Nel 1940, in un articolo dedicato a Flaubert, Giovanni Comisso rifletteva sul rapporto tra la scrittura e la fotografia e indicava cinque suoi scritti come esempi della sua meta ideale: una prosa intenta a cogliere «l’ansito interno dei fatti», quel respiro della vita che nessuna macchina potrà mai percepire. Il ritratto corale di «Una calle di Chioggia», il rito estivo della «Sagra delle indemoniate», il dramma silenzioso di «Operazioni chirurgiche», l’affresco contadino di «Giorno di nozze» e la fantasmagoria animale e meteorologica di «Cavalli a Verona» sono presentati per la prima volta insieme in questo libro, che offre così uno spaccato significativo dell’opera di Comisso, nata in buona parte dalla collaborazione ai giornali. La postfazione indaga l'autoriflessione di Comisso (non solamente uno scrittore istintivo, come vuole la vulgata critica su di lui) sulla scrittura e sul suo rapporto con l'immagine, ricostruendo le occasioni dei racconti, tutti ispirati dal paesaggio veneto. La nota ai testi mette in luce il complesso iter editoriale dell'opera di Comisso, sulla base dell'archivio dello scrittore conservato alla Biblioteca comunale di Treviso e di ricerche nelle collezioni dei quotidiani ai quali collaborava negli anni '30 e '40 del Novecento, innanzitutto la «Gazzetta del Popolo» di Torino.

Il cronista della vitalità

Giuseppe Sandrini
2017-01-01

Abstract

Nel 1940, in un articolo dedicato a Flaubert, Giovanni Comisso rifletteva sul rapporto tra la scrittura e la fotografia e indicava cinque suoi scritti come esempi della sua meta ideale: una prosa intenta a cogliere «l’ansito interno dei fatti», quel respiro della vita che nessuna macchina potrà mai percepire. Il ritratto corale di «Una calle di Chioggia», il rito estivo della «Sagra delle indemoniate», il dramma silenzioso di «Operazioni chirurgiche», l’affresco contadino di «Giorno di nozze» e la fantasmagoria animale e meteorologica di «Cavalli a Verona» sono presentati per la prima volta insieme in questo libro, che offre così uno spaccato significativo dell’opera di Comisso, nata in buona parte dalla collaborazione ai giornali. La postfazione indaga l'autoriflessione di Comisso (non solamente uno scrittore istintivo, come vuole la vulgata critica su di lui) sulla scrittura e sul suo rapporto con l'immagine, ricostruendo le occasioni dei racconti, tutti ispirati dal paesaggio veneto. La nota ai testi mette in luce il complesso iter editoriale dell'opera di Comisso, sulla base dell'archivio dello scrittore conservato alla Biblioteca comunale di Treviso e di ricerche nelle collezioni dei quotidiani ai quali collaborava negli anni '30 e '40 del Novecento, innanzitutto la «Gazzetta del Popolo» di Torino.
2017
9788894231311
narrativa giornalismo paesaggio
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/972097
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