Les Lacènes, che prendiamo in esame in questo lavoro, costituisce probabilmente la pièce tragique meno studiata del corpus teatrale di Antoine de Montchrestien. Tuttavia, si tratta di un testo certamente degno dell'attenzione della critica, soprattutto nella misura in cui l'autore vi sviluppa una serie di considerazioni di natura politica e filosofica che costituiscono dei veri e propri topoi in tutta la sua produzione teatrale: dalla riflessione sulla collera del sovrano e sulle conseguenze della vendetta alla celebrazione dei valori della clemenza e della costanza; dalla meditazione sulla vanitas al tema del suicidio. In questo articolo ci si propone di studiare alcune delle principali rielaborazioni della fonte antica che ha ispirato il testo francese, le Vite di Plutarco, accordando particolare attenzione all’analisi delle voci che animano l’opera dell’autore normanno, voci spesso già presenti nell’opera di Plutarco, ma a cui Montchrestien attribuisce una profondità e una complessità del tutto nuove. Si tratta di rielaborazioni e trasformazioni che ampliano notevolmente lo spessore di alcuni personaggi e che si rivelano preziose non solo per comprendere la ricchezza dell’apporto fornito dai classici alla letteratura francese del Rinascimento, ma anche per mettere in luce gli obiettivi del drammaturgo, che tramite il testo antico rende la tragedia uno strumento atto ad interrogare il proprio tempo e attraverso cui partecipare a quelle riflessioni, siano esse politiche, filosofiche o letterarie, che segnano la transizione tra i due secoli.

Rielaborare Plutarco in Francia tra il XVI e il XVII secolo: Les Lacènes (1604) di Antoine de Montchrestien

Averoldi
2026-01-01

Abstract

Les Lacènes, che prendiamo in esame in questo lavoro, costituisce probabilmente la pièce tragique meno studiata del corpus teatrale di Antoine de Montchrestien. Tuttavia, si tratta di un testo certamente degno dell'attenzione della critica, soprattutto nella misura in cui l'autore vi sviluppa una serie di considerazioni di natura politica e filosofica che costituiscono dei veri e propri topoi in tutta la sua produzione teatrale: dalla riflessione sulla collera del sovrano e sulle conseguenze della vendetta alla celebrazione dei valori della clemenza e della costanza; dalla meditazione sulla vanitas al tema del suicidio. In questo articolo ci si propone di studiare alcune delle principali rielaborazioni della fonte antica che ha ispirato il testo francese, le Vite di Plutarco, accordando particolare attenzione all’analisi delle voci che animano l’opera dell’autore normanno, voci spesso già presenti nell’opera di Plutarco, ma a cui Montchrestien attribuisce una profondità e una complessità del tutto nuove. Si tratta di rielaborazioni e trasformazioni che ampliano notevolmente lo spessore di alcuni personaggi e che si rivelano preziose non solo per comprendere la ricchezza dell’apporto fornito dai classici alla letteratura francese del Rinascimento, ma anche per mettere in luce gli obiettivi del drammaturgo, che tramite il testo antico rende la tragedia uno strumento atto ad interrogare il proprio tempo e attraverso cui partecipare a quelle riflessioni, siano esse politiche, filosofiche o letterarie, che segnano la transizione tra i due secoli.
2026
978-88-3613-702-2
Plutarco/Montchrestien/Teatro/XVI secolo
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