La ricerca indaga il paradosso di un'opera popolare senza destinatario nell'opera di Pier Paolo Pasolini a partire dalla metà degli anni Sessanta. Con la crisi del nazionale-popolare gramsciano determinata dalla trasformazione antropologica del neocapitalismo, Pasolini elabora una nuova concezione dell'opera che non rinuncia alla popolarità ma la ridefinisce radicalmente. Attraverso l'analisi della categoria della "esigenza" (da Benjamin e Agamben), della temporalità linguistica del futuro anteriore e della tecnica della sceneggiatura come paradigma teorico, la tesi dimostra che il destinatario popolare diventa una realtà linguistica performativa piuttosto che sociologica. Le "minoranze alleate" si configurano come stati comunicativi caratterizzati da irriconoscibilità e inadeguatezza, definiti attraverso pratiche stilistiche (barbarie, scrittura queer, abiura, profezia, integrazione figurale, psicagogia) piuttosto che identità programmatiche. Il terzo capitolo, attraverso l'analisi di opere paradigmatiche (La ricotta, Bestemmia, Appunti per un'Orestiade africana, La rabbia, I Godoari), mostra l'evoluzione dall'apostrofe all'eco, dalla rappresentazione del sottoproletariato alla sua impossibilità, dal successo immediato alla fama postuma. La popolarità si configura così come categoria temporale ed epistemica prima che sociologica: è popolare ciò che resiste al consumo permanendo "struggente / di", ciò che conserva l'intollerabile oltre ogni destinatario determinato, trasformando la solitudine in forma estrema di alleanza.

Senza destinatario. Tempo della scrittura e tempo delle immagini in Pier Paolo Pasolini

Francesco Mancuso
2026-01-01

Abstract

La ricerca indaga il paradosso di un'opera popolare senza destinatario nell'opera di Pier Paolo Pasolini a partire dalla metà degli anni Sessanta. Con la crisi del nazionale-popolare gramsciano determinata dalla trasformazione antropologica del neocapitalismo, Pasolini elabora una nuova concezione dell'opera che non rinuncia alla popolarità ma la ridefinisce radicalmente. Attraverso l'analisi della categoria della "esigenza" (da Benjamin e Agamben), della temporalità linguistica del futuro anteriore e della tecnica della sceneggiatura come paradigma teorico, la tesi dimostra che il destinatario popolare diventa una realtà linguistica performativa piuttosto che sociologica. Le "minoranze alleate" si configurano come stati comunicativi caratterizzati da irriconoscibilità e inadeguatezza, definiti attraverso pratiche stilistiche (barbarie, scrittura queer, abiura, profezia, integrazione figurale, psicagogia) piuttosto che identità programmatiche. Il terzo capitolo, attraverso l'analisi di opere paradigmatiche (La ricotta, Bestemmia, Appunti per un'Orestiade africana, La rabbia, I Godoari), mostra l'evoluzione dall'apostrofe all'eco, dalla rappresentazione del sottoproletariato alla sua impossibilità, dal successo immediato alla fama postuma. La popolarità si configura così come categoria temporale ed epistemica prima che sociologica: è popolare ciò che resiste al consumo permanendo "struggente / di", ciò che conserva l'intollerabile oltre ogni destinatario determinato, trasformando la solitudine in forma estrema di alleanza.
2026
Pier Paolo Pasolini, nazionale-popolare, minoranze alleate, sceneggiatura, cinema e letteratura, forma-progetto, apostrofe, fama postuma, temporalità dell'opera
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/1179947
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