Le parole scelte per il titolo di questo Quaderno vanno prese alla lettera: per 'coniugi' si intendono due cristiani che hanno celebrato le loro nozze come unione sacramentale; con il termine 'religione' intendiamo riferirci alla vita religiosa come 'status religionis', caratterizzato dalla professione pubblica dei consigli evangelici e dalla vita in comunità sotto una regola. La proposta non è, dunque, quella di indagare genericamente la spiritualità possibile all’interno del matrimonio oppure le molteplici forme di santità dei laici sposati, bensì di osservare, nella storia del cristianesimo occidentale e in un’ottica di lunga durata, i momenti in cui matrimonio e vita religiosa, intesi come due stati di vita in qualche modo istituzionalizzati, sono entrati in contatto fra loro. È subito chiaro che quest’impostazione pone seri problemi di metodo e di merito, dal momento che questo contatto non ha quasi mai prodotto risultati continuativi e si è quasi sempre risolto in allontanamento. 'Coniugati' e 'continentes' appaiono, infatti, categorie teologiche e antropologiche nettamente separate: gli sposati, anche mediante l’esercizio della sessualità coniugale, esprimono una comunione plurale, laddove i vergini, al contrario, scelgono di testimoniare l’eunuchia per il regno dei cieli (Mt 19,12); nel monachesimo primitivo, infatti, come in tutte le forme storiche successive della 'conversatio religiosa', l’accento è sempre posto sulla fuga dal consorzio umano, l’abbandono della famiglia, il rifiuto dei beni secolari e, ovviamente, la scelta della continenza assoluta. «Coniugi in religione» appare, allora, una formulazione imperfetta, forse anche scorretta, sicuramente instabile, per indagare storiograficamente l’esistenza o meno di quelle che potremmo chiamare 'linee di faglia'.

Coniugi in religione I

Ferrarini, Edoardo;Rossi, Mariaclara
2020

Abstract

Le parole scelte per il titolo di questo Quaderno vanno prese alla lettera: per 'coniugi' si intendono due cristiani che hanno celebrato le loro nozze come unione sacramentale; con il termine 'religione' intendiamo riferirci alla vita religiosa come 'status religionis', caratterizzato dalla professione pubblica dei consigli evangelici e dalla vita in comunità sotto una regola. La proposta non è, dunque, quella di indagare genericamente la spiritualità possibile all’interno del matrimonio oppure le molteplici forme di santità dei laici sposati, bensì di osservare, nella storia del cristianesimo occidentale e in un’ottica di lunga durata, i momenti in cui matrimonio e vita religiosa, intesi come due stati di vita in qualche modo istituzionalizzati, sono entrati in contatto fra loro. È subito chiaro che quest’impostazione pone seri problemi di metodo e di merito, dal momento che questo contatto non ha quasi mai prodotto risultati continuativi e si è quasi sempre risolto in allontanamento. 'Coniugati' e 'continentes' appaiono, infatti, categorie teologiche e antropologiche nettamente separate: gli sposati, anche mediante l’esercizio della sessualità coniugale, esprimono una comunione plurale, laddove i vergini, al contrario, scelgono di testimoniare l’eunuchia per il regno dei cieli (Mt 19,12); nel monachesimo primitivo, infatti, come in tutte le forme storiche successive della 'conversatio religiosa', l’accento è sempre posto sulla fuga dal consorzio umano, l’abbandono della famiglia, il rifiuto dei beni secolari e, ovviamente, la scelta della continenza assoluta. «Coniugi in religione» appare, allora, una formulazione imperfetta, forse anche scorretta, sicuramente instabile, per indagare storiograficamente l’esistenza o meno di quelle che potremmo chiamare 'linee di faglia'.
9788815289452
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