Computer science has deeply evolved since the second half of the last century. From the revolution of the computer to the opening of Internet to the public, we are now living in what can be defined the digital revolution, in which increasingly complex algorithms create a whirlwind of automated and autonomous digital processes, thanks to the large amount of data available (Big data), a greater computational power and machine learning techniques. This evolution created a paradigm shift. Digital technologies can no longer be framed within a purely instrumental paradigm, which conceives them as devices at the service of the user, but they have become “environmental” technologies, capable of influencing and shaping the social environment in which we live, and consequently our individual condition. These transformations affect the “material reality”, including therefore also criminal acts that are linked to IT processes. Two research questions will be articulated. The first will focus on the identification and conceptualisation of the implications of technological normativity in a specific sector of application, outlining which are the “transformative effects” of digital technologies on crimes, and then verify whether and to what extent they affect the criminal categories used to configure the applicable criminal offences. The results of this initial investigation will make it possible to highlight the shortcomings of the current forms of protection and whether there are any gaps in the legal protection. Moreover, they will provide the necessary concepts on which to articulate the second question of the research, providing the dogmatic-interpretative references within which to articulate the regimes of imputation of criminal responsibility that will need to be developed to fill any gaps that may have emerged. Therefore, moving on to the modes of criminal responsibility, it will be evaluated which ones are more suitable to prevent and fight forms of crime where “portions” of the material reality are ascribable only to the “action” of the computer code, or, alternatively, how they must adapt to the scenarios of the digital society. In other words, it becomes more and more urgent to elaborate an answer to the question of “who we hold responsible for what code does”. The case study on which the research will be focused will be limited to criminal acts related to the so-called social web, i.e., the diffusion of illegal content online, taking into account two sets of cases: “degenerations of public discourse” on the one hand, and “contents against the person” on the other. Once the transformative effects of digital technologies on Criminal Law categories will be outlined, the research will examine the resilience of criminal responsibility modes of the user. It will be highlighted how the “capacity to control” in digital society is progressively becoming inadequate in the context of criminal policies that intend to regulate it, due to the erosive action of its network reality, built by the contribution of both lines of code that constitute the software and algorithms that govern the web, and the various private actors that create, manage and implement this code. The final part of the research turns its attention to the forms of criminal responsibility of the private actors which stay “behind” technologies, which in the case under consideration are online platforms.

