Il 150° anniversario della Battaglia di Solferino e San Martino, che è stato l’evento decisivo per l’unità d’Italia, rappresenta un’occasione per rileggere i segni che le vicende risorgimentali hanno lasciato nella psicologia collettiva, negli anni che seguono i fatti bellici, nella riflessione storiografica e nella cultura figurativa della seconda metà dell’Ottocento. L’esposizione, curata da Daniela Sogliani, racconta, attraverso una ventina di dipinti di Carlo Ademollo, Giovanni Fattori, Gerolamo e Domenico Induno, Eleuterio Pagliano e Telemaco Signorini, la storia di questo sanguinoso combattimento, avvenuto il 24 giugno 1859, che vide la sconfitta dell’esercito austriaco da parte dei franco-piemontesi e segnò la fine della Seconda guerra di indipendenza italiana. L’evento bellico si articolò in battaglie distinte che si protrassero per quindici ore nell’Alto Mantovano tra Solferino, Cavriana, Medole, Guidizzolo e San Martino. Alla fine gli alleati francesi e piemontesi ebbero la meglio e costrinsero gli austriaci a ripiegare verso il Quadrilatero permettendo così la liberazione della Lombardia. La mostra analizza la drammatica vicenda non solo nei suoi aspetti politici e militari, ma anche nell’ottica della psicologia collettiva e della storia sociale. Basti pensare che fu proprio il dramma delle migliaia di morti e feriti di questa battaglia a spingere lo svizzero Henri Dunant – testimone oculare dell’evento – a fondare la Croce Rossa. La mostra presenta opere di artisti che videro personalmente il campo di battaglia. È il caso di Telemaco Signorini, fiorentino e teorico del gruppo macchiaiolo. Vi sono alcuni pittori, come Carlo Ademollo, che partecipano a concorsi nazionali a tema sulla battaglia e altri che percepiscono a distanza l’eco dell’evento, come Carlo Arienti, patriota e accademico milanese, o Gerolamo Induno, altro artista soldato, che interpreta lo scontro secondo i canoni della pittura ‘di genere’. Eleuterio Pagliano, volontario nella campagna militare del 1859, e Giovanni Fattori, che al contrario non combatté mai una guerra, ritornano dopo diversi anni sul tema, evidentemente ancora vivo nel ricordo collettivo. Le opere esposte sono state concesse da importanti istituzioni e musei italiani e stranieri.

Telemaco Signorini, Il cimitero di Solferino, Firenze, collezione privata

SOGLIANI, Daniela
2009-01-01

Abstract

Il 150° anniversario della Battaglia di Solferino e San Martino, che è stato l’evento decisivo per l’unità d’Italia, rappresenta un’occasione per rileggere i segni che le vicende risorgimentali hanno lasciato nella psicologia collettiva, negli anni che seguono i fatti bellici, nella riflessione storiografica e nella cultura figurativa della seconda metà dell’Ottocento. L’esposizione, curata da Daniela Sogliani, racconta, attraverso una ventina di dipinti di Carlo Ademollo, Giovanni Fattori, Gerolamo e Domenico Induno, Eleuterio Pagliano e Telemaco Signorini, la storia di questo sanguinoso combattimento, avvenuto il 24 giugno 1859, che vide la sconfitta dell’esercito austriaco da parte dei franco-piemontesi e segnò la fine della Seconda guerra di indipendenza italiana. L’evento bellico si articolò in battaglie distinte che si protrassero per quindici ore nell’Alto Mantovano tra Solferino, Cavriana, Medole, Guidizzolo e San Martino. Alla fine gli alleati francesi e piemontesi ebbero la meglio e costrinsero gli austriaci a ripiegare verso il Quadrilatero permettendo così la liberazione della Lombardia. La mostra analizza la drammatica vicenda non solo nei suoi aspetti politici e militari, ma anche nell’ottica della psicologia collettiva e della storia sociale. Basti pensare che fu proprio il dramma delle migliaia di morti e feriti di questa battaglia a spingere lo svizzero Henri Dunant – testimone oculare dell’evento – a fondare la Croce Rossa. La mostra presenta opere di artisti che videro personalmente il campo di battaglia. È il caso di Telemaco Signorini, fiorentino e teorico del gruppo macchiaiolo. Vi sono alcuni pittori, come Carlo Ademollo, che partecipano a concorsi nazionali a tema sulla battaglia e altri che percepiscono a distanza l’eco dell’evento, come Carlo Arienti, patriota e accademico milanese, o Gerolamo Induno, altro artista soldato, che interpreta lo scontro secondo i canoni della pittura ‘di genere’. Eleuterio Pagliano, volontario nella campagna militare del 1859, e Giovanni Fattori, che al contrario non combatté mai una guerra, ritornano dopo diversi anni sul tema, evidentemente ancora vivo nel ricordo collettivo. Le opere esposte sono state concesse da importanti istituzioni e musei italiani e stranieri.
2009
9788889854495
Risorgimento; Battaglia di Solferino e San Martino; Signorini Telemaco
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/719962
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