Il lavoro di questa tesi si propone di fornire un quadro dettagliato, anche se non esaustivo, della presenza della metanarrativa nella letteratura occidentale fin dai suoi esordi. Con metanarrativa infatti si intende generalmente quel processo letterario per cui un’opera parla di sé, eppure le definizioni date nel corso degli anni a questa tecnica sono state molteplici e, a volte, hanno generato confusione. Nel mio lavoro ho scelto di seguire entrambe le strade tracciate dagli studiosi che si sono applicati al fenomeno metanarrativa negli anni Settanta e Ottanta del Novecento. La prima di queste strade si ritrova nelle definizioni fornite rispettivamente da Patricia Waugh nel saggio Metafiction, teory and practice of Self Conscious Fiction del 1984 e in Linda Hutcheon in Poetics on Postmodernism del 1988. In questi due lavori le studiose sottolineano come la riflessione del testo su se stesso sia in realtà una riflessione del testo sulla realtà e sui suoi meccanismi retorici e di finzione. La seconda linea di pensiero di cui si è tenuto conto è quella fornita dallo studioso franco‐americano Raymond Federman in Surfiction, un saggio del 1975. Dal punto di vista di Federman la metanarrativa non ha sempre un rapporto di esegesi della struttura della realtà ma a volte essa è semplicemente un gioco, un divertissement colto che considera i suoi testi al di fuori e al di sopra della realtà (il nome Surfiction contiene un palese riferimento al Surrealismo degli anni Venti), tali testi sono completamente avulsi dalla struttura tipica del romanzo e la loro leggibilità risulta seriamente compormessa. Il contenuto di questa tesi si articola in tre parti: la prima affronta lo studio della metanarrativa da un punto di vista storico, sottolineando come essa sia un fenomeno non ascrivibile ad un solo periodo letterario ma, al contrario, presente in molte epoche storiche. Si è tuttavia creduto di scorgere due epoche fondamentali, entrambe novecentesche, in cui la metanarrativa è risultata più fruttuosa; si tratta degli gli anni Venti e Trenta in Europa e degli anni Sessanta e Settanta negli Stati Uniti. Di queste due epoche si sono messe in luce le caratteristiche peculiari della loro metanarrativa, arrivando a due diverse categorizzazioni. Nella prima epoca si riscontra infatti uno spiccato interesse a potenziare la figura dei personaggi rispetto a quella del narratore e si è messa in relazione questa tendenza alle nuove tendenze filosofiche e politiche di quegli anni; nella seconda invece è più difficile circoscrivere una tendenza maggioritaria, essa si presenta piuttosto come un susseguirsi di sperimentalismi differenti nei contenuti come nella forma volti soprattutto allo 'svelamento', ossia alla dimostrazione della finzione nella realtà. La seconda parte della tesi si applica invece a uno studio sulla materia di tipo formalistico, segnalando tutte le tecniche (inventariate dai maestri dello Strutturalismo) che non sono del tutto ascrivibili alla metanarrativa ma che ne spiegano, e a volte ne provocano, l'esistenza. In questa sezione si è lavorato soprattutto sul concetto di morte dell’autore così come è stato espresso da Roland Barthes nel 1968 e su quello di allegoria, figura retorica antica e per secoli dimenticata, che torna ad avere molto spazio nel Novecento e che in qualche modo è correlata al concetto di simulacro, elaborato da Jean Baudrillard in Simulacres and simulation nel 1981 e così importante per il Postmoderno. Nella terza e ultima parte del lavoro ci si è dedicati a segnalare alcuni esempi, tratti dai testi della metanarrativa di queste due epoche, ponendo soprattutto l’attenzione sulla metanarrativa americana degli anni Sessanta e Settanta, in quanto quella è l’epoca in cui la metanarrativa ha avuto i suoi seguaci più numerosi. I testi sono divisi secondo la struttura utilizzata: si va dalle "varianti narratologiche" (quei testi in cui è ancora preservata una certa “leggibilità”) allo “sperimentalismo diegetico” (in cui la trama dei testi risulta completamente s composta lasciando il puzzle da ricomporre al suo lettore). L’ultimo capitolo del lavoro si applica a ricercare quali, tra le forme di metanarrativa precedentemente inventariate, siano sopravvissute nella contemporaneità della letteratura occidentale.