La disciplina dell’informatica ha subìto una forte ed incessante evoluzione a partire dalla seconda metà del secolo scorso. Dalla rivoluzione del computer all’apertura al pubblico della rete Internet, si è arrivati oggi nel pieno di quella che può definirsi la rivoluzione digitale, in cui algoritmi sempre più complessi creano un turbinio di processi informatici automatizzati ed autonomi, grazie alla grande mole di dati disponibili (Big data), al maggiore potere computazionale e al progresso delle tecniche di machine learning. Nell’arco di questo percorso evolutivo si può registrare un cambio di paradigma. Le tecnologie digitali non sono più inquadrabili entro un paradigma meramente strumentale, che le concepisce quali dispositivi al servizio dell’utente, ma sono divenute tecnologie “ambientali”, capaci di influenzare e modellare l’ambiente sociale in cui viviamo, e, conseguentemente, la condizione individuale. Questi mutamenti incidono sulla realtà materiale nel suo complesso, compresi quindi anche i fatti criminosi che si legano ai processi dell’informatica. Il settore del diritto penale che si è dedicato allo studio di questi fenomeni, il diritto penale dell’informatica, ha quindi subìto un altrettanto vivace evoluzione. Nel presente elaborato si articoleranno due domande di ricerca. La prima si concentrerà sull’individuazione e concettualizzazione degli effetti della normatività tecnologica in un preciso settore applicativo, delineando quali siano gli “effetti trasformativi” delle tecnologie digitali sui fatti offensivi di beni giuridici protetti dal diritto penale, per poi verificare se e in quale misura questi effetti incidano sulle categorie penalistiche a cui si ricorre per configurare le fattispecie incriminatrici applicabili. I risultati di questa prima indagine permetteranno di mettere in luce la tenuta delle attuali forme di protezione e le eventuali lacune di tutela che il progresso delle tecnologie informatiche e digitali ha creato. Inoltre, essi costituiranno la base necessaria sui cui articolare la seconda domanda della ricerca, fornendo i riferimenti dogmatico-interpretativi entro cui articolare i regimi d’imputazione della responsabilità penale che occorrerà elaborare per colmare le eventuali lacune di tutela che siano emerse. Spostandosi dunque sui modelli di responsabilità penale, si verificherà quali risultino più idonei a prevenire e contrastare forme di criminalità in cui “porzioni” della realtà materiale siano riconducibili alla sola “azione” del codice informatico. In altre parole, diventa sempre più pressante elaborare una risposta alla domanda di «who we hold responsible for what code does». Il caso di studio su cui si articolerà l’indagine sarà circoscritto ai fatti criminosi legati al c.d. social web, ossia i fatti diffusivi di contenuti illegali online, prendendo in esame due insieme di fattispecie: le “degenerazioni del discorso pubblico” da una parte e i “contenuti contro la persona” dall’altra. Una volta delineati quali siano gli effetti trasformativi delle tecnologie digitali in questo contesto e di come essi incidano sulle categorie penalistiche volte a regolarli, si sonderà la tenuta di modelli di responsabilità penale ancorati alla persona dell’utente. Si evidenzierà come le capacità di controllo dei singoli individui nella società digitale stia progressivamente rivelando la sua insufficienza nell’ambito delle politiche criminali che intendono regolare le dinamiche create dal digitale, per l’azione erosiva del consolidarsi di una realtà di rete, costruita dall’apporto sia delle linee di codice che costituiscono i software e gli algoritmi che governano il web e i servizi ivi offerti, sia dei diversi attori privati che creano, gestiscono e attualizzano questo codice. La parte finale dell’indagine dovrà quindi volgere la sua attenzione alle forme di responsabilità penale dei soggetti che stanno “dietro” alle tecnologie, che nel caso preso in esame coincidono con le piattaforme online.

L'impatto della rivoluzione digitale sul diritto penale dell'informatica. Verso nuovi modelli di responsabilità penale

