Clonazione riproduttiva e terapeutica fra etica e scienza. Il fascino del doppio e il sogno dell'immortalita'" (Edizioni Libreria Cortina Verona, pg. 286, 2004) e' il titolo del libro appena pubblicato da Giorgio Zamboni (*). Un testo in cui si fa il punto sulla clonazione e la ricerca con le staminali. Si mettono a confronto le posizioni dei diversi Paesi, ma si parla anche della tecnica in se' e del dibattito etico, filosofico e religioso che sollevano queste tematiche. Se quando ci apprestiamo a leggere un libro, non e' bene iniziare dalle ultime pagine, forse questa sara' l'eccezione che conferma la regola. Ci servono infatti le conclusioni dell'autore per spiegarci il suo approccio alla materia, quello di un cattolico che e' favorevole alla ricerca con gli embrioni sovrannumerari. Ne riportiamo un ampio stralcio. "Io appartengo alla Chiesa cattolica quale credente e praticante. Riconosco che Dio e' Signore della vita e, pur vivendo in una societa' secolarizzata in cui il messaggio cristiano e' spesso dimenticato, non ammetto quanto e' contrario alla vita. Nel limite delle mie possibilita' conoscitive e dialettiche, quando mi si presentano le occasioni, cerco di giustificare le mie posizioni e di convincere gli altri sulla loro bonta'. Non condivido tuttavia la volonta' di imporre la mia visione della vita a chi cattolico non e'. Io credo che la contrarieta' alla contraccezione, all’uso delle cellule staminali embrionali, all’aborto, all’eutanasia debba essere espressa dal magistero cattolico unicamente in una prospettiva di fede. Ovviamente i comportamenti morali dettati da questa fede possono non essere condivisi da tutti. Tuttavia le divergenze fra cattolici e laici possono essere superate non con posizioni intransigenti ma con la tolleranza, la disponibilita' al dialogo ed il rispetto delle ragioni altrui. La lotta in nome delle ideologie porta sempre alla violenza, all’imposizione delle proprie idee, negando agli altri la liberta' di pensare e di scegliere diversamente. Viviamo in un periodo di rapido e convulso sviluppo tecnologico e scientifico, eppure sempre piu' ci si rende conto che nel campo della biologia la conoscenza e' imperfetta e che nel campo della medicina nessuna terapia e' senza rischi e nessuna prognosi completamente prevedibile; e' lo stesso periodo in cui anche la Chiesa Cattolica ha riconosciuto errori commessi nel passato. Guerre tra religione e scienza a suon di anatemi sembrano dunque alquanto anacronistiche. Per quanto riguarda la clonazione riproduttiva sono legittimi dubbi e timori sulla selezione genetica delle persone. Di tanto in tanto su questo tipo di clonazione siamo colpiti da annunci sensazionali, che possono indurre angoscia e preoccupazione senza che ad esse corrispondano fatti certi. Quasi tutti i ricercatori coinvolti nella clonazione dichiarano di non voler creare esseri umani completi; tra l’altro questo e' estremamente difficile e forse anche impossibile, e non solo per ragioni scientifiche o per obiezioni di carattere morale ma anche per ragioni pratiche. Infatti per produrre embrioni servono ovociti e perche' gli ovociti possano impiantarsi nell’utero femmnile servono donne che offrano il loro utero nella speranza che qualche embrione si sviluppi. Inoltre l’esperienza accumulata con la clonazione animale ci indica che la tecnica non da alcuna sicurezza. Oggi appare sicuramente piu' importante la clonazione terapeutica, ossia la produzione di cellule o tessuti, soprattutto se geneticamente identici a quelle di un possibile individuo ricevente, che potrebbero essere di aiuto a molte persone bisognose. Tuttavia anche la clonazione terapeutica va messa in discussione. Molti, nella convinzione che le cellule staminali embrionali possano consentire i risultati migliori e piu' rapidi, hanno alimentato grandi speranze in malati affetti da malattie non altrimenti curabili e conseguentemente una grande campagna di sensibilizzazione popolare a favore dell’utilizzo di queste cellule. Troppo spesso la sofferenza e' strumentalizzata per giustificare scelte