Dopo aver offerto una veloce panoramica sulla circolazione di Platone nell’Inghil- terra della prima età moderna alla luce dei più recenti studi di ricezione, questo saggio intende dimostrare quanto proprio ciò che Platone scrisse non solo nel citato Timeo, ma anche in Crizia – ossia, due dei suoi dialoghi più famosi e conosciuti al tempo, nei quali egli espone le teorie circa l’origine del cosmo come risultato dell’azione ordinatrice di un artefice divino e la contrapposizione tra Atlantide e Atene – abbia affascinato diverse personalità inglesi di spicco e, in particolare, William Shakespeare. Nelle pagine che seguono si prenderanno in analisi alcuni passi tratti dalla sua The Tempest (c. 1611) e si dimostrerà come i riferimenti più o meno espliciti alle questioni di buono o cattivo governo in un’isola più o meno immaginaria che questo romance porta in scena siano non solo il frutto della conoscenza, da parte di Shakespeare, di quanto discusso da Platone in Timeo e Crizia, ma anche un suo modo velato per parlare al Re di fronte cui quest’opera venne rappresentata per la prima volta – ossia, Giacomo I Stuart – di alcune delle tematiche politiche più scottanti di quegli anni.

Platone in Inghilterra. Isole immaginarie e demiurghi sulle scene della prima età moderna

Ragni Cristiano
2026-01-01

Abstract

Dopo aver offerto una veloce panoramica sulla circolazione di Platone nell’Inghil- terra della prima età moderna alla luce dei più recenti studi di ricezione, questo saggio intende dimostrare quanto proprio ciò che Platone scrisse non solo nel citato Timeo, ma anche in Crizia – ossia, due dei suoi dialoghi più famosi e conosciuti al tempo, nei quali egli espone le teorie circa l’origine del cosmo come risultato dell’azione ordinatrice di un artefice divino e la contrapposizione tra Atlantide e Atene – abbia affascinato diverse personalità inglesi di spicco e, in particolare, William Shakespeare. Nelle pagine che seguono si prenderanno in analisi alcuni passi tratti dalla sua The Tempest (c. 1611) e si dimostrerà come i riferimenti più o meno espliciti alle questioni di buono o cattivo governo in un’isola più o meno immaginaria che questo romance porta in scena siano non solo il frutto della conoscenza, da parte di Shakespeare, di quanto discusso da Platone in Timeo e Crizia, ma anche un suo modo velato per parlare al Re di fronte cui quest’opera venne rappresentata per la prima volta – ossia, Giacomo I Stuart – di alcune delle tematiche politiche più scottanti di quegli anni.
2026
9788836137404
Atlantide, Shakespeare, Platone, La Tempesta
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/1198507
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