Panattoni, Beatrice
2022

Abstract

La disciplina dell’informatica ha subìto una forte ed incessante evoluzione a partire dalla seconda metà del secolo scorso. Dalla rivoluzione del computer all’apertura al pubblico della rete Internet, si è arrivati oggi nel pieno di quella che può definirsi la rivoluzione digitale, in cui algoritmi sempre più complessi creano un turbinio di processi informatici automatizzati ed autonomi, grazie alla grande mole di dati disponibili (Big data), al maggiore potere computazionale e al progresso delle tecniche di machine learning. Nell’arco di questo percorso evolutivo si può registrare un cambio di paradigma. Le tecnologie digitali non sono più inquadrabili entro un paradigma meramente strumentale, che le concepisce quali dispositivi al servizio dell’utente, ma sono divenute tecnologie “ambientali”, capaci di influenzare e modellare l’ambiente sociale in cui viviamo, e, conseguentemente, la condizione individuale. Questi mutamenti incidono sulla realtà materiale nel suo complesso, compresi quindi anche i fatti criminosi che si legano ai processi dell’informatica. Il settore del diritto penale che si è dedicato allo studio di questi fenomeni, il diritto penale dell’informatica, ha quindi subìto un altrettanto vivace evoluzione. Nel presente elaborato si articoleranno due domande di ricerca. La prima si concentrerà sull’individuazione e concettualizzazione degli effetti della normatività tecnologica in un preciso settore applicativo, delineando quali siano gli “effetti trasformativi” delle tecnologie digitali sui fatti offensivi di beni giuridici protetti dal diritto penale, per poi verificare se e in quale misura questi effetti incidano sulle categorie penalistiche a cui si ricorre per configurare le fattispecie incriminatrici applicabili. I risultati di questa prima indagine permetteranno di mettere in luce la tenuta delle attuali forme di protezione e le eventuali lacune di tutela che il progresso delle tecnologie informatiche e digitali ha creato. Inoltre, essi costituiranno la base necessaria sui cui articolare la seconda domanda della ricerca, fornendo i riferimenti dogmatico-interpretativi entro cui articolare i regimi d’imputazione della responsabilità penale che occorrerà elaborare per colmare le eventuali lacune di tutela che siano emerse. Spostandosi dunque sui modelli di responsabilità penale, si verificherà quali risultino più idonei a prevenire e contrastare forme di criminalità in cui “porzioni” della realtà materiale siano riconducibili alla sola “azione” del codice informatico. In altre parole, diventa sempre più pressante elaborare una risposta alla domanda di «who we hold responsible for what code does». Il caso di studio su cui si articolerà l’indagine sarà circoscritto ai fatti criminosi legati al c.d. social web, ossia i fatti diffusivi di contenuti illegali online, prendendo in esame due insieme di fattispecie: le “degenerazioni del discorso pubblico” da una parte e i “contenuti contro la persona” dall’altra. Una volta delineati quali siano gli effetti trasformativi delle tecnologie digitali in questo contesto e di come essi incidano sulle categorie penalistiche volte a regolarli, si sonderà la tenuta di modelli di responsabilità penale ancorati alla persona dell’utente. Si evidenzierà come le capacità di controllo dei singoli individui nella società digitale stia progressivamente rivelando la sua insufficienza nell’ambito delle politiche criminali che intendono regolare le dinamiche create dal digitale, per l’azione erosiva del consolidarsi di una realtà di rete, costruita dall’apporto sia delle linee di codice che costituiscono i software e gli algoritmi che governano il web e i servizi ivi offerti, sia dei diversi attori privati che creano, gestiscono e attualizzano questo codice. La parte finale dell’indagine dovrà quindi volgere la sua attenzione alle forme di responsabilità penale dei soggetti che stanno “dietro” alle tecnologie, che nel caso preso in esame coincidono con le piattaforme online.
Cybercrime, Platform criminal responsibility, content related offenses
Cybercrime, Responsabilità penale delle piattaforme, contenuti illeciti online
Computer science has deeply evolved since the second half of the last century. From the revolution of the computer to the opening of Internet to the public, we are now living in what can be defined the digital revolution, in which increasingly complex algorithms create a whirlwind of automated and autonomous digital processes, thanks to the large amount of data available (Big data), a greater computational power and machine learning techniques. This evolution created a paradigm shift. Digital technologies can no longer be framed within a purely instrumental paradigm, which conceives them as devices at the service of the user, but they have become “environmental” technologies, capable of influencing and shaping the social environment in which we live, and consequently our individual condition. These transformations affect the “material reality”, including therefore also criminal acts that are linked to IT processes. Two research questions will be articulated. The first will focus on the identification and conceptualisation of the implications of technological normativity in a specific sector of application, outlining which are the “transformative effects” of digital technologies on crimes, and then verify whether and to what extent they affect the criminal categories used to configure the applicable criminal offences. The results of this initial investigation will make it possible to highlight the shortcomings of the current forms of protection and whether there are any gaps in the legal protection. Moreover, they will provide the necessary concepts on which to articulate the second question of the research, providing the dogmatic-interpretative references within which to articulate the regimes of imputation of criminal responsibility that will need to be developed to fill any gaps that may have emerged. Therefore, moving on to the modes of criminal responsibility, it will be evaluated which ones are more suitable to prevent and fight forms of crime where “portions” of the material reality are ascribable only to the “action” of the computer code, or, alternatively, how they must adapt to the scenarios of the digital society. In other words, it becomes more and more urgent to elaborate an answer to the question of “who we hold responsible for what code does”. The case study on which the research will be focused will be limited to criminal acts related to the so-called social web, i.e., the diffusion of illegal content online, taking into account two sets of cases: “degenerations of public discourse” on the one hand, and “contents against the person” on the other. Once the transformative effects of digital technologies on Criminal Law categories will be outlined, the research will examine the resilience of criminal responsibility modes of the user. It will be highlighted how the “capacity to control” in digital society is progressively becoming inadequate in the context of criminal policies that intend to regulate it, due to the erosive action of its network reality, built by the contribution of both lines of code that constitute the software and algorithms that govern the web, and the various private actors that create, manage and implement this code. The final part of the research turns its attention to the forms of criminal responsibility of the private actors which stay “behind” technologies, which in the case under consideration are online platforms.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11562/1069767
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