L’esito della quarta diairesis del Sofista è sorprendente. Dopo aver definito il sofista mediante una "purificazione", e cioè sceverando in una sequenza di cinque diaireseis ciò che è migliore da ciò che è peggiore, lo Straniero di Elea conclude che il sofista si caratterizza per la sua capacità di "confutare la vana pretesa di sapere", e che tale capacità altro non è che "la nobile arte della sofistica" (231b6-8). Alcuni studiosi hanno ricondotto tale "arte sofistica" all'elenchos socratico (cfr. soprattutto Cornford 1935, 177-179). E in effetti la confutazione di chi "pensa di dire qualcosa mentre in realtà non sta dicendo nulla", fino a indurlo a vergognarsi delle proprie opinioni (230c-d), è un genere di purificazione che ricorda da vicino l'attività elenctica di Socrate. In Platone e in altri Socratici di prima generazione la vergogna che Socrate suscita nei suoi interlocutori trasforma la loro pretesa di sapere in un'ammissione di ignoranza (es. Plat. Symp. 216a-c, 217e-218a; Xenoph., Mem. 4.2.39-40; Aesch. Alc. SSR VI A 51-54). Pertanto, come ha opportunamente rilevato Stanley Rosen, il passo si conclude con una diairesis volta a definire non il sofista, ma "un ibrido tra il sofista e il filosofo" (1983, 131). Ciò è sorprendente, perché proprio nel Sofista (come peraltro in molti altri dialoghi) Platone si prefigge lo scopo di distinguere, se non addirittura di contrapporre, il sofista al filosofo. Occorre pertanto esaminare più da vicino quale sia la tipologia di sofista che Platone ha in mente a 226B-231B. Questo lavoro si prefigge di dimostrare che la definizione del sofista a cui perviene la quarta diairesis ricomprende sia i sofisti sia Socrate, e che tale definizione rimanda alla commedia antica. Nei commediografi di fine V secolo coevi o anteriori a Socrate, la parola sophistes designa un intellettuale che ricomprende in un’unica figura i sofisti, i filosofi, i physiologoi, financo gli iniziati ai culti misterici dell'Orfismo e dei Misteri Eleusini). Costoro vengono violentemente attaccati nelle Nuvole di Aristofane (331, 360, 1111), ma anche in altre opere di commediografi (quali Eupoli, Amipsia e Platone Comico) attivi nel decennio antecedente al 423 a. C. (cfr. Bromberg 2018 per un'ampia rassegna dei passi). Il Socrate di Aristofane sembra infatti perfettamente al corrente del metodo diairetico quando ordina a Strepsiade: "lascia che il tuo pensiero diventi sottile e considera i tuoi affari a poco a poco, dividendoli ed esaminandoli correttamente" (orthos diairon kai skopon, 739-741). Appare dunque verosimile che Platone derivi il suo metodo diairetico da Aristofane. Ciò vale soprattutto per la quarta diairesi, la quale allude a un contesto comico: a 227b, lo Straniero di Elea espone il metodo della diairesis: "questo metodo... si sforza di discernere ciò che vi è di omogeneo e di disomogeneo nelle tecniche, e al tal fine le considera tutte allo stesso modo, e non ritiene che alcune di esse siano più ridicole di altre, attenendosi invece alla loro somiglianza. E non considera una persona più pretenziosa poiché illustra la caccia mediante la perizia militare piuttosto che mediante l'uccisione di parassiti". In questo passo Platone subordina alla logica della diairesis alcuni elementi tipici della commedia: 1) le cose vanno valutate per sé, senza riferimento al loro valore comico (al loro geloion); 2) la diairesis non deve farsi condizionare dal fatto che una persona sia "pretenziosa" (semnos), qualità peraltro distintiva di Socrate e di altri sophistai comici; 3) Platone sembra altresì suggerire che tale pretenziosità deriva da un’abilità specifica, quella cioè di uccidere parassiti (phtheiristike). Ed è proprio questa abilità ciò che manca al protagonista delle Nuvole, il vecchio e tardo Strepsiade. Per circa novanta versi (634-725) egli è tormentato dalle cimici (e pertanto incapace di recepire gli insegnamenti che gli vengono impartiti da Socrate), e non sa come liberarsene. Socrate e i suoi allievi, al contrario, hanno una tale familiarità con gli insetti, e in particolare con le pulci, che