Si sonda se Platone e Aristotele credano possibile e utile un’educazione sentimentale e, qualora emergano tracce di un loro interesse, se in merito si oppongano – come la critica, battendo altre vie di ricerca, crede – o se su quell’educazione e su come attuarla concordino più di quanto ammesso. La formula ‘educazione sentimentale’ ovviamente non è antica, risale al romanzo di Gustave Flaubert (1869), dove sentimento è una strutturale malinconia per quanto vedrà comunque disilluse le attese di chi lo vive: l’aggettivo tuttora si lega alla sensibilità romantica, qualificando un romanzo, una persona incline a un sentire idealizzato, o tutto quanto «esprime, rivela, ispira sentimenti teneri e malinconici», un volto, uno sguardo, una musica . Esso rinvia a un campo affettivo qualitativamente limitato, che, pur incline all’eccesso, sfocia in irresolutezza o inazione: forse perciò non ha più senso positivo. Nel saggio e in rapporto ai due filosofi il termine si amplia invece e positivamente a considerare tutto il ricco campo dei 'pathe' . Anche meno positivo è oggi che l’aggettivo 'sentimentale' qualifichi un’educazione: che un’istituzione (famiglia, scuola, chiesa, Stato) preveda una formazione affettiva, coltivi e promuova cosa sia ‘bene’ sentire, pare politicamente indebito – subito si paventa uno Stato etico – psicologicamente impossibile o, se possibile, manipolatorio. Esente da tali rischi (in quanto attuativo della stessa nostra natura umana), ricco e ancora attuale pare il quadro, pur diverso, offerto in merito dai 2 autori antichi.
Platone, Aristotele e un'educazione sentimentale?
NAPOLITANO, Linda
2024-01-01
Abstract
Si sonda se Platone e Aristotele credano possibile e utile un’educazione sentimentale e, qualora emergano tracce di un loro interesse, se in merito si oppongano – come la critica, battendo altre vie di ricerca, crede – o se su quell’educazione e su come attuarla concordino più di quanto ammesso. La formula ‘educazione sentimentale’ ovviamente non è antica, risale al romanzo di Gustave Flaubert (1869), dove sentimento è una strutturale malinconia per quanto vedrà comunque disilluse le attese di chi lo vive: l’aggettivo tuttora si lega alla sensibilità romantica, qualificando un romanzo, una persona incline a un sentire idealizzato, o tutto quanto «esprime, rivela, ispira sentimenti teneri e malinconici», un volto, uno sguardo, una musica . Esso rinvia a un campo affettivo qualitativamente limitato, che, pur incline all’eccesso, sfocia in irresolutezza o inazione: forse perciò non ha più senso positivo. Nel saggio e in rapporto ai due filosofi il termine si amplia invece e positivamente a considerare tutto il ricco campo dei 'pathe' . Anche meno positivo è oggi che l’aggettivo 'sentimentale' qualifichi un’educazione: che un’istituzione (famiglia, scuola, chiesa, Stato) preveda una formazione affettiva, coltivi e promuova cosa sia ‘bene’ sentire, pare politicamente indebito – subito si paventa uno Stato etico – psicologicamente impossibile o, se possibile, manipolatorio. Esente da tali rischi (in quanto attuativo della stessa nostra natura umana), ricco e ancora attuale pare il quadro, pur diverso, offerto in merito dai 2 autori antichi.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



