come molteplici identità individuali romene si sono costruite nel corso del tempo in funzione sia di un altrove reale e raggiungibile che di uno spazio immaginario, sognato e ricreato nella terra d’origine...
prosa italiana e romena
Living the late modern times means more than ever inhabiting the city of mind where senses of space, of identity and of belonging are continually talked of, invented, imagined. A new, multiple and dynamic identity, aspiring to cross over and to explore new ways of manifestation is expecting to be rewritten and it seems that time has already come. Places acquire meaning as they house this multiplicity modeling themselves as spaces ready to be crossed, escaped from. It’s obvious that the recent literature delights no more in the euphoria of permanence in one place but in the adventure of dislocation, of the unceasing wandering which Walter Benjamin conceived as « temporary metaphor of being and of having to be of postmodern subjectivity », of the conviction that « we are made from the same stuff that places are made from, that’s why there is a strange correspondence and likeness between us and them. As we are the maps of ourselves and of the places around us so the places become maps of our bodies and of our senses » (Franco La Cecla). Traveling across other places, different from the birthplaces, it’s possible to reach that center of the world represented ontologically by home – as Mircea Eliade reminds us – where everything starts from the beginning and the divine gesture can be repeated without end. Contemporary writing about identity as traced by the Romanian and Italian works we analyzed implies a complex relationship with the Other an the Elsewhere. Identity is revealed to be not much an attribute or a quality of a subject as a relation between subject and the others, between subject and space. As we talk about a concept that looms in different aspects of reality, these relations become natural crossroads of fields, of different disciplines. So we based our analyze and reading of the mobile and multiple features that contemporary identity acquires on a critical approach which combines instruments belonging to thematology, imagology, Cultural Studies, sociology, psychology, and history of mentality. I dedicated the first two chapters of my work to Romanian prose written in the last decades and I took into consideration novels and short stories but also journals and correspondences written in Romania and abroad. All these works outline how Romanian national identity but also many Romanian individual identities have been creating themselves in dependence on a real and reachable space as on an imaginary space, longed for and rebuild in the native country...
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