Il contributo analizza la rappresentazione dell’Orestea di Eschilo che fu messa in scena dal regista Lothar Müthel nell’agosto del 1936. Lo spettacolo rientrava nell’ambito del programma culturale che faceva da contorno ai Giochi Olimpici e si svolse sul palco dello Staatliches Schauspielhaus della capitale tedesca, di cui era direttore Hermann Göring. Sulla base dei materiali d’archivio conservati presso l’Istituto di studi teatrali della Freie Universität di Berlino (fotografie dello spettacolo e degli attori, bozzetti preparatori dello scenografo Traugott Müller, programma di sala, traduzione dell’Orestea di Wilamowitz con le annotazioni autografe del regista Müthel) e delle recensioni che comparvero sui giornali del tempo, si possono ricostruire le intenzioni ideologiche e le modalità sceniche di questa Orestea. Si tratta di un esempio sintomatico di come la propaganda del regime provasse ad appropriarsi dell’eredità classica greca seguendo una strategia raffinata che non puntava sull’adozione di riferimenti evidenti alla simbologia nazista e neppure sull’alterazione o modernizzazione del testo. L’appropriazione si realizza in maniera più sottile attraverso una chiave di lettura che proietta nella trilogia eschilea il passaggio da un mondo oscuro e confuso ad un cosmo luminoso e positivo. Il pubblico poteva ben cogliere l’allusione del passaggio dal disordine caotico della Repubblica di Weimar alla nuova Germania hitleriana. A guidare la transizione è la dea Atena la cui presenza scenica viene enfatizzata mediante una gigantesca statua e un’accentuazione dei tratti autoritari.
Eschilo al tempo del nazismo.L’Orestea berlinese del 1936
UGOLINI, Gherardo
2025-01-01
Abstract
Il contributo analizza la rappresentazione dell’Orestea di Eschilo che fu messa in scena dal regista Lothar Müthel nell’agosto del 1936. Lo spettacolo rientrava nell’ambito del programma culturale che faceva da contorno ai Giochi Olimpici e si svolse sul palco dello Staatliches Schauspielhaus della capitale tedesca, di cui era direttore Hermann Göring. Sulla base dei materiali d’archivio conservati presso l’Istituto di studi teatrali della Freie Universität di Berlino (fotografie dello spettacolo e degli attori, bozzetti preparatori dello scenografo Traugott Müller, programma di sala, traduzione dell’Orestea di Wilamowitz con le annotazioni autografe del regista Müthel) e delle recensioni che comparvero sui giornali del tempo, si possono ricostruire le intenzioni ideologiche e le modalità sceniche di questa Orestea. Si tratta di un esempio sintomatico di come la propaganda del regime provasse ad appropriarsi dell’eredità classica greca seguendo una strategia raffinata che non puntava sull’adozione di riferimenti evidenti alla simbologia nazista e neppure sull’alterazione o modernizzazione del testo. L’appropriazione si realizza in maniera più sottile attraverso una chiave di lettura che proietta nella trilogia eschilea il passaggio da un mondo oscuro e confuso ad un cosmo luminoso e positivo. Il pubblico poteva ben cogliere l’allusione del passaggio dal disordine caotico della Repubblica di Weimar alla nuova Germania hitleriana. A guidare la transizione è la dea Atena la cui presenza scenica viene enfatizzata mediante una gigantesca statua e un’accentuazione dei tratti autoritari.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



