La tesi ricostruisce, in prospettiva diacronica e comparativa, i profili, i ruoli e le trasformazioni delle donne imperiali dall’inizio del regno di Diocleziano alla fine di quello di Teodosio (284–395 d.C.) e ne valuta l’incidenza sulla storia politica, sociale e religiosa dell’Impero Romano tardoantico. Lo studio si colloca in una riconosciuta lacuna storiografica, legata alla minore attenzione riservata alle figure femminili del IV secolo rispetto a quelle della prima età imperiale, e combina un approccio prosopografico con l’analisi incrociata di fonti letterarie, epigrafiche e numismatiche. La ricerca prende in considerazione tutte le donne di cui si conservi traccia e che intrattengano un rapporto di parentela diretta con l’imperatore (madri, mogli, sorelle, figlie), comprese le figure solo debolmente attestate o trasmesse in forma anonima dalle fonti. L’impianto metodologico si articola attorno a tre assi tra loro connessi: (1) i dispositivi di legittimazione dinastica; (2) i gradi e i registri della visibilità pubblica e propagandistica; (3) le forme di agency femminile, indagate nei tre ambiti delle res politicae, res religiosae e res economicae e nella loro variazione diacronica. I risultati principali possono essere così sintetizzati: (a) una ridefinizione degli statuti femminili parallelamente alla ristrutturazione della domus divina e ai cambiamenti dei regimi dinastici; (b) il rafforzamento di funzioni di mediazione tra sfera politica e religiosa, accompagnato dalla progressiva codificazione di specifici linguaggi della rappresentazione; (c) l’emergere di differenze regionali (Occidente/Oriente) e cronologiche nella circolazione di modelli e titolature; (d) la persistenza di un gruppo di figure meno visibili ma strutturalmente rilevanti nei meccanismi di legittimazione. L’indagine mostra che propaganda, ruolo dinastico e agency non coincidono necessariamente. Un alto titolo o una forte esposizione pubblica non comportano automaticamente ampi margini di intervento; viceversa, in alcuni casi donne dotate di una notevole capacità di azione rimangono poco o per nulla visibili sul piano propagandistico e nei diversi media della rappresentazione. L’analisi congiunta di propaganda, genealogia e agency permette di collegare rappresentazioni e pratiche, titoli e decisioni, legami di parentela e azione e mostra come la componente femminile costituisca un elemento strutturale di stabilizzazione e di rappresentazione del potere imperiale tra la fine del III e quasi tutto il IV secolo.
Feminae in purpura. Profili, ruoli e trasformazioni delle donne imperiali da Diocleziano a Teodosio (284-395 d.C.)
Martina Garibotti
2026-01-01
Abstract
La tesi ricostruisce, in prospettiva diacronica e comparativa, i profili, i ruoli e le trasformazioni delle donne imperiali dall’inizio del regno di Diocleziano alla fine di quello di Teodosio (284–395 d.C.) e ne valuta l’incidenza sulla storia politica, sociale e religiosa dell’Impero Romano tardoantico. Lo studio si colloca in una riconosciuta lacuna storiografica, legata alla minore attenzione riservata alle figure femminili del IV secolo rispetto a quelle della prima età imperiale, e combina un approccio prosopografico con l’analisi incrociata di fonti letterarie, epigrafiche e numismatiche. La ricerca prende in considerazione tutte le donne di cui si conservi traccia e che intrattengano un rapporto di parentela diretta con l’imperatore (madri, mogli, sorelle, figlie), comprese le figure solo debolmente attestate o trasmesse in forma anonima dalle fonti. L’impianto metodologico si articola attorno a tre assi tra loro connessi: (1) i dispositivi di legittimazione dinastica; (2) i gradi e i registri della visibilità pubblica e propagandistica; (3) le forme di agency femminile, indagate nei tre ambiti delle res politicae, res religiosae e res economicae e nella loro variazione diacronica. I risultati principali possono essere così sintetizzati: (a) una ridefinizione degli statuti femminili parallelamente alla ristrutturazione della domus divina e ai cambiamenti dei regimi dinastici; (b) il rafforzamento di funzioni di mediazione tra sfera politica e religiosa, accompagnato dalla progressiva codificazione di specifici linguaggi della rappresentazione; (c) l’emergere di differenze regionali (Occidente/Oriente) e cronologiche nella circolazione di modelli e titolature; (d) la persistenza di un gruppo di figure meno visibili ma strutturalmente rilevanti nei meccanismi di legittimazione. L’indagine mostra che propaganda, ruolo dinastico e agency non coincidono necessariamente. Un alto titolo o una forte esposizione pubblica non comportano automaticamente ampi margini di intervento; viceversa, in alcuni casi donne dotate di una notevole capacità di azione rimangono poco o per nulla visibili sul piano propagandistico e nei diversi media della rappresentazione. L’analisi congiunta di propaganda, genealogia e agency permette di collegare rappresentazioni e pratiche, titoli e decisioni, legami di parentela e azione e mostra come la componente femminile costituisca un elemento strutturale di stabilizzazione e di rappresentazione del potere imperiale tra la fine del III e quasi tutto il IV secolo.| File | Dimensione | Formato | |
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