Originario dell’isola caraibica di Saint Lucia, il Premio Nobel Derek Walcott (1930) ha ben indagato, all’interno della sua vastissima produzione poetica, l’esperienza del vivere in un crogiuolo di razze e lingue differenti e spesso in conflitto tra loro. In uno dei suoi componimenti più famosi, The Schooner “Flight” (1979), il marinaio Shabine, alter ego del poeta, afferma significativamente: «ho dell’olandese, del negro e dell’inglese in me, | o sono nessuno, o sono una nazione». Tra i principali autori della variamente detta letteratura postcoloniale di lingua inglese, Walcott riflette da sempre sulla realtà della propria terra d’origine, i Caraibi, in quanto ex luogo colonizzato, in cui continuano a permanere i lasciti dell’impero inglese, primo fra tutti la lingua. Prendendo in esame alcune delle poesie scritte dagli anni ‘60 a oggi, vorrei qui porre l’attenzione su alcuni aspetti fondamentali dell’opera di Walcott, in quanto autore rappresentativo contemporaneamente di culture differenti e testimone delle loro travagliate relazioni. In primo luogo, vorrei soffermarmi sulla scelta consapevole di questo poeta di comporre i propri versi in inglese, la lingua degli ex colonizzatori. Lingua nella quale, però, egli intreccia magistralmente i suoni e i ritmi del creolo della sua isola nativa. In secondo luogo, mi concentrerò sulla costante riflessione di Walcott circa il ruolo dell’artista, del poeta posto di fronte alla sfida di definire la propria identità e quella della propria patria. Sfida che per il poeta diventa anche libertà di reinventarsi ex novo nel contesto fluido dell’isola, fluido come il mare che di questa identità diventa spesso metafora. Vorrei cercare di mostrare dunque come Walcott abbia lentamente, ma in modo sempre più deciso, elaborato una propria idea di identità che, senza tacere critiche o sorvolare sugli inevitabili conflitti latenti, punta piuttosto a salvare il meglio delle varie culture esistenti sull’isola. Del resto, proprio il suo impegno multiculturale, unito alla coerente visione storica, è stato il motivo del riconoscimento del Nobel nel 1992.

“La prole dello schiavo di Crusoe”. L’identità ‘liquida’ nelle Antille di Derek Walcott

Ragni C
2014

Abstract

Originario dell’isola caraibica di Saint Lucia, il Premio Nobel Derek Walcott (1930) ha ben indagato, all’interno della sua vastissima produzione poetica, l’esperienza del vivere in un crogiuolo di razze e lingue differenti e spesso in conflitto tra loro. In uno dei suoi componimenti più famosi, The Schooner “Flight” (1979), il marinaio Shabine, alter ego del poeta, afferma significativamente: «ho dell’olandese, del negro e dell’inglese in me, | o sono nessuno, o sono una nazione». Tra i principali autori della variamente detta letteratura postcoloniale di lingua inglese, Walcott riflette da sempre sulla realtà della propria terra d’origine, i Caraibi, in quanto ex luogo colonizzato, in cui continuano a permanere i lasciti dell’impero inglese, primo fra tutti la lingua. Prendendo in esame alcune delle poesie scritte dagli anni ‘60 a oggi, vorrei qui porre l’attenzione su alcuni aspetti fondamentali dell’opera di Walcott, in quanto autore rappresentativo contemporaneamente di culture differenti e testimone delle loro travagliate relazioni. In primo luogo, vorrei soffermarmi sulla scelta consapevole di questo poeta di comporre i propri versi in inglese, la lingua degli ex colonizzatori. Lingua nella quale, però, egli intreccia magistralmente i suoni e i ritmi del creolo della sua isola nativa. In secondo luogo, mi concentrerò sulla costante riflessione di Walcott circa il ruolo dell’artista, del poeta posto di fronte alla sfida di definire la propria identità e quella della propria patria. Sfida che per il poeta diventa anche libertà di reinventarsi ex novo nel contesto fluido dell’isola, fluido come il mare che di questa identità diventa spesso metafora. Vorrei cercare di mostrare dunque come Walcott abbia lentamente, ma in modo sempre più deciso, elaborato una propria idea di identità che, senza tacere critiche o sorvolare sugli inevitabili conflitti latenti, punta piuttosto a salvare il meglio delle varie culture esistenti sull’isola. Del resto, proprio il suo impegno multiculturale, unito alla coerente visione storica, è stato il motivo del riconoscimento del Nobel nel 1992.
978-88-906421-6-6
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