Il volume ricostruisce e interpreta il processo istruito dal Sant’Uffizio veneziano contro i fratelli Giovanni e Pietro Spiera (1627–1631), assumendo l’incartamento giudiziario non solo come fonte per una storia “del caso”, ma come osservatorio privilegiato sulle pratiche del credere e del non credere nella Venezia del primo Seicento. Attraverso una lettura ravvicinata di deposizioni, perquisizioni, scritture di difesa e materiali sequestrati, il libro segue l’emergere e la trasformazione delle accuse (eresia, blasfemia, magia, letture proibite, rapporti sociali “sospetti”), mostrando come l’inchiesta produca progressivamente nessi, genealogie e scenari di colpa che vanno oltre i singoli imputati. Ne risulta una microstoria capace di mettere in luce, da un lato, la circolazione concreta di parole, libri, oggetti e competenze (clericali, mediche, artigiane) dentro reti urbane fitte e mobili; dall’altro, il funzionamento quotidiano della giustizia inquisitoriale come dispositivo di raccolta di voci, gestione della reputazione e costruzione di verità processuali. Il caso Spiera diventa così un laboratorio per indagare le forme sociali del libertinismo, la materialità del dissenso e le modalità con cui un tribunale tenta di tradurre in categorie giuridiche pratiche, ironie, saperi e conflitti che appartengono alla vita ordinaria.
«Cento anime». Libertinismo, Venezia e il Sant'Uffizio nel processo contro i fratelli Spiera (1627-1631)
Barbierato, Federico
2026-01-01
Abstract
Il volume ricostruisce e interpreta il processo istruito dal Sant’Uffizio veneziano contro i fratelli Giovanni e Pietro Spiera (1627–1631), assumendo l’incartamento giudiziario non solo come fonte per una storia “del caso”, ma come osservatorio privilegiato sulle pratiche del credere e del non credere nella Venezia del primo Seicento. Attraverso una lettura ravvicinata di deposizioni, perquisizioni, scritture di difesa e materiali sequestrati, il libro segue l’emergere e la trasformazione delle accuse (eresia, blasfemia, magia, letture proibite, rapporti sociali “sospetti”), mostrando come l’inchiesta produca progressivamente nessi, genealogie e scenari di colpa che vanno oltre i singoli imputati. Ne risulta una microstoria capace di mettere in luce, da un lato, la circolazione concreta di parole, libri, oggetti e competenze (clericali, mediche, artigiane) dentro reti urbane fitte e mobili; dall’altro, il funzionamento quotidiano della giustizia inquisitoriale come dispositivo di raccolta di voci, gestione della reputazione e costruzione di verità processuali. Il caso Spiera diventa così un laboratorio per indagare le forme sociali del libertinismo, la materialità del dissenso e le modalità con cui un tribunale tenta di tradurre in categorie giuridiche pratiche, ironie, saperi e conflitti che appartengono alla vita ordinaria.| File | Dimensione | Formato | |
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