This thesis aims to provide a detailed description, yet not exhaustive, of the presence of the metanarrative in western literature from its very first appearance. The metanarrative refers to the literary process whereby a piece of literature focuses on itself, however numerous definitions of this technique have been given over the course of the years which, at times, have generated a lot of confusion. In my work I have chosen to follow both descriptions given to the phenomenon of the metanarrative by critics in the seventies and eighties of the 20th century. The first is provided by Patricia Waugh in her essay Metafiction, Theory and Practice of Self Conscious Fiction in 1984 and by Linda Hutcheon in Poetics on Postmodernism in 1988. Both literary works underline how the auto‐reflection of the text is really a reflection on the reality of a text and its rhetoric mechanisms and pretences. The second line of thought followed is that provided by the Franco‐American writer Raymond Federman in Surfiction, an essay written in 1975. Federman's view of the metanarrative is that it doesn't always have an exegesis relationship with the structure of the reality, however, at times, it is simply a game, a cultured divertissement which considers its texts out of touch with reality (the name Surfiction contains a clear reference to twenties Surrealism), such texts are completely taken out of the typical structure of the novel and their readability becomes seriously compromised. The content of this thesis is divided into three parts: the first confronts the study of the metanarrative from a historical point of view, highlighting the fact that this phenomenon is not ascribable to only one literary period, on the contrary, it is present in many historic epochs. The metanarrative is however believed to be distinguished in two main epochs, both in the 20th century where it experienced its greatest success; in Europe in the twenties and thirties and in the United States in the sixties and seventies. These two epochs highlight the peculiar characteristics of the metanarrative, forming two different categories. In the first epoch there was a marked interest to enhance the figure of the characters compared to that of the narrator, and this tendency corresponds to new philosophical and political movements in those years. In the second epoch it is not circumscribed as a majority movement but rather as experimental success, different in content and form and mainly directed towards the unveiling, or rather the demonstration of the fiction in the reality. The second part of the thesis is dedicated however to the study of the formalistic materials, highlighting and listing all the techniques of the masters of Structuralism which are not all ascribable to the metanarrative but explain, and at times provoke, its existence. This section has focused mainly on the concept of the death of the author as conveyed by Roland Barthes in 1968, on allegory, the antique rhetoric figure forgotten for centuries which made a come back in the 20th century and is in some way correlated to the concept of simulacra, elaborated by Jean Baudrillard in Simulacres and Simulation in 1981, very important for Postmodernism. The third and final part of the thesis is dedicated to highlighting some examples, pieces of metanarrative texts from those two epochs, mainly drawing attention to the American metanarrative in the sixties and seventies when the metanarrative had a large following. The texts are divided according to the structure used: from “variants of narratology” (those texts which still maintain a certain readability) to “experimental narrative” (where the plot of the texts are completely broken up leaving the reader to put the puzzle back together. The final chapter of the thesis aims to discover which of the metanarratives previously listed have survived into the contemporary western literature.