sono in grado non solo di addomesticarli, ma anche di misurare la distanza dei loro salti e persino di fabbricare loro scarpe di cera (144-153). È verosimile che gli insetti e le pulci che infestano il phrontisterion delle Nuvole siano da mettere in relazione con la scarsa igiene personale di Socrate e dei suoi seguaci (cfr. Aristoph. Nub. 837 con Av. 1282 e 1554-1555). Ed è altresì verosimile che sia proprio questo il contesto entro il quale lo Straniero di Elea si sofferma sulle modalità di "purificazione" dei corpi a 227a: "i nomi delle tecniche di lavaggio e di tutta la cosmesi che si prende cura dei corpi inanimati sono molti e ridicoli". La purificazione del corpo è cosa ridicola ("la katharsis di tutte quelle cose insignificanti che all’esterno del corpo viene effettuata mediante i bagni"). Pertanto, una katharsis correttamente intesa dovrebbe essere applicata all'anima (227d). Ancora una volta siamo rimandati al contesto delle Nuvole, dove i Socratici non si curano della loro igiene personale, ma dove nel celebre agone tra i due discorsi veniamo altresì a sapere che l'educazione sofistica del Discorso Debole raccomanda ai giovani bagni caldi presso i quali essi possono esercitare le loro abilità eristiche (1052-1054). Le “tecniche di lavaggio” accennate da Platone nel Sofista sembrano chiamare in causa proprio questa dicotomia: una corretta katharsis deve purificare l'anima, e non il corpo, come suggerito dalla “nuova” educazione di matrice sofistica rappresentata dal Discorso Debole. Tale purificazione deve avvenire tramite la procedura socratica dell’elenchos, e cioè tramite la confutazione "delle opinioni grandiose e poco rigide che si hanno verso se stessi" (230c) tipiche dell’insegnamento sofistico. In questo lavoro intendo approfondire questi nessi, e mostrare come la quarta diairesis (226B-231B) sia strettamente connessa a tematiche dibattute nella commedia antica.

"Quarta diairesi (226B-231B)", 20 novembre 2021; nell'ambito del convegno online "GRUPPO DI LETTURA SUL “SOFISTA” DI PLATONE"

stavru
2021-01-01

Abstract

L’esito della quarta diairesis del Sofista è sorprendente. Dopo aver definito il sofista mediante una "purificazione", e cioè sceverando in una sequenza di cinque diaireseis ciò che è migliore da ciò che è peggiore, lo Straniero di Elea conclude che il sofista si caratterizza per la sua capacità di "confutare la vana pretesa di sapere", e che tale capacità altro non è che "la nobile arte della sofistica" (231b6-8). Alcuni studiosi hanno ricondotto tale "arte sofistica" all'elenchos socratico (cfr. soprattutto Cornford 1935, 177-179). E in effetti la confutazione di chi "pensa di dire qualcosa mentre in realtà non sta dicendo nulla", fino a indurlo a vergognarsi delle proprie opinioni (230c-d), è un genere di purificazione che ricorda da vicino l'attività elenctica di Socrate. In Platone e in altri Socratici di prima generazione la vergogna che Socrate suscita nei suoi interlocutori trasforma la loro pretesa di sapere in un'ammissione di ignoranza (es. Plat. Symp. 216a-c, 217e-218a; Xenoph., Mem. 4.2.39-40; Aesch. Alc. SSR VI A 51-54). Pertanto, come ha opportunamente rilevato Stanley Rosen, il passo si conclude con una diairesis volta a definire non il sofista, ma "un ibrido tra il sofista e il filosofo" (1983, 131). Ciò è sorprendente, perché proprio nel Sofista (come peraltro in molti altri dialoghi) Platone si prefigge lo scopo di distinguere, se non addirittura di contrapporre, il sofista al filosofo. Occorre pertanto esaminare più da vicino quale sia la tipologia di sofista che Platone ha in mente a 226B-231B. Questo lavoro si prefigge di dimostrare che la definizione del sofista a cui perviene la quarta diairesis ricomprende sia i sofisti sia Socrate, e che tale definizione rimanda alla commedia antica. Nei commediografi di fine V secolo coevi o anteriori a Socrate, la parola sophistes designa un intellettuale che ricomprende in un’unica figura i sofisti, i filosofi, i physiologoi, financo gli iniziati ai culti misterici dell'Orfismo e dei Misteri Eleusini). Costoro vengono