In this article the attention is drown to some aspects regarding the first stage of Carolingian rule over Italy. Broadly speaking, the focus is set on the three decades between 781 and 810, which correspond to the period in which young Carloman/Pippin was made co-ruler of the Carolingian Kingdom of the Lombards. This article considers not only some aspects regarding Pippin’s co-rulership over the Regnum Langobardorum, which his father Charlemagne had conquered during the campaign of 773-774, but also some major transformations that took place in different areas of the realm under their political action. In its first part, this article recapitulates some of the results recently acquired through researches with diverse perspectives and interests. In the second part, it focuses on some new aspects. Finally, it adds some further conjectures which may need to be more deeply investigated in the near future.

L’articolo esamina il governo dell’Italia tra il 781 e l’810, quando Pipino, figlio di Carlo Magno, fu associato al potere come re dei Longobardi. Indaga come il regno longobardo si trasformò sotto i Carolingi, mettendo in luce la convivenza di continuità istituzionali e innovazioni politiche. La conquista franca non comportò una sostituzione immediata della classe dirigente, poiché diversi duchi e conti longobardi conservarono incarichi e influenza. L’introduzione delle strutture di governo carolingie fu graduale e si sviluppò attraverso la collaborazione tra funzionari franchi e locali. Le trasformazioni variarono da una regione all’altra e coinvolsero anche le élite ecclesiastiche, le comunità urbane e le pratiche documentarie. Le carte private e le formule di datazione mostrano come gli scribi recepirono, con tempi e modalità differenti, la co-reggenza di Pipino e i mutamenti dinastici. L’autore sottolinea che Pipino ebbe un ruolo politico riconoscibile, benché fosse spesso affiancato o oscurato dalla figura più celebre del padre. Il caso di un documento veronese del 810, che omette il nome del re, evidenzia le difficoltà di interpretare le fonti e le divergenze tra le pratiche locali. Nel paper si osserva come alcuni editori moderni hanno privilegiato Carlo Magno nelle loro ricostruzioni, trascurando le testimonianze relative a Pipino. L’articolo invita quindi a riconsiderare l’integrazione dell’Italia nel mondo carolingio come un processo variegato, nel quale identità e istituzioni longobarde continuarono a coesistere con il nuovo potere.

Staying Lombard While Becoming Carolingian? Italy under King Pippin

Stoffella
Writing – Original Draft Preparation
2021-01-01

Abstract

In this article the attention is drown to some aspects regarding the first stage of Carolingian rule over Italy. Broadly speaking, the focus is set on the three decades between 781 and 810, which correspond to the period in which young Carloman/Pippin was made co-ruler of the Carolingian Kingdom of the Lombards. This article considers not only some aspects regarding Pippin’s co-rulership over the Regnum Langobardorum, which his father Charlemagne had conquered during the campaign of 773-774, but also some major transformations that took place in different areas of the realm under their political action. In its first part, this article recapitulates some of the results recently acquired through researches with diverse perspectives and interests. In the second part, it focuses on some new aspects. Finally, it adds some further conjectures which may need to be more deeply investigated in the near future.
2021
9781108840774
Legal history, charters, Carolingian family, Carloman, Pippin of Italy, Tuscany, north-eastern Italy
Pipino re d'Italia, documenti, storia legale, Carlomanno, Toscana, Italia nord-orientale
L’articolo esamina il governo dell’Italia tra il 781 e l’810, quando Pipino, figlio di Carlo Magno, fu associato al potere come re dei Longobardi. Indaga come il regno longobardo si trasformò sotto i Carolingi, mettendo in luce la convivenza di continuità istituzionali e innovazioni politiche. La conquista franca non comportò una sostituzione immediata della classe dirigente, poiché diversi duchi e conti longobardi conservarono incarichi e influenza. L’introduzione delle strutture di governo carolingie fu graduale e si sviluppò attraverso la collaborazione tra funzionari franchi e locali. Le trasformazioni variarono da una regione all’altra e coinvolsero anche le élite ecclesiastiche, le comunità urbane e le pratiche documentarie. Le carte private e le formule di datazione mostrano come gli scribi recepirono, con tempi e modalità differenti, la co-reggenza di Pipino e i mutamenti dinastici. L’autore sottolinea che Pipino ebbe un ruolo politico riconoscibile, benché fosse spesso affiancato o oscurato dalla figura più celebre del padre. Il caso di un documento veronese del 810, che omette il nome del re, evidenzia le difficoltà di interpretare le fonti e le divergenze tra le pratiche locali. Nel paper si osserva come alcuni editori moderni hanno privilegiato Carlo Magno nelle loro ricostruzioni, trascurando le testimonianze relative a Pipino. L’articolo invita quindi a riconsiderare l’integrazione dell’Italia nel mondo carolingio come un processo variegato, nel quale identità e istituzioni longobarde continuarono a coesistere con il nuovo potere.
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