Nella primavera del 1994, a venticinque anni di distanza dal suo precedente allestimento del 1969 per il Piccolo Teatro di Milano, Gianfranco De Bosio torna a lavorare su La Betía di Beolco. A differenza di quanto fatto in precedenza, il regista non si concentra più esclusivamente sul mondo gioioso e intriso di erotica vitalità della festa matrimoniale, ma si propone di approfondire anche la spietata analisi sottesa al testo della commedia, che denuda le contraddizioni del sentimento amoroso. Per far ciò De Bosio decide di porre in scena la dissertazione sull’amore inserita nelle prime scene del primo atto dell’opera ruzantiana, disquisizione da lui omessa in occasione del precedente allestimento. Nella parte di dialogo così “recuperata” alla scena compare in scena un personaggio che nella commedia ruzantiana agisce solo nella parte finale del quinto atto, Meneghelo, a cui viene attribuita parte della partitura dialogica pensata in origine da Beolco per un altro personaggio, Bazarelo. L’interessante proposta della stesura compiuta da De Bosio, di fondere in un’unica figura drammatica la tessitura testuale di due creazioni distinte (il contestatore e l’amante in cerca di sistemazione), dà origine a una sorta di polivalente e disincantato filosofo dell’eros.

De Bosio, "Betia", 1994: Meneghelo filosofo dell’eros

BRUNETTI, SIMONA
2012

Abstract

Nella primavera del 1994, a venticinque anni di distanza dal suo precedente allestimento del 1969 per il Piccolo Teatro di Milano, Gianfranco De Bosio torna a lavorare su La Betía di Beolco. A differenza di quanto fatto in precedenza, il regista non si concentra più esclusivamente sul mondo gioioso e intriso di erotica vitalità della festa matrimoniale, ma si propone di approfondire anche la spietata analisi sottesa al testo della commedia, che denuda le contraddizioni del sentimento amoroso. Per far ciò De Bosio decide di porre in scena la dissertazione sull’amore inserita nelle prime scene del primo atto dell’opera ruzantiana, disquisizione da lui omessa in occasione del precedente allestimento. Nella parte di dialogo così “recuperata” alla scena compare in scena un personaggio che nella commedia ruzantiana agisce solo nella parte finale del quinto atto, Meneghelo, a cui viene attribuita parte della partitura dialogica pensata in origine da Beolco per un altro personaggio, Bazarelo. L’interessante proposta della stesura compiuta da De Bosio, di fondere in un’unica figura drammatica la tessitura testuale di due creazioni distinte (il contestatore e l’amante in cerca di sistemazione), dà origine a una sorta di polivalente e disincantato filosofo dell’eros.
9788861298781
De Bosio; messinscena di Betia; Meneghelo
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