Durante tutto il Medioevo, il genere letterario favolistico ha mantenuto gli elementi che lo caratterizzavano nell’Antichità. La natura animale dei personaggi, la brevità e la semplicità del linguaggio, la morale indirizzata alla comunità e non all’individuo restano gli ingredienti principali di questa forma letteraria. Con la realizzazione dei rimaneggiamenti in lingua vernacolare, si assiste all’insorgere di una nuova mise en forme della favola, che non si limita a vestire i panni di testo didattico, ma lascia spazio al gusto estetico dell’epoca, alla soggettività autoriale e alla necessità di acclimatare il récit a un contesto di ricezione nuovo. Il primo capitolo di questo lavoro di ricerca propone una visione d’insieme della vasta tradizione, non solo letteraria, ma anche manoscritta, in cui l’Isopet II de Paris si inserisce. All’interno dei paragrafi di questa sezione, vengono presentati lo stato dell’arte e le edizioni esistenti della tradizione favolistica medievale coinvolta. Considerata la complessità di questa tradizione, è stato necessario sviluppare una riflessione non soltanto dal punto di vista diacronico, coinvolgendo perciò le raccolte precedenti al Novus Æsopus e all’Isopet II de Paris, ma anche in un’ottica sincronica, in modo da mettere in luce le influenze delle sillogi contemporanee al corpus. A questo proposito, risultano utili le tabelle sinottiche inserite nell’appendice della tesi, che hanno rappresentato il punto di partenza delle nostre riflessioni. Il secondo capitolo è dedicato all’analisi dei tranferts linguistici e culturali e alle modalità con cui essi trovano la loro realizzazione nel passaggio dal testo medio-latino, il Novus Æsopus di Alexandre Neckam, alla sua versione francese, l’Isopet II de Paris. Le nostre indagini sono di natura lessicale, sintattica e semantica e sono rappresentative dei processi di adattamento che vengono messi in atto nel corso del XIV secolo, periodo in cui la produzione di traduzioni e il lavoro dei traduttori hanno vissuto il proprio apice. Il terzo e ultimo capitolo della tesi contiene l’edizione critica e la traduzione in italiano – la prima che sia mai stata composta in lingua moderna – dell’Isopet II de Paris. Gli approfondimenti sulla metrica e sulle peculiarità dialettali del testo permettono di cogliere il carattere innovativo dell’autore francese e la sua volontà di distinguersi rispetto al modello latino.

I transferts vernacolari nella tradizione dei favolisti antichi e medievali. Studio, edizione critica e traduzione dell’Isopet II de Paris

Chiara Cracco
2022

Abstract

Durante tutto il Medioevo, il genere letterario favolistico ha mantenuto gli elementi che lo caratterizzavano nell’Antichità. La natura animale dei personaggi, la brevità e la semplicità del linguaggio, la morale indirizzata alla comunità e non all’individuo restano gli ingredienti principali di questa forma letteraria. Con la realizzazione dei rimaneggiamenti in lingua vernacolare, si assiste all’insorgere di una nuova mise en forme della favola, che non si limita a vestire i panni di testo didattico, ma lascia spazio al gusto estetico dell’epoca, alla soggettività autoriale e alla necessità di acclimatare il récit a un contesto di ricezione nuovo. Il primo capitolo di questo lavoro di ricerca propone una visione d’insieme della vasta tradizione, non solo letteraria, ma anche manoscritta, in cui l’Isopet II de Paris si inserisce. All’interno dei paragrafi di questa sezione, vengono presentati lo stato dell’arte e le edizioni esistenti della tradizione favolistica medievale coinvolta. Considerata la complessità di questa tradizione, è stato necessario sviluppare una riflessione non soltanto dal punto di vista diacronico, coinvolgendo perciò le raccolte precedenti al Novus Æsopus e all’Isopet II de Paris, ma anche in un’ottica sincronica, in modo da mettere in luce le influenze delle sillogi contemporanee al corpus. A questo proposito, risultano utili le tabelle sinottiche inserite nell’appendice della tesi, che hanno rappresentato il punto di partenza delle nostre riflessioni. Il secondo capitolo è dedicato all’analisi dei tranferts linguistici e culturali e alle modalità con cui essi trovano la loro realizzazione nel passaggio dal testo medio-latino, il Novus Æsopus di Alexandre Neckam, alla sua versione francese, l’Isopet II de Paris. Le nostre indagini sono di natura lessicale, sintattica e semantica e sono rappresentative dei processi di adattamento che vengono messi in atto nel corso del XIV secolo, periodo in cui la produzione di traduzioni e il lavoro dei traduttori hanno vissuto il proprio apice. Il terzo e ultimo capitolo della tesi contiene l’edizione critica e la traduzione in italiano – la prima che sia mai stata composta in lingua moderna – dell’Isopet II de Paris. Gli approfondimenti sulla metrica e sulle peculiarità dialettali del testo permettono di cogliere il carattere innovativo dell’autore francese e la sua volontà di distinguersi rispetto al modello latino.
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Descrizione: Tesi di dottorato di Chiara Cracco: I transferts vernacolari nella tradizione dei favolisti antichi e medievali. Studio, edizione critica e traduzione dell’Isopet II de Paris
Tipologia: Tesi di dottorato
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