morali che contemplano il sacrificio degli embrioni e per sostenere che le malattie non sono curate a causa degli ostacoli frapposti all’applicazione di tecniche scientificamente possibili. Si sta largamente diffondendo l’idea di poter dominare la vita e la morte, la salute e la malattia e cio' condiziona il rifiuto della finitezza dell’uomo e della precarieta' della vita; ma a coloro che hanno bisogno di terapie innovative servono fatti per poter superare la soglia della speranza, e non notizie sensazionali. Infatti appare oggi mistificante sostenere l’uso delle cellule staminali embrionali quale mezzo di cura per gravi malattie invalidanti, in quanto mancano evidenze scientifiche per questo cortocircuito di pensiero e sussiste quindi il rischio di alimentare fallaci speranze. La biologia delle cellule staminali e' molto complessa e la ricerca in questo campo puo' essere considerata ancora oggi agli inizi e a livello sperimentale. Le facili speranze circa l’applicazione clinica dei risultati della ricerca sono scaturite da evidenze preliminari ottenute in animali; tuttavia spesso i modelli animali danno risultati incoraggianti che scatenano speranze infondate in quanto poi non hanno riscontro clinico. Inoltre la stessa capacita' rigenerativa delle cellule staminali embrionali appare a volte clinicamente irrilevante, a parte i rischi di generare tumori nel paziente trapiantato o di produrre altri tipi di tessuto rispetto a quello desiderato. Bisognera' dimostrare che le cellule staminali embrionali sono veramente in grado di riparare un tessuto danneggiato, di sopravvivere, di non procurare tumori od effetti collaterali. Bisognera' capire se nell’organismo umano le reazioni delle cellule sono diverse rispetto agli esperimenti condotti sugli animali o in laboratorio. Bisognera' ottenere un numero enorme di cellule staminali per curare tutti i pazienti bisognosi. Quindi, al di la' dell’uso degli embrioni sovrannumerari, potrebbe essere necessaria la produzione di embrioni per clonazione con il relativo reperimento degli ovuli necessari. Accanto ai problemi etici legati all’uso delle cellule staminali embrionali sussistono dunque problemi pratici e di efficacia terapeutica ed e' inutile negare che al momento attuale lo scetticismo prevale sulla speranza. Molta strada deve ancora esser fatta per dimostrare, al di la' delle sperimentazioni su animali, l’efficacia dei trapianti di cellule e del controllo degli effetti collaterali. La ricerca potrebbe non dare i risultati sperati ed appare per lo meno imprudente creare false aspettative. La clonazione terapeutica potrebbe non avere un grande futuro dal punto di vista dell’applicazione clinica a tutti i pazienti che ne avessero bisogno; e anche quando essa diventera' affidabile, saranno probabilmente poche le istituzioni in grado di effettuare tutte le procedure necessarie e pochi quindi i pazienti in grado di accedervi. […] Tuttavia la ricerca con cellule staminali embrionali gia' oggi appare irrinunciabile per la conoscenza scientifica ed in futuro, qualora l’esplorazione delle varie vie alternative non desse i risultati sperati, potrebbe anche rivelarsi una via di cura efficacemente percorribile per alleviare la sofferenza. In queste condizioni, io non sono contrario all’uso delle cellule prelevate da embrioni generati in sovrannumero nelle pratiche che si propongono di vincere la sterilita'. Ovviamente dovra' essere attento ed accurato il controllo su un possibile dirottamento a laboratori di ricerca di embrioni prodotti solo apparentemente a scopo riproduttivo, ed un eventuale collegamento predeterminato fra decisione riproduttiva e ricerca dovra' essere escluso categoricamente. Come i cattolici che credono che lo zigote sia gia' persona debbono essere liberi di rifiutare oggi l’uso degli embrioni e la ricerca con le cellule staminali embrionali, esercitando l’obiezione di coscienza, ed in futuro i benefici che eventualmente ne potrebbero scaturire, così coloro che hanno convinzioni diverse dovrebbero essere liberi di utilizzare per la ricerca