La metanarrativa: le teoria, la storia, i testi

NERI, ROSSELLA
2009-01-01

Abstract

Il lavoro di questa tesi si propone di fornire un quadro dettagliato, anche se non esaustivo, della presenza della metanarrativa nella letteratura occidentale fin dai suoi esordi. Con metanarrativa infatti si intende generalmente quel processo letterario per cui un’opera parla di sé, eppure le definizioni date nel corso degli anni a questa tecnica sono state molteplici e, a volte, hanno generato confusione. Nel mio lavoro ho scelto di seguire entrambe le strade tracciate dagli studiosi che si sono applicati al fenomeno metanarrativa negli anni Settanta e Ottanta del Novecento. La prima di queste strade si ritrova nelle definizioni fornite rispettivamente da Patricia Waugh nel saggio Metafiction, teory and practice of Self Conscious Fiction del 1984 e in Linda Hutcheon in Poetics on Postmodernism del 1988. In questi due lavori le studiose sottolineano come la riflessione del testo su se stesso sia in realtà una riflessione del testo sulla realtà e sui suoi meccanismi retorici e di finzione. La seconda linea di pensiero di cui si è tenuto conto è quella fornita dallo studioso franco‐americano Raymond Federman in Surfiction, un saggio del 1975. Dal punto di vista di Federman la metanarrativa non ha sempre un rapporto di esegesi della struttura della realtà ma a volte essa è semplicemente un gioco, un divertissement colto che considera i suoi testi al di fuori e al di sopra della realtà (il nome Surfiction contiene un palese riferimento al Surrealismo degli anni Venti), tali testi sono completamente avulsi dalla struttura tipica del romanzo e la loro leggibilità risulta seriamente compormessa. Il contenuto di questa tesi si articola in tre parti: la prima affronta lo studio della metanarrativa da un punto di vista storico, sottolineando come essa sia un fenomeno non ascrivibile ad un solo periodo letterario ma, al contrario, presente in molte epoche storiche. Si è tuttavia creduto di scorgere due epoche fondamentali, entrambe novecentesche, in cui la metanarrativa è risultata più fruttuosa; si tratta degli gli anni Venti e Trenta in Europa e degli anni Sessanta e Settanta negli Stati Uniti. Di queste due epoche si sono messe in luce le caratteristiche peculiari della loro metanarrativa, arrivando a due diverse categorizzazioni. Nella prima epoca si riscontra infatti uno spiccato interesse a potenziare la figura dei personaggi rispetto a quella del narratore e si è messa in relazione questa tendenza alle nuove tendenze filosofiche e politiche di quegli anni; nella seconda invece è più difficile circoscrivere una tendenza maggioritaria, essa si presenta piuttosto come un susseguirsi di sperimentalismi differenti nei contenuti come nella forma volti soprattutto allo 'svelamento', ossia alla dimostrazione della finzione nella realtà. La seconda parte della tesi si applica invece a uno studio sulla materia di tipo formalistico, segnalando tutte le tecniche (inventariate dai maestri dello Strutturalismo) che non sono del tutto ascrivibili alla metanarrativa ma che ne spiegano, e a volte ne provocano, l'esistenza. In questa sezione si è lavorato soprattutto sul concetto di morte dell’autore così come è stato espresso da Roland Barthes nel 1968 e su quello di allegoria, figura retorica antica e per secoli dimenticata, che torna ad avere molto spazio nel Novecento e che in qualche modo è correlata al concetto di simulacro, elaborato da Jean Baudrillard in Simulacres and simulation nel 1981 e così importante per il Postmoderno. Nella terza e ultima parte del lavoro ci si è dedicati a segnalare alcuni esempi, tratti dai testi della metanarrativa di queste due epoche, ponendo soprattutto l’attenzione sulla metanarrativa americana degli anni Sessanta e Settanta, in quanto quella è l’epoca in cui la metanarrativa ha avuto i suoi seguaci più numerosi. I testi sono divisi secondo la struttura utilizzata: si va dalle "varianti narratologiche" (quei testi in cui è ancora preservata una certa “leggibilità”) allo “sperimentalismo diegetico” (in cui la trama dei testi risulta completamente s composta lasciando il puzzle da ricomporre al suo lettore). L’ultimo capitolo del lavoro si applica a ricercare quali, tra le forme di metanarrativa precedentemente inventariate, siano sopravvissute nella contemporaneità della letteratura occidentale.
metanarrativa
This thesis aims to provide a detailed description, yet not exhaustive, of the presence of the metanarrative in western literature from its very first appearance. The metanarrative refers to the literary process whereby a piece of literature focuses on itself, however numerous definitions of this technique have been given over the course of the years which, at times, have generated a lot of confusion. In my work I have chosen to follow both descriptions given to the phenomenon of the metanarrative by critics in the seventies and eighties of the 20th century. The first is provided by Patricia Waugh in her essay Metafiction, Theory and Practice of Self Conscious Fiction in 1984 and by Linda Hutcheon in Poetics on Postmodernism in 1988. Both literary works underline how the auto‐reflection of the text is really a reflection on the reality of a text and its rhetoric mechanisms and pretences. The second line of thought followed is that provided by the Franco‐American writer Raymond Federman in Surfiction, an essay written in 1975. Federman's view of the metanarrative is that it doesn't always have an exegesis relationship with the structure of the reality, however, at times, it is simply a game, a cultured divertissement which considers its texts out of touch with reality (the name Surfiction contains a clear reference to twenties Surrealism), such texts are completely taken out of the typical structure of the novel and their readability becomes seriously compromised. The content of this thesis is divided into three parts: the first confronts the study of the metanarrative from a historical point of view, highlighting the fact that this phenomenon is not ascribable to only one literary period, on the contrary, it is present in many historic epochs. The metanarrative is however believed to be distinguished in two main epochs, both in the 20th century where it experienced its greatest success; in Europe in the twenties and thirties and in the United States in the sixties and seventies. These two epochs highlight the peculiar characteristics of the metanarrative, forming two different categories. In the first epoch there was a marked interest to enhance the figure of the characters compared to that of the narrator, and this tendency corresponds to new philosophical and political movements in those years. In the second epoch it is not circumscribed as a majority movement but rather as experimental success, different in content and form and mainly directed towards the unveiling, or rather the demonstration of the fiction in the reality. The second part of the thesis is dedicated however to the study of the formalistic materials, highlighting and listing all the techniques of the masters of Structuralism which are not all ascribable to the metanarrative but explain, and at times provoke, its existence. This section has focused mainly on the concept of the death of the author as conveyed by Roland Barthes in 1968, on allegory, the antique rhetoric figure forgotten for centuries which made a come back in the 20th century and is in some way correlated to the concept of simulacra, elaborated by Jean Baudrillard in Simulacres and Simulation in 1981, very important for Postmodernism. The third and final part of the thesis is dedicated to highlighting some examples, pieces of metanarrative texts from those two epochs, mainly drawing attention to the American metanarrative in the sixties and seventies when the metanarrative had a large following. The texts are divided according to the structure used: from “variants of narratology” (those texts which still maintain a certain readability) to “experimental narrative” (where the plot of the texts are completely broken up leaving the reader to put the puzzle back together. The final chapter of the thesis aims to discover which of the metanarratives previously listed have survived into the contemporary western literature.
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