violentemente attaccati nelle Nuvole di Aristofane (331, 360, 1111), ma anche in altre opere di commediografi (quali Eupoli, Amipsia e Platone Comico) attivi nel decennio antecedente al 423 a. C. (cfr. Bromberg 2018 per un'ampia rassegna dei passi). Il Socrate di Aristofane sembra infatti perfettamente al corrente del metodo diairetico quando ordina a Strepsiade: "lascia che il tuo pensiero diventi sottile e considera i tuoi affari a poco a poco, dividendoli ed esaminandoli correttamente" (orthos diairon kai skopon, 739-741). Appare dunque verosimile che Platone derivi il suo metodo diairetico da Aristofane. Ciò vale soprattutto per la quarta diairesi, la quale allude a un contesto comico: a 227b, lo Straniero di Elea espone il metodo della diairesis: "questo metodo... si sforza di discernere ciò che vi è di omogeneo e di disomogeneo nelle tecniche, e al tal fine le considera tutte allo stesso modo, e non ritiene che alcune di esse siano più ridicole di altre, attenendosi invece alla loro somiglianza. E non considera una persona più pretenziosa poiché illustra la caccia mediante la perizia militare piuttosto che mediante l'uccisione di parassiti". In questo passo Platone subordina alla logica della diairesis alcuni elementi tipici della commedia: 1) le cose vanno valutate per sé, senza riferimento al loro valore comico (al loro geloion); 2) la diairesis non deve farsi condizionare dal fatto che una persona sia "pretenziosa" (semnos), qualità peraltro distintiva di Socrate e di altri sophistai comici; 3) Platone sembra altresì suggerire che tale pretenziosità deriva da un’abilità specifica, quella cioè di uccidere parassiti (phtheiristike). Ed è proprio questa abilità ciò che manca al protagonista delle Nuvole, il vecchio e tardo Strepsiade. Per circa novanta versi (634-725) egli è tormentato dalle cimici (e pertanto incapace di recepire gli insegnamenti che gli vengono impartiti da Socrate), e non sa come liberarsene. Socrate e i suoi allievi, al contrario, hanno una tale familiarità con gli insetti, e in particolare con le pulci, che sono in grado non solo di addomesticarli, ma anche di misurare la distanza dei loro salti e persino di fabbricare loro scarpe di cera (144-153). È verosimile che gli insetti e le pulci che infestano il phrontisterion delle Nuvole siano da mettere in relazione con la scarsa igiene personale di Socrate e dei suoi seguaci (cfr. Aristoph. Nub. 837 con Av. 1282 e 1554-1555). Ed è altresì verosimile che sia proprio questo il contesto entro il quale lo Straniero di Elea si sofferma sulle modalità di "purificazione" dei corpi a 227a: "i nomi delle tecniche di lavaggio e di tutta la cosmesi che si prende cura dei corpi inanimati sono molti e ridicoli". La purificazione del corpo è cosa ridicola ("la katharsis di tutte quelle cose insignificanti che all’esterno del corpo viene effettuata mediante i bagni"). Pertanto, una katharsis correttamente intesa dovrebbe essere applicata all'anima (227d). Ancora una volta siamo rimandati al contesto delle Nuvole, dove i Socratici non si curano della loro igiene personale, ma dove nel celebre agone tra i due discorsi veniamo altresì a sapere che l'educazione sofistica del Discorso Debole raccomanda ai giovani bagni caldi presso i quali essi possono esercitare le loro abilità eristiche (1052-1054). Le “tecniche di lavaggio” accennate da Platone nel Sofista sembrano chiamare in causa proprio questa dicotomia: una corretta katharsis deve purificare l'anima, e non il corpo, come suggerito dalla “nuova” educazione di matrice sofistica rappresentata dal Discorso Debole. Tale purificazione deve avvenire tramite la procedura socratica dell’elenchos, e cioè tramite la confutazione "delle opinioni grandiose e poco rigide che si hanno verso se stessi" (230c) tipiche dell’insegnamento sofistico. In questo lavoro intendo approfondire questi nessi, e mostrare come la quarta diairesis (226B-231B) sia strettamente connessa a tematiche dibattute nella commedia antica.
Diairesi, Sofista, Platone, Socrate, katharsis
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