cio' che per essi e' solamente un ammasso di cellule, un pre-embrione e come tale non persona. Io come cattolico credo che l’embrione sia persona e conosco tutte le obiezioni al suo utilizzo. So che la distruzione di embrioni ha un significato delittuoso e sono percio' contrario alla creazione apposita di embrioni da distruggere per ricavarne cellule staminali embrionali ai fini della ricerca. Penso pero' al destino degli embrioni congelati prodotti in sovrannnumero per la riproduzione assistita ed inutilizzati. Si potrebbe impedire d’ora in avanti la riproduzione assistita e portare alla nascita tutti gli embrioni congelati con l’aiuto di madri adottive, ma questa soluzione e' ovviamente impraticabile. Lasciati nel loro stato col tempo essi si deteriorano, perdono il loro potenziale di sviluppo e assai difficilmente potrebbero esser portati alla nascita senza anomalie; quindi dovrebbero essere gettati. Da questo destino inevitabile nessuno puo' ricavare vantaggi, per cui appare sicuramente meno grave usarli per la ricerca, alimentando la speranza dei malati di vedere alleviate le proprie sofferenze o di avere qualche probabilita' di sopravvivenza. […]" (*) Giorgio Zamboni e' Professore Straordinario di Pediatria presso il Dipartimento Materno Infantile e di Biologia-Genetica della Facolta' di Medicina dell’Universita' degli Studi di Verona. Specialista in Clinica Pediatrica, Neonatologia, Genetica Medica e Citogenetica Umana, e' anche laureato in Filosofia. Autore di 250 pubblicazioni su riviste internazionali e nazionali, si occupa da alcuni anni anche dei problemi della bioetica ed in quest’ambito ha prodotto alcune pubblicazioni tra le quali una monografia su “Etica e rianimazione neonatale”. Tra i suoi vari insegnamenti ricopre anche quello di Bioetica perinatale e pediatrica in Corsi elettivi e presso i vari indirizzi della Scuola di Specializzazione in Pediatria.

Clonazione riproduttiva e terapeutica fra etica e scienza. Il fascino del doppio e il sogno dell'immortalità

ZAMBONI, Giorgio
2004-01-01

Abstract

Clonazione riproduttiva e terapeutica fra etica e scienza. Il fascino del doppio e il sogno dell'immortalita'" (Edizioni Libreria Cortina Verona, pg. 286, 2004) e' il titolo del libro appena pubblicato da Giorgio Zamboni (*). Un testo in cui si fa il punto sulla clonazione e la ricerca con le staminali. Si mettono a confronto le posizioni dei diversi Paesi, ma si parla anche della tecnica in se' e del dibattito etico, filosofico e religioso che sollevano queste tematiche. Se quando ci apprestiamo a leggere un libro, non e' bene iniziare dalle ultime pagine, forse questa sara' l'eccezione che conferma la regola. Ci servono infatti le conclusioni dell'autore per spiegarci il suo approccio alla materia, quello di un cattolico che e' favorevole alla ricerca con gli embrioni sovrannumerari. Ne riportiamo un ampio stralcio. "Io appartengo alla Chiesa cattolica quale credente e praticante. Riconosco che Dio e' Signore della vita e, pur vivendo in una societa' secolarizzata in cui il messaggio cristiano e' spesso dimenticato, non ammetto quanto e' contrario alla vita. Nel limite delle mie possibilita' conoscitive e dialettiche, quando mi si presentano le occasioni, cerco di giustificare le mie posizioni e di convincere gli altri sulla loro bonta'. Non condivido tuttavia la volonta' di imporre la mia visione della vita a chi cattolico non e'. Io credo che la contrarieta' alla contraccezione, all’uso delle cellule staminali embrionali, all’aborto, all’eutanasia debba essere espressa dal magistero cattolico unicamente in una prospettiva di fede. Ovviamente i comportamenti morali dettati da questa fede possono non essere condivisi da tutti. Tuttavia le divergenze fra cattolici e laici possono essere superate non con posizioni intransigenti ma con la tolleranza, la disponibilita' al dialogo ed il rispetto delle ragioni altrui. La lotta in nome delle ideologie porta sempre alla violenza, all’imposizione delle proprie idee, negando agli altri la liberta' di pensare e di scegliere diversamente. Viviamo