Con questa tesi si presentano i risultati di una ricerca attorno al concetto di istituzione. L’intento è stato quello di illuminare, a partire da esso, il concetto più generale di esperienza. Partendo dal presupposto che l’esperienza consiste in una dimensione tanto dinamica (atti) quanto sostantivale (cose), si è proposto di inquadrarne il senso in tre modalità̀ della prassi istituente: fare ordine, fare segno e far essere. Dall’inizio alla fine del presente lavoro si è cercato di mostrare che esperire equivale a istituire, e da qui che l’ordine, il segno e l’essere, in quanto effetti istituenti, accomunano differenti modalità̀ esperienziali (percezione, immaginazione, memoria, giudizio). Nel capitolo “fare ordine”, in particolare, si è condotta un’analisi del processo istituente a partire dalla prassi giuridica. L’intento è stato quello di rilevare nella dinamica dei procedimenti giuridici, che implicano tanto il ricorso a regole pregresse quanto nuovi momenti decisionali, una logica che starebbe alla base dell’esperienza intesa come processo di regolazione e messa in forma di situazioni nuove. L’analisi dei procedimenti ha richiesto un confronto con due prospettive fondamentali del pensiero giuridico: il decisionismo schmittiano e l’istituzionalismo di Santi Romano e Maurice Hauriou. Nel capitolo “fare segno” si sono poi esaminati, soprattutto in ambito semiotico e fenomenologico, quegli autori che hanno permesso di pensare il ruolo del soggetto in tale dinamica. Nell’opera che diede di fatto avvio alla futura fenomenologia, La psicologia dal punto di vista empirico di Franz Brentano, si ritrova la nozione di intenzionalità al suo stato germinale, non ancora del tutto disancorata dalle forme dell’esperienza soggettiva (è noto come in Husserl, invece, tale nozione descrivi unicamente il rapporto fra il soggetto e il significato, l’idealità o l’essenza delle forme a cui tende). Sotto questo aspetto è sembrato possibile ripensare il rapporto fra il soggetto e le forme empiriche con l’immagine dell’indicazione, e cioè come una situazione a cui è l’esperienza, nei vari modi che le competono (sensazione, immaginazione, memoria ecc.) a dare forma indicando, e in cui si dovrebbe immaginare – per riprendere un’idea di Peirce – «un dito indice puntato al posto del soggetto», il quale è così posto, volente o nolente, come colui per il quale una o più cose sono esperite/indicate. Nel capitolo “far essere”, infine, approfondendo l’ambito della mereologia e il fenomenismo di Ernst Mach, si è proposta una lettura in termini istituenti della dinamica su cui si fonda l’unione del molteplice, e cioè di intendere quest’ultima come formazione di nuclei persistenti che orientano la vita psichica nella costruzione finzionale e nella rappresentazione economica del mondo e dei corpi che lo abitano, siano essi viventi (Leib) o fisici (Körper).

L'esperienza come prassi istituente. Analitica dell'ordine, del segno, dell'essere

Michele Pavan
2022

Abstract

Con questa tesi si presentano i risultati di una ricerca attorno al concetto di istituzione. L’intento è stato quello di illuminare, a partire da esso, il concetto più generale di esperienza. Partendo dal presupposto che l’esperienza consiste in una dimensione tanto dinamica (atti) quanto sostantivale (cose), si è proposto di inquadrarne il senso in tre modalità̀ della prassi istituente: fare ordine, fare segno e far essere. Dall’inizio alla fine del presente lavoro si è cercato di mostrare che esperire equivale a istituire, e da qui che l’ordine, il segno e l’essere, in quanto effetti istituenti, accomunano differenti modalità̀ esperienziali (percezione, immaginazione, memoria, giudizio). Nel capitolo “fare ordine”, in particolare, si è condotta un’analisi del processo istituente a partire dalla prassi giuridica. L’intento è stato quello di rilevare nella dinamica dei procedimenti giuridici, che implicano tanto il ricorso a regole pregresse quanto nuovi momenti decisionali, una logica che starebbe alla base dell’esperienza intesa come processo di regolazione e messa in forma di situazioni nuove. L’analisi dei procedimenti ha richiesto un confronto con due prospettive fondamentali del pensiero giuridico: il decisionismo schmittiano e l’istituzionalismo di Santi Romano e Maurice Hauriou. Nel capitolo “fare segno” si sono poi esaminati, soprattutto in ambito semiotico e fenomenologico, quegli autori che hanno permesso di pensare il ruolo del soggetto in tale dinamica. Nell’opera che diede di fatto avvio alla futura fenomenologia, La psicologia dal punto di vista empirico di Franz Brentano, si ritrova la nozione di intenzionalità al suo stato germinale, non ancora del tutto disancorata dalle forme dell’esperienza soggettiva (è noto come in Husserl, invece, tale nozione descrivi unicamente il rapporto fra il soggetto e il significato, l’idealità o l’essenza delle forme a cui tende). Sotto questo aspetto è sembrato possibile ripensare il rapporto fra il soggetto e le forme empiriche con l’immagine dell’indicazione, e cioè come una situazione a cui è l’esperienza, nei vari modi che le competono (sensazione, immaginazione, memoria ecc.) a dare forma indicando, e in cui si dovrebbe immaginare – per riprendere un’idea di Peirce – «un dito indice puntato al posto del soggetto», il quale è così posto, volente o nolente, come colui per il quale una o più cose sono esperite/indicate. Nel capitolo “far essere”, infine, approfondendo l’ambito della mereologia e il fenomenismo di Ernst Mach, si è proposta una lettura in termini istituenti della dinamica su cui si fonda l’unione del molteplice, e cioè di intendere quest’ultima come formazione di nuclei persistenti che orientano la vita psichica nella costruzione finzionale e nella rappresentazione economica del mondo e dei corpi che lo abitano, siano essi viventi (Leib) o fisici (Körper).
Filosofia dell'esperienza, teoria del diritto, semiotica, mereologia, fenomenismo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/1077186
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