Il saggio ricostruisce il contributo di Emanuele Carnevale al dibattito ottocentesco sulla pena di morte, collocandolo nel contesto teorico in cui la tradizione liberale e la Scuola positiva si confrontano sulla funzione della pena e sul suo fondamento scientifico. Attraverso l’analisi de "La questione della pena di morte nella filosofia scientifica" (1888), si mostra come Carnevale tenti di elaborare una posizione intermedia – riconducibile alla cosiddetta Terza Scuola – capace di superare tanto l’assolutismo individualista dell’abolizionismo classico quanto il determinismo biologico del positivismo lombrosiano. L’autore critica il principio metafisico dell’inviolabilità della vita e, al contempo, mette in luce le contraddizioni della scelta naturale e della selezione artificiale invocate dai positivisti per legittimare l’estremo supplizio. Carnevale introduce un criterio fondato sull’“utilità sociale” e sui limiti morali della repressione, facendo della ripugnanza collettiva verso la morte legalizzata un argomento decisivo per escludere la pena capitale da un sistema penale razionale.
Tra tradizione liberale e Scuola positiva: Emanuele Carnevale (1861-1944) e La questione della pena di morte
Pietro Schirò
2025-01-01
Abstract
Il saggio ricostruisce il contributo di Emanuele Carnevale al dibattito ottocentesco sulla pena di morte, collocandolo nel contesto teorico in cui la tradizione liberale e la Scuola positiva si confrontano sulla funzione della pena e sul suo fondamento scientifico. Attraverso l’analisi de "La questione della pena di morte nella filosofia scientifica" (1888), si mostra come Carnevale tenti di elaborare una posizione intermedia – riconducibile alla cosiddetta Terza Scuola – capace di superare tanto l’assolutismo individualista dell’abolizionismo classico quanto il determinismo biologico del positivismo lombrosiano. L’autore critica il principio metafisico dell’inviolabilità della vita e, al contempo, mette in luce le contraddizioni della scelta naturale e della selezione artificiale invocate dai positivisti per legittimare l’estremo supplizio. Carnevale introduce un criterio fondato sull’“utilità sociale” e sui limiti morali della repressione, facendo della ripugnanza collettiva verso la morte legalizzata un argomento decisivo per escludere la pena capitale da un sistema penale razionale.| File | Dimensione | Formato | |
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