Il tema del libro è l’interpretazione dell’idea spinoziana di “causalità formale” della mente, espressa nella Proposizione XXXI della Quinta Parte: Tertium cognitionis genus pendet à Mente, tanquam à formali causâ, quatenus Mens ipsa æterna est. Il punto d’attacco dell’argomentazione è assunto dalla Proposizione X della Quinta Parte, dove si presenta l’applicazione della causalità formale della mente: «[…] abbiamo il potere di ordinare e concatenare le affezioni del Corpo secondo l’ordine improntato al buon uso dell’intelletto», prposizione considerata in connessione con lo scolio della Proposizione 23 della stessa parte, che espone l’esperienza mentale dell’eternità (… at nihilominus sentimus, experimurque, nos æternos esse). La tesi è che per “idea adeguata” nel regime della cognizione intuitiva Spinoza intenda l’instaurazione di un ordine interpretativo o sistema relazionale “buono”, che è anche un ordine di esperienza, più che la definizione concettuale delle cose che sono comuni al tutto ed alle parti (come avviene nel regime razionale). Questa tesi è guadagnata discutendo le interpretazioni di altri studiosi dell’Etica sul tema delle idee adeguate. Ho impiegato anche la mia conoscenza della teoria tardo-scolastica e suáreziana delle distinzioni e delle relazioni, che Spinoza può aver conosciuto, e l’ho difesa contro l’interpretazione troppo “cartesiana” proposta da J-L. Marion. Mentre il grande affresco entro il quale A. Lovejoy espone la metafisica spinoziana nel suo La grande catena dell’essere mi ha fornito l’estro di ampliare lo sfondo storiografico del mio discorso. Se la mia e una tesi difendibile, allora ne derivano alcune estensioni sul concetto pseudospinoziano di “parallelismo psicofisico”(cfr. l’idea di “parallelismo intracogitativo” proposta da M. Gueroult e da me discussa alle pgg. 130-141).

La mente affettiva di Spinoza. Teoria delle idee adeguate

LOMBARDO, Mario
2004-01-01

Abstract

Il tema del libro è l’interpretazione dell’idea spinoziana di “causalità formale” della mente, espressa nella Proposizione XXXI della Quinta Parte: Tertium cognitionis genus pendet à Mente, tanquam à formali causâ, quatenus Mens ipsa æterna est. Il punto d’attacco dell’argomentazione è assunto dalla Proposizione X della Quinta Parte, dove si presenta l’applicazione della causalità formale della mente: «[…] abbiamo il potere di ordinare e concatenare le affezioni del Corpo secondo l’ordine improntato al buon uso dell’intelletto», prposizione considerata in connessione con lo scolio della Proposizione 23 della stessa parte, che espone l’esperienza mentale dell’eternità (… at nihilominus sentimus, experimurque, nos æternos esse). La tesi è che per “idea adeguata” nel regime della cognizione intuitiva Spinoza intenda l’instaurazione di un ordine interpretativo o sistema relazionale “buono”, che è anche un ordine di esperienza, più che la definizione concettuale delle cose che sono comuni al tutto ed alle parti (come avviene nel regime razionale). Questa tesi è guadagnata discutendo le interpretazioni di altri studiosi dell’Etica sul tema delle idee adeguate. Ho impiegato anche la mia conoscenza della teoria tardo-scolastica e suáreziana delle distinzioni e delle relazioni, che Spinoza può aver conosciuto, e l’ho difesa contro l’interpretazione troppo “cartesiana” proposta da J-L. Marion. Mentre il grande affresco entro il quale A. Lovejoy espone la metafisica spinoziana nel suo La grande catena dell’essere mi ha fornito l’estro di ampliare lo sfondo storiografico del mio discorso. Se la mia e una tesi difendibile, allora ne derivano alcune estensioni sul concetto pseudospinoziano di “parallelismo psicofisico”(cfr. l’idea di “parallelismo intracogitativo” proposta da M. Gueroult e da me discussa alle pgg. 130-141).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/305198
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