in un periodo di rapido e convulso sviluppo tecnologico e scientifico, eppure sempre piu' ci si rende conto che nel campo della biologia la conoscenza e' imperfetta e che nel campo della medicina nessuna terapia e' senza rischi e nessuna prognosi completamente prevedibile; e' lo stesso periodo in cui anche la Chiesa Cattolica ha riconosciuto errori commessi nel passato. Guerre tra religione e scienza a suon di anatemi sembrano dunque alquanto anacronistiche. Per quanto riguarda la clonazione riproduttiva sono legittimi dubbi e timori sulla selezione genetica delle persone. Di tanto in tanto su questo tipo di clonazione siamo colpiti da annunci sensazionali, che possono indurre angoscia e preoccupazione senza che ad esse corrispondano fatti certi. Quasi tutti i ricercatori coinvolti nella clonazione dichiarano di non voler creare esseri umani completi; tra l’altro questo e' estremamente difficile e forse anche impossibile, e non solo per ragioni scientifiche o per obiezioni di carattere morale ma anche per ragioni pratiche. Infatti per produrre embrioni servono ovociti e perche' gli ovociti possano impiantarsi nell’utero femmnile servono donne che offrano il loro utero nella speranza che qualche embrione si sviluppi. Inoltre l’esperienza accumulata con la clonazione animale ci indica che la tecnica non da alcuna sicurezza. Oggi appare sicuramente piu' importante la clonazione terapeutica, ossia la produzione di cellule o tessuti, soprattutto se geneticamente identici a quelle di un possibile individuo ricevente, che potrebbero essere di aiuto a molte persone bisognose. Tuttavia anche la clonazione terapeutica va messa in discussione. Molti, nella convinzione che le cellule staminali embrionali possano consentire i risultati migliori e piu' rapidi, hanno alimentato grandi speranze in malati affetti da malattie non altrimenti curabili e conseguentemente una grande campagna di sensibilizzazione popolare a favore dell’utilizzo di queste cellule. Troppo spesso la sofferenza e' strumentalizzata per giustificare scelte morali che contemplano il sacrificio degli embrioni e per sostenere che le malattie non sono curate a causa degli ostacoli frapposti all’applicazione di tecniche scientificamente possibili. Si sta largamente diffondendo l’idea di poter dominare la vita e la morte, la salute e la malattia e cio' condiziona il rifiuto della finitezza dell’uomo e della precarieta' della vita; ma a coloro che hanno bisogno di terapie innovative servono fatti per poter superare la soglia della speranza, e non notizie sensazionali. Infatti appare oggi mistificante sostenere l’uso delle cellule staminali embrionali quale mezzo di cura per gravi malattie invalidanti, in quanto mancano evidenze scientifiche per questo cortocircuito di pensiero e sussiste quindi il rischio di alimentare fallaci speranze. La biologia delle cellule staminali e' molto complessa e la ricerca in questo campo puo' essere considerata ancora oggi agli inizi e a livello sperimentale. Le facili speranze circa l’applicazione clinica dei risultati della ricerca sono scaturite da evidenze preliminari ottenute in animali; tuttavia spesso i modelli animali danno risultati incoraggianti che scatenano speranze infondate in quanto poi non hanno riscontro clinico. Inoltre la stessa capacita' rigenerativa delle cellule staminali embrionali appare a volte clinicamente irrilevante, a parte i rischi di generare tumori nel paziente trapiantato o di produrre altri tipi di tessuto rispetto a quello desiderato. Bisognera' dimostrare che le cellule staminali embrionali sono veramente in grado di riparare un tessuto danneggiato, di sopravvivere, di non procurare tumori od effetti collaterali. Bisognera' capire se nell’organismo umano le reazioni delle cellule sono diverse rispetto agli esperimenti condotti sugli animali o in laboratorio. Bisognera' ottenere un numero enorme di cellule staminali per curare tutti i pazienti bisognosi. Quindi, al di la' dell’uso degli embrioni sovrannumerari, potrebbe essere necessaria la produzione di embrioni per clonazione con il relativo reperimento degli ovuli necessari. Accanto ai problemi etici legati all’uso delle cellule staminali embrionali sussistono dunque problemi pratici e di efficacia terapeutica ed e' inutile negare che al momento attuale lo scetticismo prevale sulla speranza. Molta strada deve ancora esser fatta per dimostrare, al di la' delle sperimentazioni su animali, l’efficacia dei trapianti di cellule e del controllo degli effetti collaterali. La ricerca potrebbe non dare i risultati sperati ed appare per lo meno imprudente creare false aspettative. La clonazione terapeutica potrebbe non avere un grande futuro dal punto di vista dell’applicazione clinica a tutti i pazienti che ne avessero bisogno; e anche quando essa diventera' affidabile, saranno probabilmente poche le istituzioni in grado di effettuare tutte le procedure necessarie e pochi quindi i pazienti in grado di accedervi. […] Tuttavia la ricerca con cellule staminali embrionali gia' oggi appare irrinunciabile per la conoscenza scientifica ed in futuro, qualora l’esplorazione delle varie vie alternative non desse i risultati sperati, potrebbe anche rivelarsi una via di cura efficacemente percorribile per alleviare la sofferenza. In queste condizioni, io non sono contrario all’uso delle cellule prelevate da embrioni generati in sovrannumero nelle pratiche che si propongono di vincere la sterilita'. Ovviamente dovra' essere attento ed accurato il controllo su un possibile dirottamento a laboratori di ricerca di embrioni prodotti solo apparentemente a scopo riproduttivo, ed un eventuale collegamento predeterminato fra decisione riproduttiva e ricerca dovra' essere escluso categoricamente. Come i cattolici che credono che lo zigote sia gia' persona debbono essere liberi di rifiutare oggi l’uso degli embrioni e la ricerca con le cellule staminali embrionali, esercitando l’obiezione di coscienza, ed in futuro i benefici che eventualmente ne potrebbero scaturire, così coloro che hanno convinzioni diverse dovrebbero essere liberi di utilizzare per la ricerca cio' che per essi e' solamente un ammasso di cellule, un pre-embrione e come tale non persona. Io come cattolico credo che l’embrione sia persona e conosco tutte le obiezioni al suo utilizzo. So che la distruzione di embrioni ha un significato delittuoso e sono percio' contrario alla creazione apposita di embrioni da distruggere per ricavarne cellule staminali embrionali ai fini della ricerca. Penso pero' al destino degli embrioni congelati prodotti in sovrannnumero per la riproduzione assistita ed inutilizzati. Si potrebbe impedire d’ora in avanti la riproduzione assistita e portare alla nascita tutti gli embrioni congelati con l’aiuto di madri adottive, ma questa soluzione e' ovviamente impraticabile. Lasciati nel loro stato col tempo essi si deteriorano, perdono il loro potenziale di sviluppo e assai difficilmente potrebbero esser portati alla nascita senza anomalie; quindi dovrebbero essere gettati. Da questo destino inevitabile nessuno puo' ricavare vantaggi, per cui appare sicuramente meno grave usarli per la ricerca, alimentando la speranza dei malati di vedere alleviate le proprie sofferenze o di avere qualche probabilita' di sopravvivenza. […]" (*) Giorgio Zamboni e' Professore Straordinario di Pediatria presso il Dipartimento Materno Infantile e di Biologia-Genetica della Facolta' di Medicina dell’Universita' degli Studi di Verona. Specialista in Clinica Pediatrica, Neonatologia, Genetica Medica e Citogenetica Umana, e' anche laureato in Filosofia. Autore di 250 pubblicazioni su riviste internazionali e nazionali, si occupa da alcuni anni anche dei problemi della bioetica ed in quest’ambito ha prodotto alcune pubblicazioni tra le quali una monografia su “Etica e rianimazione neonatale”. Tra i suoi vari insegnamenti ricopre anche quello di Bioetica perinatale e pediatrica in Corsi elettivi e presso i vari indirizzi della Scuola di Specializzazione in Pediatria.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/241367
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